Caffè avvelenato

Gli orfani della guerra

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar forse siamo troppo ingenui. Ci aspettavamo che la pace in Medio Oriente avrebbe soddisfatto tutti. Al di là delle incognite sul futuro della regione, della discussione sui diritti dei palestinesi, già il semplice fatto che non si sgancino più bombe avrebbe dovuto rallegrare innanzitutto quelli che gridavano al genocidio compiuto da Israele. E invece la giostra dei pro Pal è andata avanti.

A Milano, sindacati di base e altri collettivi chiedevano al Consiglio di comunale di annullare il gemellaggio con Tel Aviv. Dato che il Consiglio comunale non li ha accontentati, hanno pensato bene di rivolgere la jihad contro i poliziotti – quello che certa gente sa fare meglio. A Bologna, sempre i collettivi hanno occupato Scienze politiche inneggiando alla Flotilla. A Genova, i ragazzini hanno occupato un liceo in nome della “resistenza palestinese”.

Insomma, la pace è scoppiata e questi sono ancora in guerra. Non approvano il piano di pace di Donald Trump, perché mancano garanzie e diritti per i palestinesi, perché restano gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, in ultima istanza perché è il piano di Trump e nulla di quello che viene da Trump può essere buono. Cos’era meglio? Continuare a combattere fino all’ultimo palestinese? Ricorda qualcosa: quelli che fanno la guerra a Putin per interposti ucraini. A proposito: i pro Pal da adesso stanno con Mosca. Lavrov l’ha detto ieri: auguri, ma l’accordo non risolverà nulla. Magari ha ragione. Ma qui al bar siamo ingenui. E ci piace ancora sperare.

Il Barista, 14 ottobre 2025

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