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Governo, chi è il vero nemico di Savona

Che il governo del cambiamento sia legato a un giovanotto di 82 anni che ha passato tutte le stanze, i corridoi e le logge del potere fa sorridere. E, se si aggiunge che l’avvio della Terza Repubblica è frenata da un ex notabile democristiano inquilino del Quirinale per un capriccio di Matteo Renzi, neppure Pirandello o Sciascia capirebbero.

Il rischio vero ormai è l’impuntatura di Mattarella su Savona a Ministro dell’Economia un’ostinazione che potrebbe aprire le porte più che a nuove elezioni alla troika per mettere un freno alle speculazioni se lunedì non ci sarà un governo. Una crisi che sta minando anche il Quirinale, finito in una trappola mortale dopo una gestione tanto innovativa quanto rischiosa.

Quando il Presidente ha accettato di farsi imporre un Carneade come Premier, anziché scegliere lui un leader politico, sembrava avesse deciso di sposare un ‘pacchetto completo’ ritenendo quella di Lega e 5Stelle l’unica maggioranza attuabile.

Dire di sì all’ottimo professor Conte, del quale probabilmente ignorava persino l’esistenza, significava avallare automaticamente il programma messo a punto da Salvini e Di Maio, con tutte le correzioni in corso d’opera su Europa ed Euro. Compresa la presentazione di una squadra di futuri ministri fatta di ragionieri, geometri e periti: l’unico nome che spiccava era quello di Savona, con un CV ed esperienze impressionanti avendo avuto per di più tre gran maestri come Guido Carli, Francesco Cossiga e Carlo Azeglio Ciampi, europeisti convinti.

Far oggi passare Savona per una sorta di nazista che vuole dar fuoco all’UE per via di alcune battute paradossali tipiche di un sardo, è da sprovveduti, anche perché lui sostiene da sempre che c’è un solo modo per difendere l’euro ed è quello di rafforzare l’Europa politica.

La verità è che Savona ha un solo grande avversario: Mario Draghi, che non vuole un suo nemico a vigilare sulla BCE ora che si appresta a fare le valigie. Sono da sempre di due confraternite opposte in politica economica: Keynesiano Draghi, neo-monetarista Savona.

E al Colle, dove si sono pure convinti che l’alleanza Lega-5 Stelle è quasi a guida Putin, qualcuno dica che il loro famigerato Savona è il più appassionato difensore dei principi filo atlantici come vice presidente esecutivo dell’Aspen. Forse con un Trump così debordante, che non considera proprio l’Italia, un ponte con Washington potrebbe anche essere utile.

Luigi Bisignani, Il Tempo 27 maggio 2018

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2 Commenti

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  1. Much ado about nothing… Mi spiego. A ritornare al trattato di Maastricht non è stata una dichiarazione di Renzi… e allora se lo dice Savona non va bene? Come pure se quest’ultimo ha un atteggiamento “cazzuto” come Calenda, non va bene?

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