Qui al bar pensiamo che un caffè non si neghi a nessuno: clienti di destra e clienti di sinistra, presunti fascisti e presunti comunisti. Sembra che lo stesso principio non valga per la sinistra: a Più libri più liberi, rassegna che si svolge a Roma da oggi all’8 dicembre, è risultata sgradita la presenza dell’editore Passaggio al bosco, accusato di pubblicare testi maledetti di autori di estrema destra.
Ne è scaturito un appello di intellettuali a escluderne lo stand, perché la libertà d’espressione vale per tutti tranne che per quelli che alla sinistra non piacciono. Ma questa smania censoria ha raggiunto, stavolta, il parossismo: sì, perché studiosi come lo storico Alessandro Barbero si sono limitati a invocare l’epurazione; il fumettista Zerocalcare, invece, si è spinto oltre. E ieri ha annunciato la rinuncia a partecipare alla kermesse, poiché “non si condividono spazi con i nazisti”. I nazisti sono quelli che i libri li bruciavano; questi qua direttamente non li vogliono far pubblicare.
A stretto giro, anche l’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Massimo Smeriglio, ha comunicato che non andrà alla rassegna. E noi abbiamo immaginato come andrebbe a finire se tutte queste anime belle, indignate dall’idea che, in una democrazia liberale, addirittura si osino stampare libri per i quali costoro invocano l’oblio, seguissero l’esempio di Zerocalcare e Smeriglio. A Più libri più liberi ci sarebbero meno libri, anche se forse un pelo più liberi. Magari, nello scivolamento dalla censura all’autocensura, rimarrebbero solo quelli di Passaggio al bosco. Al quale i compagni hanno fatto una grandissima pubblicità. Un bel paradosso, eh. A me, ad esempio, è venuta voglia di leggerli. Se Zerocalcare vuole un caffè…
Il Barista, 4 dicembre 2025
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