Cronaca

Grazia a Roggero, cosa deve fare il gioielliere se vuole ottenerla

Perché il riconoscimento della colpa può pesare più delle ragioni che hanno portato alla tragedia

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La grazia è un istituto benemerito e va utilizzato senza severità ogni volta che se ne creino le condizioni.  Oggi la maggioranza di governo ha richiesto unanime di avviare le procedure per la grazia al gioielliere Mario Roggero, condannato ieri definitivamente a 14 anni di detenzione per aver ucciso due rapinatori in fuga dopo aver assaltato il suo negozio.

Non c’è dubbio che Roggero abbia agito in preda a più che giustificata paura e che abbia perso la testa nel momento in cui si è messo a inseguire i rapinatori fino a sparare i colpi di pistola che li hanno uccisi.

Roggero nelle prime interviste aveva quasi rivendicato la sua azione dicendo «o io o loro» e aggiungendo: «È ovvio che col senno di poi non avrei dovuto farlo, ma quando hai la rabbia che bolle non ti riesci a controllare» e ancora «Non mi considero un assassino, ma solo uno che si è difeso».

Successivamente ha attenuato queste considerazioni insistendo sul suo turbamento e sul suo diritto alla legittima difesa. Roggero però non ha mai detto la cosa che più rafforzerebbe una richiesta di grazia: ‘Ho sbagliato, mi scuso per aver agito in questo modo’. Anzi, subito dopo la sentenza definitiva ha ripetuto: «Adesso dovrò passarvi il testimone, per portare avanti una legge che sia veramente contro le ingiustizie e contro la criminalità».

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Fino a quando Roggero si sentirà vittima di una legge troppo restrittiva e non colpevole di averla tragicamente violata la richiesta di grazia non ha molta speranza di essere accolta, almeno da un presidente della Repubblica formatosi nella cultura dello Stato di diritto.

È per questo che la richiesta della maggioranza mi appare non una invocazione di giustizia oltre la legge ma una mossa che contiene una dose molto alta di cinismo, forse più utile alla sua propaganda elettorale che allo stesso Roggero.

Marco Taradash, 17 luglio 2026

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