Politica

Cara Albanese, anche Hitler costruiva scuole

La relatrice speciale per l'Onu, il pazzesco elogio di Hamas e una sinistra alla ricerca dell'ennesima figurina

Francesca Albanese e gli aiuti umanitari a Gaza Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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La diversamente avvocato Francesca Albanese sta in campagna, purtroppo elettorale, e dice che le cose che piacciono ai grillini, al partito di Salis: Hamas ha fatto anche anzi solo cose buone. E il Travaglio dalle mille code, quello “a schiena dritta”, le produce i libretti strategici e dice a Conte: prendiamocela noi, che freghiamo voti al PD. Che dritti!

Questa Albanese è un po’ il simbolo della irresponsabilità dilagante: mente suoi suoi titoli al professor Puglisi, che la incalza, arriva a minacciarlo, “te la vedrai coi miei avvocati”, poi come niente si smentisce, “non sono avvocato” e passa in fama di martire, viaggia sull’immancabile campagna firmaiola per quelli che a sinistra si sentono vip, come lo storico Barbero, e la vogliono al Nobel per la Pace. Una che dice: Hamas è legittima, è democratica e fa le scuole. Confermando a suo modo i sospetti di chi dietro alla campagna per “il popolo palestinese” nasconde una irresistibile attrazione per una banda di tagliagole sostenuti dalla filiera Iran-Russia-Cina. Ma basta essere antioccidentali a tout prix, basta esecrare lo straccio di democrazie liberali che restano. Meglio Hamas, che fa le scuole, i tunnel e dei civili dice: più ne muoiono e più noi ci salviamo, gettiamo tutto addosso agli altri e incassiamo col beneplacito dell’ONU.

Guardate, qui non è questione di non vedere le responsabilità di Israele, di evitare le critiche che si possono, si debbono fare a Israele, e che gli stessi israeliani fanno. Qui si tratta dell’odio recitato, ma conveniente, per tutto ciò che è occidentale e formalmente democratico. Un odio che risale dal secolo breve, dalla Terza Internazionale così come dal Mussolini socialfascista. Un odio stantio, fuori dal senso della realtà, immaginifico così come raccattato dai Franco Freda come dai cantori degli khmer rossi, del maoismo fallimentare. Ma che gli fa? La Francesca Albanese viene sanzionata dagli Stati Uniti e se ne fa una bandiera (di Hamas), così da subito mandare i suoi messaggi, i suoi adescamenti: “Non escludo di candidarmi”. Come una Rita De Crescenzo qualsiasi.

Sta tutto qui, non è che ci sia poi altro su cui perdere il sonno, la realtà è molto, molto mediocre, certe scalate al cielo si preparano con metodo e col metodo della irresponsabilità: arrivando a dire che gli Stati Uniti sono “una nazione fondata sul genocidio”, che “le vittime del 7/10 non sono state uccise a causa del loro ebraismo, ma in risposta all’oppressione di Israele”, che “Israele è come il Terzo Reich” rivolgendo “piena solidarietà” a uno del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, sanzionato dal Tesoro degli Stati Uniti, ribadendo che l’America è “sottomessa alla lobby ebraica”. Le mitizzazioni, le semplificazioni che piacciono a certo mondo antagonista o sul grillesco opportunista, becero, totalmente ignaro, ma incline all’odio facile e stupido. Da ultimo questa esperta o attivista in diritti umani finisce ad una conferenza di ONG a Catania e spara la migliore, quella di Hamas che è un movimento di popolo dedito alle opere sociali. Non trascurando la parte migliore per le orecchie grilline, antagoniste, la vera eversione sta in Italia, sta al governo, è quella della Meloni che agisce, esiste contro la Costituzione che proibisce la ricostituzione dei fascisti. Nel tripudio del popolo delle onghettine che sbava, latra, piange.

È tutto chiaro? Così si costruiscono gli avvocati delle peggio cause. Critichiamo pure Israele, Netanyahu, i suoi programmi di sostituzione della fascia, quel non dare più retta a nessuno, possiamo, dobbiamo farlo se siamo ancora liberali in una civiltà, in una democrazia liberale, fondata sul confronto e sul dissenso; ma con le provocazioni fanatiche o strategiche di chi si costruisce la candidatura si va oltre, si vuole eccitare una platea dalla sensibilità più fisiologica che razionale, pronta a tutto, prontissima a sostenere la non soluzione, esorcistica, inutile, dei due Stati visto che la confraternita di Hamas, come di chi l’ha preceduta, non vuole altro che un solo Stato “dal fiume al mare”, obbligatoriamente previo nuovo Olocausto da allargare progressivamente all’Europa, all’Occidente intero; visto che, all’indomani del 7 ottobre, la gente martirizzata di Palestina scendeva nelle strade ebbra di gioia feroce, eccitata a bestia, chiedendo ancora più sangue, più morte, da nessuno costretta: erano manifestazioni di popolo spontanee, del tutto organiche a chi li comanda, facendoli vivere come nemmeno i cani. Poi si può argomentare, come la diversamente avvocato Albanese, che in casa sua ciascuno fa come vuole, ma allora il concetto vale per chiunque, Italia compresa. Come se avesse ancora senso distinguere case fatte di confini in un mondo che li ha abbattuti con la globalizzazione tecnologica, finanziaria.

Ma non addentriamoci in cose complesse, gli invasati che seguono certe coscienze forse lievemente spiritate non gradiscono, perché non afferrano. Il costume del populismo grillino va giù piatto, carbura a provocazioni grossolane. Albanese sarà candidata, eletta presumibilmente col movimento di Conte e Travaglio e Hamas ancora una volta manderà un comunicato ufficiale in suo favore. Verrà tirata dentro ai talk show e probabilmente salirà sul palco avvolta nel bandierone di Hamas con Elodie per uno sculettamento umanitario. Che ci volete fare? Così vanno le cose, così debbono andare. La pasionaria Albanese ha negato di essersi definita avvocato, e pazienza se ci sono i filmati in cui lo fa. E se qualcuno le metterà sotto gli occhi le sue parole potrà rispondere che non è quello che è stato detto, che è stata strumentalizzata, che è colpa dell’intelligenza artificiale. Della finanza sionista. La stessa, incidentalmente, che ha forse messo lo zampino nell’ascesa del fondatore dei 5 Stelle, l’illuminato, Beppe Grillo.

Max Del Papa, 19 agosto 2025

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