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Gli Stati generali dell’approssimazione

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Palazzo Chigi, interno, un pomeriggio di inizio giugno, il responsabile della comunicazione si avvicina alla stanza del PdC canticchiando un tema dei Righeira “Il Covid sta finendo l’estate arriverà…”, apre la porta dell’ufficio del Presidente ed entra.

RC: “Ecco l’idea che mi hai chiesto: convochiamo gli Stati generali.”

GC: “Ancora, devi bussare, prima di entrare si bussa lo vuoi capire! E che vuoi fare? Convocare gli Stati Generali, si vabbè! Dai Rocco non esagerare mica è una riunione di condominio, non mi sembra il caso. Ma poi cosa sono, chi ne fa parte, non mi sembra una grande idea… secondo me si presentano quegli sfigati del Cnel (risate).”

RC: “Questa è buona… comunque ascoltami Presidente, vai su Wikipedia e in 15 righe sai tutto, il nome spacca e i giornali se la bevono che è una bellezza.”

GC: “Boh Rocco se lo dici tu va bene, vai avanti e se abboccano ci sto…”

Questo dialogo non si è mai svolto, spero, ma gli Stati generali li vogliono convocare sul serio. Non si sa cosa siano né a cosa servano, chi ne faccia parte e perché, ma li vogliono convocare. Non sanno cosa fanno, perché, con chi, ma vanno avanti un poco per inerzia molto per incoscienza. Questa è la Presidenza del Consiglio ai tempi dell’onestà, annunci e vediamo chi se la beve. Ma gli Stati Generali sono una cosa seria da maneggiare con molta cura e in quelli del 1789, che poi sono gli unici che ci interessano, erano presenti personaggi che hanno lasciato la loro impronta saldamente impressa nella storia. Ed è una storia che merita un breve ripasso. Uscendo dalla dimensione Wikipedia, utilizziamo le memorie di Charles-Maurice de Talleyrand-Périgord ed il lavoro sulla rivoluzione di Michelet per chiarire un poco le cose.

Nel 1789 Luigi XVI, che aveva richiamato al potere il Ministro delle finanze Necker nella speranza di trovare una soluzione alla gravissima crisi delle finanze pubbliche, convocò gli Stati Generali, cioè le deputazioni della nobiltà, del clero e del terzo stato che da oltre 170 anni non si erano più riuniti. Talleyrand sedette col clero ma la sua formazione culturale e le sue tendenze fecero di lui un progressista, senza impedirgli, al momento in cui il terzo stato si proclamò Assemblea Nazionale dando inizio alla Rivoluzione, di chiedere al fratello del Re lo scioglimento degli Stati Generali. Non venne ascoltato, la Rivoluzione ebbe inizio e Talleyrand nel 1790 sarebbe diventato Presidente dell’Assemblea Costituente che nemmeno avrebbe voluto nascesse. Il suo spirito fu sempre questo: se una cosa non riesci a fermarla, allora è meglio poterla condurre. Primo insegnamento: gli Stati generali li puoi convocare ma non sai mai come si comporteranno i protagonisti.

La convocazione degli Stati Generali diede il via ad una serie di sommovimenti che, nel tentativo di influenzarli, furono largamente determinati, pagati e gestiti dal Duca d’Orléans, cugino del Re, spirito libertino che trovava stimolante la confusione, ne fece talmente tanta da finire ghigliottinato durante il terrore dopo aver votato per la morte del cugino. Al principio il Duca affidò la direzione della iniziale sommossa a Choderlos de Laclos che per ambizione, talento e cattiva reputazione sembrava l’uomo adatto ma, insoddisfatto, lo sostituì poco dopo con l’abate Sieyès del quale riporto una breve descrizione: “ingegno vigoroso, il suo cuore è freddo ed il suo animo è vile. L’orgoglio gli impedirà di indietreggiare e la paura lo tratterrà dal delitto. Non è per filantropia che predica l’uguaglianza, ma per odio verso l’autorità altrui”. Secondo insegnamento: gli Stati generali li puoi convocare ma non sai mai chi ci finisce dentro e non è detto che siano i migliori.

Gli Stati generali furono aperti da una messa solenne a Versailles nel corso della quale fu cantato un inno profetico: “Tu vai a creare dei popoli, e la faccia della terra sarà rinnovata”. Dopo la messa, partì la processione con in testa gli uomini del terzo stato in larga maggioranza avvocati e magistrati, vestiti sobriamente di nero, seguiti dalla nobiltà con cappelli di piume e paramenti dorati. Infine, la processione era chiusa dal clero, diviso già al suo interno tra prelati aristocratici con ricchi paramenti e semplici preti. Ci dice Michelet che in quella massa di uomini sicuramente illustri e preparati ancora non si distingueva chi potessero essere i futuri capi della Rivoluzione. Terzo insegnamento: gli Stati generali li puoi convocare, ma è in quel contesto che si formano le dinamiche che ne definiranno i risultati che a priori sono impossibili da prevedere.

Tornando a noi e a Palazzo Chigi e non volendo cadere nel gioco di affibbiare parallelismi tra i contemporanei e i protagonisti del 1789, resta comunque da capire quali ruoli saranno assegnati in commedia. Il Ministro Federico D’Incà, uno apparentemente dei più informati, ha affermato a SkyTg24: “gli Stati generali inizieranno nel fine settimana, venerdì e sabato, per proseguire anche la settimana prossima. Vi sarà un confronto serrato e da lì nascerà anche un prolungamento di lavoro e sempre di più anche un Paese unito, come mai nel passato, in un confronto di dialettica e nel trovare soluzioni concrete”, “Non posso illuminarvi – ha sottolineato – sulla presenza del presidente Mario Draghi, vi saranno moltissime persone che hanno competenze e capacità, al pari di Draghi, e soprattutto ci saranno persone che sapranno fare la sintesi di gruppi di lavoro molto ampi. È un grande momento di unità nazionale nel quale dobbiamo affrontare, ora che siamo a giugno, le grandi sfide che abbiamo a settembre. Non ho in mano tutti gli inviti che sono stati fatti, se sarà presente saremo contenti di confrontarci anche con il presidente Draghi”.