Esteri

Gaza, il genocidio che non c’è. Il super pm ritira le accuse: “Non ci sono prove”

In un'intervista Karim Khan che aveva ordinato l'arresto di Netanyahu, si rimangia tutto e riscrive la storia di Gaza

Hamas gaza © Immagine realizzata con AI
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Non una riga sui grandi giornali internazionali, per non parlare di quelli italiani. Non un interrogativo sollevato per cercare di capire come dopo tre anni di accuse unilaterali di genocidio rivolte a Israele con tanto di mandato di cattura per Netanyahu e Gallant, il procuratore speciale della Corte penale internazionale, quel Tribunale dell’Aia che aveva a due giorni dal massacro del 7 di ottobre, sposato e  benedetto urbi et orbi, le accuse contro Israele, il suo governo e il suo esercito, accuse di “genocidio” contro la popolazione inerme di Gaza, in un’intervista a un giornalista inglese (per altro noto per le sue posizioni di antisemitismo acceso e dichiarato) non esita ad aggiustare il tiro, come fosse la cosa più normale possibile, affermando che per parlare di genocidio “ci vogliono prove concrete”.

Karim Khan in altre parole ritira le accuse di genocidio contro Israele e dice che l’inchiesta sulle migliaia di tesi preconfezionate dall’Alta corte dell’Aia, su denuncia di uno Stato notoriamente democratico, come il Sudafrica, va esaminata con attenzione e che le prove del genocidio non esistono. E se non esistono le prove non esistono neppure i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità. Esiste purtroppo una guerra.

Sapete quale sarà la reazione dei media che hanno suffragato senza prove le tesi della dottoressa Albanese e compagni e di quelle piazze che da mesi triturano chiunque osi avanzare dubbi? Ecco: la lobby ebraica si è comprata anche il procuratore speciale che ora, dopo aver firmato alla cieca ordini di cattura internazionale, ammette di non avere prove e di averlo fatto sulla spinta dell’opinione pubblica dominante.

E no. Cari Pro-Pal: un interessante articolo del Wall street journal, non propriamente del giornale della parrocchia o peggio ancora di uno dei giornali israeliani, pubblica un rapporto dell’FBI secondo il quale il procuratore speciale di questo ennesimo organismo inutile e corrotto delle Nazioni Uniti, era stato “invitato” e spinto dal Qatar a procedere sulla strada del j’accuse. “Ti proteggeremo noi. Vai avanti”.

Ma sulla strada di questa protezione sono passati fiumi di menzogne che la guerra in Iran ha contribuito a portare alla luce. Il Qatar forse oggi non è più in grado di garantire una protezione alle menzogne e le falsità propagate nel mondo come un nuovo vangelo.

Ricordate nelle scorse settimane le crocifissioni pubbliche di chi aveva avanzato dubbi sui 75.000 morti civili causati dal genocidio a Gaza, evidenziando due circostanze sgradevoli ma ovvie: 1) possibile che il target dell’IDF, l’esercito israeliano e del governo omicida di Netanyahu, fossero sono i civili: un’intera armata impegnata a sparare con mira precisa contro donne, bambini e vecchi facendo attenzione a non colpire neppure un terrorista-macellaio di Hamas; 2) come mai in tanti mesi sanguinosi combattimenti in un area di 365 km quadrati, lunga 41 chilometri (la distanza fra Milano e Pavia) e profonda 6 chilometri, sono state ufficialmente trovate solo due fosse comuni, nelle vicinanze di quegli ospedali che erano anche quartieri generali di Hamas? Purtroppo 75.000 cadaveri creano problemi che non è il caso di sottolineare a chi è sopravvissuto, comprese epidemie di cui non si ha prova e un fetore insopportabile in una Gaza che ha ieri (in piena carestia anche da provare nonostante gli aiuti della flottiglia non siano arrivati a destinazione) festeggiato con una maratona riservata ovviamente ai soli uomini.

Ma torniamo al “genocidio”. Su questa accusa si è costruita con il pieno appoggio delle sinistre, una campagna di odio che  ha rinfocolato i peggiori simboli e miti dell’antisemitismo. Inclusa l’uccisione rituale dei bambini in versione aggiornata: oggi sono il bersaglio preferito dei cecchini.

Certo a Gaza c’è una guerra e Hamas ha ripreso ad armarsi e reclutare ragazzini di 12 e 13 anni, con la comunità di Gaza pronta a tornare in piazza a distribuire dolcetti quando saranno massacrati nuovamente coetanei con la Chippah sulla testa.

Ma torniamo al nostro amico Procuratore speciale della Corte di giustizia internazionale. In un mondo civile si sarebbe dimesso o forse sarebbe stato accompagnato alla porta anche con una certa energia. E con lui i relatori speciali e tutta la banda dei prezzolati funzionari delle Nazioni Unite.  Ma non sarà così. Genocidio doveva essere e genocidio sia. Peccato che alla fine grazie a Pro-Pal e Stati compiacenti a perdere tutto saranno proprio i palestinesi in un Medio Oriente che (anche in virtù della guerra dell’Iran che ha motivazioni ben più profonde rispetto alla vulgata di un Presidente pazzo) vedrà compattarsi un blocco di alleanze comprendente Arabia Saudita, Egitto, Giordania, Emirati, un Qatar che dovrà lottare per sopravvivere, Oman, ovviamente Israele  e altri, con il pieno sostegno dell’India e con un Libano che attende con ansia di liberarsi degli Hezbollah.

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