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Focus Casa e Ambiente - Prima parte

Giù le bollette e meno CO2 con le Comunità energetiche rinnovabili

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Le cronache continuano a concentrarsi sul Superbonus, così come è stato modificato dall’ultima Manovra finanziaria da governo e parlamento, ma costruire o ristrutturare la propria casa per renderla più eco-sostenibile non è l’unico modo per combattere il caro bollette, ottenere sgravi fiscali e aiutare l’ambiente dando un taglio alle emissioni. In tutta Europa si vanno infatti sempre più diffondendo le “Comunità energetiche rinnovabili”, normalmente indicate con l’acronimo “Cer”: in pratica gruppi o cooperative di privati, siano questi cittadini o piccole e medie imprese, che si alleano per produrre energia elettrica destinata all’autoconsumo e per rivendere in rete quanto non utilizzano. Le Cer nascono spesso dall’impulso di società specializzate o di Enti locali, vediamo allora più da vicino di che cosa si tratta in questa guida realizzata con l’aiuto di Distretti Ecologici, la società per azioni guidata da Dino Passeri formata da una rete di imprese che realizza e promuove progetti di sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico su tutto il territorio italiano. Partendo da questa consapevolezza: scegliere di abitare in case “energeticamente sostenibili e connesse tra loro attraverso le Comunità energetiche rinnovabili è fondamentale per vincere la lotta climatica”, spiega Lorenzo Bonfili, co-fondatore di Distretti Ecologici. L’edilizia, infatti, è responsabile del 39% delle emissioni di CO2 a livello mondiale. A cui si aggiunge il fatto che aumentare in modo esponenziale le Cer su tutto il territorio renderebbe il Paese meno esposto a crisi di sistema come quella innescata dalla guerra in Ucraina. Con evidenti benefici per le famiglie e le imprese del made in Italy che oggi invece rischiano di vedere arenarsi la ripresa proprio sui costi fuori controlli di luce e gas.

 

I paletti da rispettare e i vantaggi in bolletta

Previste dalla direttive europea Red e introdotte in Italia dal Decreto Milleproroghe 162/2019, le Comunità energetiche rinnovabili permettono ai loro “soci” di ottenere un beneficio tariffario di durata ventennale, rinnovabile e gestito dal Gestore Servizi Energetici (Gse). L’incentivo si applica a tutta l’energia “condivisa”, cioè consumata tra i membri della comunità stessa. Nel caso la produzione superi le effettive necessità di famiglie e imprese “socie”, l’eccedenza potrà essere rivenduta in rete oppure immagazzinata in appositi accumulatori per poi essere utilizzata quando occorre; per esempio di notte, visto che spesso le Cer scelgono il Sole come fonte di energia green e installano pannelli fotovoltaici. A questi benefici si aggiungono i fondi stanziati dal Pnrr per realizzare gli stessi impianti: 2,2 miliardi di euro destinati ai Comuni con meno di 5mila abitanti. È facile quindi intuire che il consumatore finale possa avere un consistente risparmio in bolletta, considerando sia il “reddito energetico” ottenuto con il surplus immesso sul mercato sia le detrazioni fiscali vigenti. L’utente resta inoltre libero di scegliere il proprio fornitore, a cui pagherà la bolletta, sapendo però che sarà almeno in parte ristorato dall’assegno che riceverà della sua Comunità. Va detto che le Cer, oltre a non avere fine di lucro, devono rispettare alcune regole precise, a partire dal fatto di realizzare il proprio impianto rinnovabile nei pressi dei soci-consumatori su un’area idonea allo scopo. Da qui l’opportunità di selezionare con attenzione il partner industriale con cui realizzare i lavori.

 

Una nuova cultura dell’energia

Attualmente si stima che le Comunità energetiche rinnovabili in Italia siano qualche decina, forse un centinaio, ma gli esperti prevedono una crescita esponenziale di questa soluzione: in particolare uno studio del Politecnico di Milano fotografa a quota 40mila le comunità energetiche italiane nel 2025 abbracciando famiglie, uffici e pmi. Fino ad arrivare a una “rete” di piccoli produttori che si diramerà anche nelle zone più periferiche del nostro Paese e  lo stesso dovrebbe accadere su scala europea. Tutto questo porterà non solo ai benefici in bolletta sopra accennati, ma anche “vantaggi all’ambiente, grazie a un taglio delle emissioni” che potrà aiutare a centrare l’obiettivo Netzero posto dalla Bruxelles, spiega Bonfili. A cui si aggiungono ricadute positive dal punto di vista sociale: la Cer, ricorda l’esperto di Distretti Ecologici, non avendo fini di lucro può decidere di destinare lavanzo di gestione per esempio per ridurre in maniera più decisa la bolletta delle famiglie o degli anziani in difficoltà oppure ancora investire tale somma per rendere gli immobili pubblici più virtuosi dal punto di vista del consumo della corrente o del riscaldamento. Oggi – conclude Bonfili – l’unico modo possibile di costruire e riqualificare il patrimonio immobiliare italiano è usare come architrave la sostenibilità così da “ottenere, tramite interventi certificati, edifici di qualità superiore a quelli tradizionali”.