Politica

Gira una voce su Zelensky: “Mai così vicini al collasso”

Lo scandalo corruzione si abbatte sul governo di Kiev. Gli osservatori ucraini sono scettici, i militari demoralizzati. E c'è chi pensa al sostituto

zelensky Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Si mette male, per Volodymyr Zelensky. L’eroe della resistenza ucraina, il presidente che non ha accettato di lasciare Kiev durante l’invasione russa, l’uomo che è riuscito con modi discutibili ma comunque efficaci di tenere dalla sua parte Ue e Usa per tanti anni rischia di finire male la sua parabola. E non per colpa della lite alla Casa Bianca con Donald Trump. Non per colpa dei tentennamenti europei. Non per colpa dei non brillantissimi successi al fronte negli ultimi mesi. Ma per colpa della vecchia “corruzione”, cancro endemico di ogni guerra ma che adesso è esplosa troppo vicina alle mani dello stesso Zelensky.

Il caso delle mazzette sulle forniture energetiche rischia seriamente di mettere fine alla sua carriera politica. Lo scandalo sta infatti investendo i responsabili delle agenzie statali per l’energia, ma anche ministri e alti funzionari. oltre ovviamente a Timur Mindich, l’uomo del water d’oro, l’ex socio di Volodymyr quando si occupava di cinema e comicità e che lo rese di fatto famoso. “Zelensky non ha avuto la forza di disfarsi di personaggi come Mindich, che ora lo stanno portando a fondo”, sostiene il politologo Taras Semenyuk sentito dal Corriere della Sera. “Il suo problema principale era e rimane che non ha esperienza politica. Quando venne eletto non ancora 40enne nel 2019 non aveva un partito dietro si sé. Sino a pochi mesi prima aveva fatto l’attore e così mise i suoi amici e collaboratori più fedeli sulle poltrone più importanti. Per lui valeva più la fedeltà e il legame personale che la professionalità”, dicono sempre al Corsera giornalisti e commentatori a Kiev.

I sondaggi poi non sono dalla sua parte. Se si votasse oggi (elezioni bloccate perché il paese è in guerra), probabilmente non verrebbe rieletto. Addirittura c’è chi vocifera che il Regno Unito, forse il principale sostenitore di Kiev in questa guerra, vorrebbe sostituirlo con qualcun altro di più popolare. Magari quel Valery Zaluzhny già licenziato da Zelensky e spedito proprio a Londra mentre occupava il ruolo di capo di stato maggiore. Oppure Kyrylo Budanov e Andry Biletsky, vicini agli ambienti del Battaglione Azov. “Non siamo mai stati così vicini al rischio del collasso nazionale – aggiunge sempre al Corriere della Sera lo storico Yaroslav Hrytsak – Il Paese potrebbe implodere per tre motivi principali: i russi che avanzano sui fronti di guerra facilitati dalla presidenza Trump, che ha ridotto gli aiuti militari e il sostegno politico; la crisi economica aggravata dai bombardamenti sulla rete energetica; la crisi morale e politica per lo scandalo delle mazzette. Il problema resta che non possiamo tenere le elezioni sotto le bombe russe, dovremo attendere la fine della guerra, ma Zelensky non ci aiuta per nulla a vincerla”.

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