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Governo, parla l’establishment

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Noi dell’establishment siamo in cul de sac. Prima ci hanno tradito gli elettori, o meglio la parte più ignorante del popolo (bello il tempo in cui potevamo chiamarlo nel modo a lui più acconcio: popolo bue).

Il 5 marzo era pronto, confezionato, infiocchettato, un governo con i voti di Matteo e di Silvio. Sarebbe stato un Paolo 2, con Emma e Carlo garanti verso l’Europa, verso Silicon Valley, verso Wall Street, verso la mitica “società aperta” di George. Paolo, con la sua nota generosità ed eleganza, avrebbe fatto il lavoro che la stampa ancora libera (che orrore!) chiama “lavoro sporco” facilitando così l’arrivo di Mario nel 2019.

No, no, per carità, non quello del 2011, quello è bruciato. C’è solo uno che possa chiamarsi Mario.

Sergio, anche lui uomo di nota generosità ed eleganza, lo sarebbe andato a ricevere a Fiumicino. Nella saletta Vip gli avrebbe consegnato il decreto di nomina a Presidente del Consiglio, a Presidente della Consulta, a Presidente della Repubblica, i corazzieri l’avrebbero protetto. Con spirito di servizio sarebbe tornato a Palermo con il primo volo.

Mario Dux sarebbe stato “l’uomo che avrebbe rappresentato il senso di patria sul campo, inflessibile verso i nemici ma vicino ai propri uomini in un rapporto pater-filius” come chiosa Wikipedia.

Questi idioti di elettori invece hanno rovinato tutto. Non solo sono andati a votare in massa (chissà perché) ma hanno votato per due buzzurri, peggio hanno spaccato l’Italia in due: al Nord certo Matteo, al Sud certo Luigi.

A questo punto com’è possibile tenere all’opposizione metà Italia? Già, com’è possibile?

Riccardo Ruggeri, 19 aprile 2018