L’elenco dei politici che hanno incontrato Mohammad Hannoun, presidente della Onlus Abspp, leader dei palestinesi in Italia, arrestato ieri nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti che dall’Italia pare finissero ad Hamas, è sconfinato. C’è chi può vantare scatti al suo fianco. Chi ha condiviso un palco. Chi l’ha invitato nelle istituzioni. Chi l’ha incontrato per questo o per quel motivo. Tutti dell’area della sinistra, o del campo largo che dir si voglia, fattore che provoca un’ulteriore crepa in quell’alleanza che fatica enormemente a restare unita.
Lo si capisce dall’intervista che Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento Ue ed esponente del Pd, ha rilasciato oggi al Messaggero. “Nel 2021 presentai un’interrogazione alla Commissione europea sulle attività di Mohammed Hannoun e sul suo network associativo, segnalando il rischio concreto che strutture apparentemente umanitarie fossero in realtà veicolo di finanziamento e propaganda di Hamas. Oggi i fatti confermano che il problema è stato sottovalutato, e questa sottovalutazione ha avuto conseguenze”, spiega l’esponente dem. Secondo cui “il punto critico non è normativo”, ma “politico e culturale”. Cioè “è mancata, in alcuni ambienti”, ovvero la sinistra che l’ha coccolato, “la consapevolezza che il terrorismo jihadista utilizza persino la buona fede delle persone”. Picierno è convinta che “le avvisaglie fossero evidenti da tempo: sanzioni internazionali, provvedimenti amministrativi, un antisemitismo dichiarato e mai nascosto. Di fronte a tutto questo, continuare a frequentare e legittimare certe figure è stato almeno un errore politico grave. Gli arresti e l’inchiesta della Procura di Genova rappresentano uno spartiacque nel contrasto al terrorismo in Italia. Chi ha manifestato in buona fede per due popoli e due Stati, chi ha donato pensando di aiutare civili innocenti, è stato ingannato da un emissario di Hamas. Questo va detto con chiarezza. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva e una riflessione seria su come evitare che cattivi maestri orientino il dibattito pubblico”.
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Una uscita che appare come una scoppola, l’ennesima, che l’ala riformista del Pd assesta contro l’area del partito che invece s’è innamorata della causa Pro Pal. E che si è invaghita di Francesca Albanese prima (che Hannoun a Lenno, lo scorso luglio, ha invitato a parlare) e dei movimenti di piazza poi. La prima ad incontrare il presidente della Onlus Abspp fu Laura Boldrini, testimoniato da una fotografia, anche se l’ex presidente della Camera assicura che si sia trattato di un faccia a faccia di solo un quarto d’ora. L’elenco di chi ci ha intrattenuto rapporti o ci è venuto a contatto è però lungo. Nicola Fratoianni, per una conferenza stampa a Montecitorio. E poi Davide Tripiedi (M5S), Marco Bella (M5S), Matteo Orfini (Pd), Stefano Fassina (allora Sinistra italiana), Marco Furfaro (Pd) e Stefania Ascari (M5S).
Non è un caso, quindi, se ieri la nota del M5S – Movimento solitamente manettaro quando si muovo le procure – si è mostrato tragicamente cauto sull’inchiesta condotta contro i presunti finanziatori di Hamas. “Con l’inchiesta su Mohamed Hannoun – si legge – la magistratura e le forze dell’ordine hanno acceso un faro su uno scenario sul quale servono la massima fermezza, trasparenza e nessuna zona grigia. Hamas e tutte le organizzazioni che hanno optato per la scelta del terrorismo vanno condannate e contrastate senza alcuna ambiguità”. Poi però, “in attesa degli esiti giudiziari”, precisazione che di solito i grillini si guardano bene dall’aggiungere per i “colletti bianchi” che finiscono nelle grinfie delle procure, il M5S lamenta “l’ennesima opera di strumentalizzazione di chi ha la coscienza sporca e dopo avere offerto complicità politica e diplomatica con Netanyahu si precipita a tentare di infangare la nostra forza politica”.
Cioè, capito? Loro sono stati immortalati a realizzare conferenze e incontri con soggetti che una procura oggi ritiene tutt’altro che raccomandabili, ma criticarli sarebbe “un tentativo vigliacco e maldestro che respingiamo al mittente” perché “l’unico favoreggiamento oggi accertato è quello di Netanyahu che ha consentito i finanziamenti qatarioti ad Hamas” a cui si aggiunge “il silenzio inerte di questa destra con il governo criminale israeliano artefice del genocidio, ancora in corso, del popolo palestinese”. Insomma: si parla di possibili infiltrati di Hamas in Italia ma loro buttano la palla in tribuna, citando Israele. “L’indulgenza verso chi compie atti di terrorismo non ci appartiene. La vigliaccheria di coprire un genocidio è una infamia che lasciamo ad altri”. Intanto un pezzo di sinistra li critica, vedi Picierno, e l’alleanza che dovrebbe scalzare Meloni da Palazzo Chigi si allontana.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


