Parliamo di Nicola Gratteri e della sua intervista al Corriere della Sera. Il magistrato, lo sapete, ha ricevuto l’incarico di fare quattro puntate su La7 per parlare di mafia. Bene ha fatto Urbano Cairo: la rete ha trovato un uomo molto famoso il quale si metterà a realizzare un programma televisivo. Fantastico, no?
Il punto è che Gratteri di mestiere farebbe il capo della procura di Napoli e quindi dovrebbe essere impegnato da mattina e sera a combattere contro le mafie. Invece lui va in televisione e sul Corsera ci viene anche a spiegare che “il silenzio è complice”. E attenzione: non sta parlando solo delle mafie, ma del silenzio di fronte a riforme sbagliate delle giustizia.
Le parole di Gratteri:
Perché ha così chiaro il valore della comunicazione? Da cosa le deriva?
«Ho sempre pensato che di fronte a riforme discutibili della giustizia il silenzio fosse complicità».
Cioè, avete capito? Il capo di una Procura andrà in televisione e oggi ci spiega pure che il silenzio significherebbe essere complici delle riforme votate dal Parlamento. Ragazzi ma siamo impazziti? Qua c’è qualche cosa che non funziona. Toc toc, membri del Csm: ci siete? E il Presidente della Repubblica su questo non ha niente da dire?
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