in

La corsa al voto

Giorgia Meloni non faccia questo errore

Scontro tra la leader di Fratelli d’Italia e Letta. Il dem: “Si vuol incipriare”. E Meloni reagisce

giorgia Meloni

Dimensioni testo

: - :

La campagna elettorale sarà lunga. E difficile. Giorgia Meloni deve difendersi dagli avversari, dalla stampa progressista e in parte anche dai mugugni degli alleati che la vedono correre a grandi passi verso Palazzo Chigi. Quando ci si mette sulla difensiva, capita di mostrare gli artigli. C’è un errore però che la leader di FdI non deve commettere: scadere nella retorica della “misoginia”, tanto cara ai suoi avversari.

Ci spieghiamo. Oggi Enrico Letta è tornato, come normale che sia, all’attacco di quella che è la sua competitor non solo in termini di sondaggi (Pd e Fdi sono appaiati attorno al 23%), ma anche come leader delle rispettive coalizioni. Durante la conferenza stampa in cui ha presentato la sua “punta di diamante” Carlo Cottarelli (annamo bene), il segretario dem ha detto che la Meloni “sta cercando di riposizionarsi, di cambiare immagine e di incipriarsi ma mi sembra un po’ complicato” vista l’amicizia con Orban in Ungheria e Vox in Spagna. Bene, direte: dichiarazione tria, ritrita e neppure troppo brillante. Ma niente di che.

Invece la Meloni ha risposto qualche ora dopo con un post di fuoco su Facebook, accusando Letta per la “misoginia che questa frase tradisce” secondo la quale “una donna dovrebbe essere attenta solo a trucchi e borsette”. E poi via andare col ribadire che “la nostra posizione in politica estera è coerente e chiara” mentre voi “fate patti con la sinistra radicale nostalgica dell’Urss”. Al netto delle questioni di alleanze e politiche spicciole, non si capisce bene perché Meloni abbia dovuto infilarci pure l’inciso sulla misoginia.

Le frasi di Letta erano pretestuose, ideologiche, politicamente fuori luogo. Ma non misogine. Incipriarsi il naso è (anche) un modo di dire e non trasforma chi lo usa in un putrido maschilista. È vero: Meloni si ritrova costantemente vittima di attacchi poco carini (vedasi gli orribili graffiti con cui deturpano i suoi manifesti); di sicuro è l’unica signora impegnata in politica a non essere elogiata dai media per il solo fatto di essere femmina; e se vincerà le elezioni difficilmente leggeremo articoli gioiosi sul fatto che finalmente la stanza dei bottoni si colora di rosa. Però, no: non c’è alcun bisogno di cavalcare la presunta “misoginia“. Almeno non in questo caso.

Chi vota Meloni, e l’apprezza, non si aspetta vittimismo su certe piccolezze. Una cosa è il professore universitario che ti definisce “scrofa” o “rana dalla bocca larga”. Un’altra l’espressione sulla “cipria”. Meloni non non faccia l’errore di usare la retorica tanto cara alle femministe da tastiera. O rischia di apparire una Michela Murgia qualsiasi.