Cronaca

Giù le mani dai carabinieri. Usano il taser e vengono subito indagati

A Olbia e Genova due morti colpiti con la pistola a impulsi elettrici. I pm aprono i fascicoli

poliziotto che regge in mano un taser Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il fine settimana appena passato è stato segnato da due decessi collegati all’uso del taser da parte dei Carabinieri. Un uomo di 47 anni di origini albanesi è morto nella serata di domenica 17 agosto 2025 a Sant’Olcese, sulle alture di Genova, dopo essere stato colpito più volte con la pistola elettrica. La notte tra sabato 16 e domenica 17 agosto, a Olbia è deceduto Gianpaolo Demartis, 57 anni, originario di Bultei, pochi minuti dopo un altro intervento dei militari con lo stesso strumento. Le due morti, avvenute a meno di ventiquattro ore di distanza l’una dall’altra, hanno portato all’apertura di fascicoli da parte delle procure di Tempio Pausania e Genova.

Il caso di Genova: la dinamica

A Sant’Olcese, i Carabinieri sono intervenuti nel tardo pomeriggio del 17 agosto in un appartamento della località Manesseno, su richiesta dei residenti che avevano segnalato urla e forti rumori provenire dalla casa di un uomo in evidente stato di agitazione. Secondo le prime ricostruzioni, il 47enne si sarebbe trovato in condizioni di alterazione, probabilmente dovute all’alcol. Sul posto sono intervenute due pattuglie. Un primo colpo di taser avrebbe colpito sia l’uomo che un carabiniere in modo accidentale. Il secondo tentativo non avrebbe sortito effetto. Solo quando la pistola elettrica è passata nelle mani di un altro militare, la scarica ha colpito il 47enne che si è immediatamente accasciato al suolo. I soccorritori sono arrivati poco dopo, ma a quel punto per lui non c’era più nulla da fare.

La Procura di Genova ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo. Il fascicolo è seguito dalla pubblico ministero Paola Calleri. Gli accertamenti sono stati affidati al nucleo dei Carabinieri di palazzo di giustizia. I primi riscontri parlano di un possibile arresto cardiaco dovuto all’impatto elettrico, ma solo gli esami medico-legali potranno chiarire le cause effettive della morte. L’autopsia, già disposta, sarà decisiva per ricostruire con esattezza l’evento. Per ora si attendono gli esiti degli approfondimenti disposti dalla magistratura.

Il caso di Olbia: la ricostruzione dei fatti

Poche ore prima, nella notte tra sabato e domenica 17 agosto, a Olbia i Carabinieri sono intervenuti nella zona di Santa Mariedda dopo diverse segnalazioni di comportamenti violenti in strada. Gianpaolo Demartis è stato bloccato dai militari, che riferiscono di aver usato il taser perché l’uomo li aveva aggrediti e colpito uno di loro al volto con un pugno, costringendolo al pronto soccorso. Dopo essere stato immobilizzato, Demartis ha accusato un malore durante il trasporto in ambulanza e poco dopo è morto, sempre per sospetto arresto cardiaco. I due carabinieri intervenuti, il capo pattuglia e il militare che ha usato la pistola elettrica, sono ora indagati dalla Procura di Tempio Pausania che sta procedendo con gli esami autoptici. Stando a quanto scrive Repubblica, “Giampaolo Demartis aveva lasciato da qualche mese i domiciliari per un precedente di droga, abitava a casa del fratello a Olbia e lavorava come giardiniere in una villa”.

Dibattito sull’uso del taser

Sulle due morti si è acceso il dibattito sull’utilizzo del taser da parte delle forze dell’ordine italiane. Il segretario generale del Sindacato Autonomo di Polizia Stefano Paoloni ha dichiarato: “Spiace per il tragico evento, ma il taser resta lo strumento più sicuro a disposizione delle forze dell’ordine. Ogni 10 interventi, per almeno 7 volte, vi è resistenza e nessun contatto fisico. Con gli sfollagente o addirittura l’arma di servizio, i nostri interventi sono più rischiosi. Nessuno strumentalizzi il taser che sta dando ottimi risultati”, ha detto Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap. “Il taser non è un capriccio o una dotazione abusiva, è uno strumento indispensabile per evitare il contatto fisico e l’uso della forza, permettendo di neutralizzare soggetti pericolosi e violenti senza ricorrere a misure letali. Le critiche che dipingono il taser come uno strumento di repressione sono infondate, strumentali e offensive verso chi indossa l’uniforme e rischia ogni giorno la propria incolumità per proteggere la collettività, perché la sicurezza dei cittadini è il primo presidio di legalità di una democrazia”.

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