La Procura di Roma ha avviato un’indagine sui presunti crimini ipotizzati contro gli attivisti della Global Sumud Flotilla, la missione civile e umanitaria (si fa per dire) diretta verso Gaza. Gli inquirenti stanno analizzando i reati di sequestro di persona e danneggiamento con pericolo di naufragio. I pubblici ministeri Lucia Lotti e Stefano Opilio sono incaricati dell’indagine, attualmente contro ignoti. Saranno ascoltati i 36 partecipanti italiani per chiarire i dettagli della missione.
Accuse di tortura, maltrattamenti e altre violazioni
Gli esposti sono stati presentati collettivamente dai 36 italiani partecipanti, sia singolarmente da Antonio La Piccirella. Secondo le denunce presentate, i reati ipotizzati includono tentato omicidio, naufragio, atti di pirateria, maltrattamenti e tortura. Gli attivisti, trattenuti nel porto di Ashdod e successivamente espulsi, hanno raccontato di violazioni dei diritti umani. La Piccirella ha descritto presunti abusi subiti nei luoghi di detenzione israeliani: i militari avrebbero confiscato effetti personali, perquisito con violenza fisica e utilizzato tecniche come il sonno forzato e la deprivazione sensoriale. La denuncia include anche l’ammanettamento di attivisti in posizione di sottomissione, cibo contaminato e condizioni critiche di detenzione.
Partita a fine agosto, la Global Sumud Flotilla mirava a infrangere il blocco navale imposto da Israele su Gaza. Il suo obiettivo, dicevano, era portare aiuti umanitari agli abitanti della Striscia anche se sono molti i dubbi sulla reale portata dei pacchi di cibo. La missione comprendeva circa 300 persone di oltre 40 nazionalità, tra cui attivisti, medici e parlamentari.
Le indagini e le denunce aggiuntive
Antonio La Piccirella ha chiesto alla procura di accertare eventuali responsabilità del governo italiano riguardo al mancato intervento per proteggere i propri cittadini. La Flotilla era stata già oggetto di attacchi con droni nelle acque intorno a Tunisi e Creta, episodi che avevano spinto il governo italiano a inviare una fregata senza però intervenire direttamente.
Si tratta di una delle poche volte in cui la magistratura italiana si trova a indagare su crimini avvenuti in acque internazionali e attribuiti a forze armate straniere. L’esito possibile? Praticamente nullo. Immaginatevi cosa gliene può fregare a Netanyahu di un processo in Italia. Intanto, però, il contribuente paga…
Franco Lodige, 22 ottobre 2025
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