Ghali che frigna puzza di fregatura: vuoi vedere che alla fine…

Il suicidio delle Olimpiadi in tempo di governo Meloni: affidare la cerimonia di apertura all'uomo delle polemiche di Sanremo

9.1k 16
ghali 2

Tanto più dopo averglielo chiesto, ovviamente senza avere risposta, non siamo riusciti a capire la mossa, probabilmente astuta, del governo, nella persona del ministro sportivo Abodi, di invitare alla cerimonia d’apertura delle Olimpiadi invernali Ghali, uno la cui moderazione e maturità analitica sono leggendarie: ce lo ricordiamo a Sanremo, oppure in certi tweet un po’ alla Roger Waters, o magari ad esprimere simpatia per qualche compare di Hannoun. Ma niente paura, il suddetto ministro si è fatto promettere da Ghali che farà il bravo, e se ci crede lui…

Probabilmente l’argomento decisivo è un lauto ingaggio, destinato a sfumare in caso di provocazioni di stampo flotillero. Sta di fatto che il bravo ragazzo ha già cominciato ad agitarsi sui social: sono scomodo, sono censurato, non mi fanno cantare l’inno arabo: quale, quello di Hamas? Ecco, noi, che non siamo ministri, ci fidiamo leggerissimamente di meno e non ci resta che confidare nella potenza della maturità: Ghali non è più (speriamo) l’acerbo ragazzino che in data 2 marzo 2012, qualcosa come 14 anni fa, chicchiricava allegramente: “Ok ci siamo, pieno di froci.. Era meglio se tornavamo a casa.. Ma ci sono delle buone cause per rimanere :))”. Non precisate, ma possiamo immaginare. 5 mesi dopo, il nostro Ghaletto tornava a cantare nel pollaio social: “Queste troie si credono furbe”. Era un altro momento, poi deve avere scoperto un linguaggio più inclusivo e giustamente l’hanno chiamato a officiare le Olimpiadi. E lui, per tutto ringraziamento: “So che è tutto un gran teatro”. Che, al netto della cripticità rappettara, significa grossomodo: che volete, mi danno una paccata di soldi, sto al gioco ma sappiate che sono sempre il solito.

E va beh. Siccome ancora non ci tornava la faccenda, con tutti gli artisti apparentemente più adeguati che si potevano escogitare, che so, il Volo, Emanuele Filiberto & Pupo (no, quello è putinista), Al Bano (idem), siamo andati a verificare chi fosse il suo manager: hai visto mai, uno di quelli potentissimi che decidono tutto, che fanno da cerniera tra business, spettacolo e politica, in particolare una certa parte, che poi è quella che pesa davvero: bah, beh, abbiamo trovato che l’attuale promoter del Nostro (si fa per dire) è Carla Amogida, non proprio l’ultima arrivata, già figura apicale della piattaforma Spotify, tramite la società di management Exit Music. Come la pensi, e cioè grondante woke, si capisce subito, da una intervista piuttosto recente al Corriere della Sera: “C’è una rivoluzione in atto per l’equità nella musica, ma mancano ancora produttrici e autrici donne”. Originalissima. Perentoria. Un po’ a pera: perché, la superpotente Caterina Caselli, che ne ha lanciati una marea tra cui Tiziano Ferro, Elisa e da ultimo Lucio Corsi, vincendo un sacco di Festival? E la emergente Marta Donà, che si è pappata gli ultimi 3 Sanremi in sequenza, 2023 con Mengoni, 2024 con Angelina Mango e 2025 con Olly, che sono? Donne percepite, come la corridora Valentina Petrillo? E niente, la musica è patriarcale, maschilista, parola di Amogida e anche di Cecchettin, anche nel music biz c’è bisogno di più donne. Sicuramente non le “troie che si credono furbe” del suo pupillo. O magari proprio quelle, vai a sapere, nella vita si cresce, si evolve, in tutti i sensi, si fa carriera.

Insomma, come andrà a finire lo scopriremo solo vivendo. Askatasuna e colleghi permettendo (che l’ICE ci protegga). Come faceva quella canzone impegnata di Claudio Villa? (libera interpretazione) “Ma quando il Ghali canta e fa chicchirichì/E’ un chiaro segno che è passato un Abodì/Si sveglia il sole e la luna se ne va/E solo a sera Lella [grande fan di Ghali] poi riapparirà”.

L’enigma avvolto in un mistero, comunque, resta. A maggior ragione considerando che alla cerimonia d’apertura sarà istituzionalmente presente Mattarella, al quale fatichiamo non poco ad attribuire una passionaccia per il rap maranza: un uomo di cultura e di esperienza come lui si trova più naturalmente a suo agio nel palco reale della Scala, a qualche prima lirica nazionale (92 minuti di applausi!), nonché coi classici della letteratura: “Troncare, sopire…” (dipende dall’inclinazione della libertà da tutelare). Oddio, è pur vero che ormai se ne vedono di ogni, tutto quello che puoi pensare è vero e non ci sentiamo di escludere più niente: per dire, difficilmente avremmo immaginato di vedere il suddetto Capo dello Stato spararsi i selfie con gli allora Ferragnez, e invece successe, per giunta al Gran Premio di Formula 1: mancava un pelo che, dopo l’Ambrogino d’Oro made in Sala, Mattarella li facesse cavalieri di Gran Crocez.

E tutto avremmo creduto nella vita, mai di vedere, che so, lo scudo penale per i martellatori di Askatasuna anziché i poliziotti e i cittadini; Fabrizio Corona nei panni di Garibaldi (compreso il fatidico grido: “Obbedisco!” quando gli chiudono i social); o perfino la lite da ballatoio fra Salvini e Vannacci, “traditore”, “no traditore tu”, “chi lo dice sa di essere”, “e la smetta di mandar su quella puzza di fritto”. No, questo a dir la verità ce lo aspettavamo e, nel nostro piccolo, lo avevamo pure scritto più volte. Maledetti noi, che a vederla lunga troppo presto facciamo regolarmente la figura dei rompiscatole e poi pare che la colpa di tutto è nostra. E allora, Cassandra per Cassandra, lasciateci fantasticare: vuoi vedere che, sul più bello, il Ghali si lancia in una intemerata per Askatasunannhoun?

Max Del Papa, 6 febbraio 2026

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version