Cronaca

GLI HA CAVATO UN OCCHIO

La violenza cieca di Belfast scatena le proteste "anti migranti". Il richiedente asilo Hadi Alodid va agli arresti

Belfast
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Si chiama Hadi Alodid l’uomo comparso davanti al tribunale di Belfast con l’accusa di aver compiuto il violento attacco con coltello avvenuto lunedì sera nella zona di Kinnaird Avenue, nel nord della città. Il trentenne, cittadino sudanese, è stato formalmente incriminato per tentato omicidio e per altri reati collegati all’episodio che ha sconvolto l’Irlanda del Nord e provocato forti tensioni nelle ore successive.

Secondo quanto emerso durante l’udienza davanti alla Belfast Magistrates’ Court, Alodid è accusato non solo di tentato omicidio, ma anche di possesso illegale di un’arma da taglio in luogo pubblico e di aver rivolto minacce di morte a un operatore sanitario del servizio sanitario nazionale britannico nello stesso giorno dell’aggressione. L’imputato è comparso in videocollegamento, assistito da un interprete arabo, e non ha risposto alle contestazioni formulate dall’accusa. Inoltre ha rifiutato l’assistenza legale. Il giudice distrettuale Stephen Keown ha disposto la custodia cautelare, respingendo la richiesta di libertà provvisoria. Tra le motivazioni indicate figurano il rischio di fuga, la possibilità che possa commettere ulteriori reati e le preoccupazioni legate all’ordine pubblico dopo le tensioni scoppiate in città.

Durante l’udienza sono emersi dettagli particolarmente gravi sulle condizioni della vittima, Stephen Ogilvy. L’uomo ha riportato profonde ferite al volto, al collo e alla schiena durante l’aggressione. I magistrati hanno inoltre appreso che, a causa delle lesioni subite, ha perso completamente l’occhio sinistro. Le autorità avevano già riferito di ferite molto serie agli occhi, ma in tribunale è stato confermato che una delle conseguenze dell’attacco è stata proprio la perdita dell’occhio. La vittima è un tecnico radiologo del servizio sanitario pubblico originario della Scozia e residente nello stesso complesso di edilizia popolare di Alodid.

Le indagini hanno inoltre ricostruito parte del percorso dell’imputato prima dell’arrivo nel Regno Unito. Secondo quanto riferito in aula, Alodid sarebbe arrivato dal Sudan passando per Parigi e successivamente per Dublino, ottenendo poi nel 2023 il riconoscimento dello status di rifugiato e un permesso di soggiorno valido per cinque anni.

L’attacco ha avuto un forte impatto sull’opinione pubblica anche per la diffusione online dei filmati dell’aggressione. Alcuni passanti sono intervenuti per fermare l’assalitore e, secondo la polizia, il loro intervento potrebbe aver evitato conseguenze ancora più tragiche per la vittima. Nelle ore successive al ferimento si sono verificati disordini e proteste in diverse aree di Belfast. Gruppi di manifestanti hanno dato vita a scontri con la polizia, sono stati incendiati veicoli e alcune abitazioni occupate da immigrati sono state prese di mira. Le autorità locali, il governo britannico e i principali esponenti politici nordirlandesi hanno condannato le violenze e invitato la popolazione alla calma. “Non esiste alcuna giustificazione per la violenza e i disordini che abbiamo visto minacciare le nostre comunità, né per chi li ha incoraggiati, online o altrove”, ha detto Starmer, “è evidente che le persone sono state prese di mira a causa della loro origine”. Stasera a Belfast arriveranno altri 200 poliziotti.

La politica intanto discute. Il caso ha riaperto lo scontro politico sull’immigrazione, nodo dolente per il governo di Keir Starmer. I labour hanno da mesi nel mirino il premier e potrebbero utilizzare questo tema per indebolirlo ulteriormente. Si riapre il dibattito anche sulla “rotta irlandese”: tra Dublino e Belfast esiste infatti un protocollo di zero controlli alla frontiera che spesso viene sfruttato dai migranti per atterrare a Dublino, raggiungere l’Irlanda del Nord via terra e quindi chiedere asilo nel Regno Unito. Proprio come avrebbe fatto Alodid. 

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