Gioco Legale, quei lavoratori dimenticati dal governo

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L’emergenza Coronavirus non è solo sanitaria, ma anche economica. Tanti gli imprenditori, i piccoli commercianti e le partite Iva che mi scrivono per informazioni. Altrettanti quelli che si sentono abbandonati dallo Stato. Per questo, ho deciso di dar voce a questa parte del Paese spesso lasciata sola.

Caro Direttore,

io non amo manifestare, sebbene rispetti fortemente chi decide di scendere in piazza pacificamente per difendere i propri o gli altrui diritti. Ma domani sarò in piazza, a Piazza del Popolo, dove nel pomeriggio il settore del Gioco Legale cercherà di far sentire la propria voce. Sarò in piazza perché centomila lavoratori ancora non sanno quando potranno riaprire le proprie attività e vuole sapere una cosa? Io, come molti di quei lavoratori, ho passato degli anni a combattere il gioco illegale che proliferava nelle zone più fertili del Paese. Io, come molti di quei lavoratori, ho passato degli anni a costruire un rapporto di fiducia e di rispetto con i miei clienti senza mai lasciare terreno agli abusi.

Chi può essere così superficiale da pensare che un esercente del settore possa incitare un proprio cliente a giocare fino a cadere nella trappola della ludopatia? Un cliente problematico non è certamente un bel traguardo, né qualcosa di utile per l’attività stessa, così come non lo è per il gestore di un pub. Eppure noi, con le nostre attività create magari con finanziamenti, mutui, sacrifici di ogni genere, siamo considerati “lavoratori meno”: meno strategici, meno lodevoli, meno visibili. Non importa che, dietro di noi, dietro le nostre insegne criticate, ci siano famiglie con le stesse esigenze di tutte le altre famiglie italiane: case da mantenere, figli da crescere, problemi da risolvere.

Come molti Parlamentari dicono in questi giorni, viene prima Altro. Come se lo Stato potesse davvero decidere una classifica delle famiglie che meritano la normalità. Certo potrà non essere motivo di orgoglio restituire una vita a centomila persona ma, la sa una cosa, è un orgoglio per me, ogni giorno, il momento esatto in cui alzo la serranda del mio betting shop. Da oltre vent’anni. È un orgoglio vedere gli amici che entrano per parlare di calcio davanti ad un caffè, è un orgoglio fare compagnia al pensionato vedovo che viene a leggere il giornale e magari non piazza nemmeno due euro di scommessa ma dispensa consigli ed aneddoti a tutti, è un orgoglio sapere che il mio cliente più brillante ora è diventano un quotista.

È un orgoglio sapere che dopo anni siamo ancora qua ad alimentare la passione per lo sport con una storia che, sono sicuro, non finirà mai. Se per loro questa storia non vale nulla, io scendo in piazza. Domani alle 14.30. E spero che tutti i media vorranno darci quei cinque minuti di spazio che possano portare un dialogo vero intorno a questo settore e non la cloaca di pregiudizi e slogan che da troppo tempo popola le pagine dei quotidiani.

Ringraziando dell’attenzione, La saluto.

Un lavoratore del comparto del gioco legale

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7 Commenti

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  1. Sono d’accordo con la lettera pubblicata anche perchè mi piace fare qualche scommessa sopratutto sul calcio.. Hanno riaperto tutto e non si capisce il motivo per cui con la ripresa dei campionati di calcio in quasi tutta Europa (questa settimana riprenderà anche in Italia con la Coppa) le agenzie di scommesse da oltre tre mesi sono ancora chiuse mentre all’estero hanno già ricominciato a giocare.
    E’ chiaro che se continua cosi, tra spese varie (affitti e bollette dipendenti ecc)parecchi saranno costretti a chiudere.
    Secondo me non è un fatto di covid : ricordo che anche prima della chiusura di marzo alcuni locali già si erano attrezzati per la sicurezza con mascherine e distanze di almeno un metro e con accessi contingentati e percorsi obbligatori.
    Secondo me è un fatto politico, forse la volontà di distruggere il gioco: ricordo che i 5 stelle hanno abolito la pubblicità alle scommesse nonchè fatto chiudere le sale vicino ai posti sensibili ( scuole, chiese, ospedali ecc). Ma così non si fa che favorire quello illegale e mettere tutto in mano alla criminalità organizzata come sta succedendo anche in queste ore con diversi arresti in alcune regioni italiane.

  2. C’è una leggerissima differenza tra chi gestisce una sala scommesse e lo spacciatore, la prostituta e il cravattaro. Vediamo se sei così intelligente da arrivarci da solo o hai bisogno dell’aiuto da casa

  3. AMSTERDAM (Reuters) – Il debito italiano è insostenibile a lungo termine e finirà per richiedere una ristrutturazione, secondo quanto detto a Reuters da Azad Zangana, economista di Schroders.

    L’Italia, colpita duramente dalla pandemia di coronavirus, deve emettere più debito in aggiunta allo stock già pesante pari al 134% del Pil. Tale rapporto dovrebbe salire fino al 159% quest’anno.

    Il debito italiano “ora sembra insostenibile a medio termine e lungo termine. Dovrà avvenire una sorta di ristrutturazione del debito”, osserva Zangana.

    “L’unico vero modo per aggirare il problema è che vengano salvati dal resto d’Europa o che ristrutturino il debito, oppure entrambi. Ma poiché l’Italia è il terzo stato membro più grande, è molto difficile salvarli nel lungo termine,” ha aggiunto.

    Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia.

    Tradotto da Redazione Danzica, in Redazione a Milano Gianluca Semeraro, camilla.caraccio@thomsonreuters.com, +48587721396

  4. Chi può essere così superficiale da pensare che un esercente del settore possa incitare un proprio cliente a giocare fino a cadere nella trappola della ludopatia? Chi può essere così superficiale da pensare che uno spacciatore di droga possa incitare un proprio cliente a drogarsi fino a cadere nella trappola della dipendenza? Chi può essere così superficiale da pensare che un cravattaro possa incitare un disperato a prendere dei soldi fino a cadere nella trappola dellusura? Chi può essere così superficiale da pensare che una prostituta possa incitare un proprio cliente a dargli dei soldi per fare sesso e finanziare indirettamente la malavita? Scenderanno in piazza. Domani alle 14.30. Tutti i media vorranno dare quei cinque minuti di spazio a queste categorie produttive che possano portare un dialogo vero intorno a questi settori e non la cloaca di pregiudizi e slogan che da troppo tempo popola le pagine dei quotidiani.

    • Prima di esercitarsi in una stolta ironia, dovrebbe sapere che i favolosi guadagni di un “betting shop” sono circa l’8% del fatturato e con questo magrissimo guadagno il gestore deve, oltre a pagare le tasse, pagare affitto, spese, attrezzature ed anche (pensi un po’ lei) i dipendenti. Almeno questi, visto che lei è un comunista antidiluviano, dovrebbero starle a cuore.
      Sappia poi che le scommesse sono statalizzate ed esercitate attraverso concessionari (Lottomatica, Snai, Sisal etc.) che hanno pagato salatissime concessioni e sono tutte in rosso.
      Tra le altre cose Re Mida Prodi ha statalizzato anche l’ippica e l’ha resa un malato terminale senza speranza, come tutto quanto toccato dal suo amico dossettiano.

    • C’è una leggerissima differenza tra chi gestisce una sala scommesse e lo spacciatore, la prostituta e il cravattaro. Vediamo se sei così intelligente da arrivarci da solo o hai bisogno dell’aiuto da casa

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