Oggi il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato dalla Casa Bianca un piano dettagliato di 20 punti per porre fine al conflitto nella Striscia di Gaza. Il piano è stato presentato durante un incontro con il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Obiettivo principale: creare una Gaza stabile, smilitarizzata e sicura, promuovendo la tregua e la ricostruzione dell’area. Alla conferenza stampa, Trump ha dichiarato: “Siamo molto vicini a un accordo”. Ha poi spiegato che, qualora Hamas non accettasse i termini, “Israele avrà il nostro pieno sostegno per fare ciò che deve”.
Rilascio degli ostaggi e liberazione dei prigionieri
Il piano prevede che entro 72 ore dall’accettazione dell’accordo tutti gli ostaggi israeliani detenuti da Hamas saranno rilasciati. Sono circa 50 le persone ancora prigioniere, di cui almeno 32 si presume siano decedute. In cambio, Israele libererà 250 prigionieri palestinesi ergastolani e altri 1.700 detenuti arrestati dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023. Ogni cittadino palestinese deceduto avrà un proprio rimpatrio simbolico con la restituzione dei resti.
Smilitarizzazione e nuova governance
Gaza diventerà una zona deradicalizzata, libera dal terrorismo e senza minacce per i Paesi vicini. Tutte le infrastrutture militari, compresi tunnel e impianti per la produzione di armi, saranno distrutte. Su queste basi, la governance di Gaza sarà affidata a un comitato palestinese apolitico costituito da esperti locali e internazionali. La supervisione sarà assicurata dal “Board of Peace”, un organismo internazionale presieduto da Trump e che vedrà tra i suoi membri l’ex primo ministro britannico Tony Blair. Hamas, escluso da qualsiasi ruolo governativo, potrà far parte del nuovo scenario solo se accetterà la smilitarizzazione e la convivenza pacifica.
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Aiuti umanitari e ricostruzione
Gli aiuti umanitari inizieranno immediatamente dopo l’avvio del piano, e includeranno la ricostruzione di infrastrutture essenziali come strade, ospedali ed impianti idrici. L’ONU, la Croce Rossa e altre istituzioni internazionali neutrali coordineranno la distribuzione degli aiuti. Sarà creata una zona economica speciale con condizioni tariffarie vantaggiose per stimolare investimenti, creare posti di lavoro e rilanciare l’economia della Striscia.
Dialogo interreligioso e prospettive per uno Stato palestinese
Il piano promuove un dialogo interreligioso per favorire la tolleranza e la coesistenza tra israeliani e palestinesi. I vertici americani hanno sottolineato come uno Stato palestinese potrebbe diventare realtà solo a seguito della completa attuazione del piano e dei successi della riforma dell’Autorità Palestinese. Durante la conferenza stampa, Trump ha dichiarato: “Stiamo costruendo le basi per la pace eterna in Medio Oriente”.
Un impegno verso il futuro
Tra i punti chiave, anche il dispiegamento di una Forza di Stabilizzazione Internazionale che garantirà sicurezza interna e controllo delle frontiere. Questa forza collaborerà con le forze di polizia palestinesi addestrate per monitorare l’attuazione dell’accordo e prevenire ulteriori escalation. Il primo ministro israeliano Netanyahu, che ha accettato i termini del piano, ha affermato che “il documento rappresenta un passo importante verso la stabilità nella regione”.
Hamas e il nodo della smilitarizzazione
Secondo il piano, i membri di Hamas che accetteranno di deporre le armi riceveranno l’amnistia e potranno lasciare Gaza in sicurezza. Il presidente Trump è stato chiaro: qualora l’organizzazione rifiutasse gli accordi, gli Stati Uniti sosterranno Israele nella tutela della propria sicurezza nazionale. Detto in altre parole: “Potrà finire il lavoro”.
La riposta dei terroristi non si è fatta attendere. L’alto funzionario di Hamas Muhammad Mardawi ha dichiarato in un’intervista al canale qatariota Al Jazeera che il piano di pace per Gaza presentato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump in conferenza stampa “pende verso la prospettiva israeliana”. “È vicino a ciò su cui Netanyahu insiste per continuare la guerra”, ha affermato. Tuttavia, “dobbiamo ricevere questo piano in forma scritta e chiara prima di rispondere. Il piano deve essere nelle mani di Hamas e delle organizzazioni palestinesi”.
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