Cultura, tv e spettacoli

“Gli tolgono don Matteo”. La pazza voce Rai su Bova: fare sesso è un crimine?

La notizia diffusa dai media: viale Mazzini starebbe pensando a un ritorno di Terence Hill. Siete seri? Sarebbe solo insensato bigottismo

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C’è un piccolo libro, delizioso e preoccupante, scritto dal giornalista londinese Brendan O’Neill, in Italia per Liberilibri, ”Il manifesto di un eretico. Saggi sull’indicibile”, che è una carrellata degli orrori contemporanei nel segno della parola che non si può dire, indicibile appunto, sia che caschi sul gender, sull’islam, sul Covid o sull’etnia; arrivi alla fine, un po” sconvolto, e ti chiedi se la censura, in fondo, non sia fatta di perbenismo o viceversa. Nella perennità del dubbio amletico, l’unica cosa certa è che questo conformismo, questo nuovo puritanesimo, questa repressione che parte dalla parola contagia tutti indifferentemente, sinistra libertina e destra liberal libertaria se è vero che la RAI, secondo due rotocalchi gossippari, starebbe pensando seriamente a eliminare Raoul Bova dal ruolo, e quindi dalla serie, di don Matteo. Perché? Perché nella realtà è uno che tradisce la moglie, uno che scopa, che, come dicono gli americani al culmine della finezza, “si ferma a pisciare su tutti gli idranti che trova”.

Voglia Dio che siano solo indiscrezioni pubblicitarie, anche se con questi chiari di luna non ne saremmo così sicuri. Voglia Dio, perché dovesse succedere sul serio sarebbe il più clamoroso, demenziale, ignobile degli autogol per la “TeleMeloni”. Una dimostrazione di totale insensato bigottismo repressivo oltre che un saggio di impareggiabile coglionaggine.

Con questo metro, tanto per dire, nessun attore dovrebbe più recitare e quasi la totalità del genere umano non potrebbe più lavorare. E deve essere una televisione di regime a deciderlo? Ma il peggio, anche se pare impossibile, non è neanche questo, il peggio sta nella totale, irreversibile confusione tra reale e immaginario, nella commistione indistinguibile di vero e di finto, di recitato, di proiettato. Segare un attore che impersona il prete siccome scopa ed è fedifrago? Suona talmente balzano che è perfino impossibile da commentare, è vana fatica perché le assurdità palesi a doverle spiegare ti ci ammazzi senza risolvere niente. Per la semplicissima ragione che se qualcuno le ha concepite e addirittura imposte, non riuscirai mai a farlo ragionare. Insomma è un idiota, e lidiota, insegna Oscar Wilde, ti trascina al suo livello e ti fotte.

Quanti idioti, ammesso e speriamo non concesso sia fondata la indiscrezione pettegola, bacchettona, quanti coglioni albergano alla RAI? E quanti ipocriti? Uno che fa un prete non può avere l’amante! Uno che fa il vampiro invece sì? E se davvero siamo a questo colmo di moralismo cretino, a questa vertigine dove ciò che è simulato, interpretato, è più concreto di ciò che è reale, anzi è l’unica realtà, se non esiste quello che esiste ma quello che si pretende esista, che è percepito, allora c’è poco da stare allegri e anche da disperarsi. Ma come? Noi libertari ci spolmoniamo a denunciare le vergogne woke, i suoi trionfi repressivi, le sue pazzie lessicali, le sue percezioni truffaldine, e la televisione di Stato fa un capolavoro di moralismo woke del tutto visionario, allucinato? Servendo su un piatto d’argento una propaganda bestiale ai libertari fasulli che tutto vogliono chiudere, impedire, obbligare, che come si legge nel libro di O’Neill, “odiano ogni forma di odio tranne il loro”?

Hai voglia a volerti illudere, a ripeterti che no, non può essere vero se il retroscena gossipparo tracima e lo raccolgono tutti, se addirittura arriva a ipotizzare il ritorno di Terence Hill, che, avendo passato gli 86, si presume non scopi più. A volte il nostro lavoro appare più disperante che mai, più patetico del lecito, a volte davvero questo arginare col cucchiaio della ragione, se non della tolleranza, l’oceano di follia pare folle di per sé, a volte proprio siamo noi quattro gatti libertari a sospettare di essere i veri, unici matti del manicomio. Se deve andare così. Se di fronte a una privatissima faccenda di sesso messa in piazza dal solito sciacallo prezzolato la RAI, televisione dello Stato libero di un’Italia iraniana, sega un prete per finta invece di confezionargli un credibilissimo episodio in cui perde la testa per la perpetua o una influencer. E poi magari rinsavisce, ma resta, perdio. Più ferito, più peccatore, più umano, troppo umano, ma non va da nessuna parte.

Max Del Papa, 5 agosto 2025

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