Cultura, tv e spettacoli

Gruber, l’ossessione per Meloni

Dalle critiche al governo alle polemiche su Trump, Claudio Romiti si interroga sulla linea di Otto e mezzo e sul rapporto tra femminismo e appartenenza politica

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Possibile che ogniqualvolta mi imbatto, facendo zapping, nel talk di Lilli Gruber, in onda su La7, sento la conduttrice attaccare in qualche modo la linea politica della premier Meloni? Ora, che lo faccia direttamente o che lo faccia ponendo ai suoi interlocutori, quasi tutti schierati con l’opposizione, domande tendenziose poco importa. L’impressione che se ne ricava è quella di una vera e propria ossessione per la prima donna italiana giunta ad occupare la poltrona più importante della cosiddetta stanza dei bottoni.

Ciò è esattamente accaduto venerdì scorso nella puntata di “Otto e mezzo”, nel corso del quale la conduttrice aveva come ospite principale una new entry del nostro teatrino politico, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, il quale, insieme all’ex capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha fondato “Più uno”, partito di centrosinistra assai critico con l’attuale linea del Partito democratico ma che, almeno ascoltando il suo intervento nel programma citato, si allinea idealmente al paradigma del compianto Tommaso Padoa Schioppa, che quando era ministro delle Finanze pronunciò su Rai3 una frase che indignò profondamente tanti italiani: “le tasse sono una cosa bellissima”.

Ebbene, partendo da questo assai discutibile presupposto, la stessa conduttrice ha cercato in ogni modo di svilire la linea prudenziale dell’attuale governo, riferendo come al solito ogni scelta dell’esecutivo alla Meloni e, da brava propagandista per il fronte avverso, cercando nel contempo di far passare in modo subliminale il concetto che la destra tenderebbe naturalmente a strizzare un occhio agli evasori.

Quindi, per farla breve e senza entrare ulteriormente nella solita e sinistra tiritera in cui l’evasione viene rappresentata come il principale problema del Paese, ancora una volta ci si domanda il motivo profondo che spinge la Gruber, da quando la leader di Fratelli d’Italia ha assunto la carica di presidente del Consiglio, a impostare quasi tutti i suoi appuntamenti televisivi sulla linea di una critica piuttosto aspra nei suoi confronti.

In questo senso, sempre sintonizzandomi per caso col suo programma, alcuni giorni orsono, trattando l’intervento degli Americani in Iran ( che personalmente considero del tutto insensato, visti gli effetti catastrofici che sta generando sull’economia mondiale) è arrivata a sottolineare che in fondo la Meloni è comunque una buona amica di Trump, quasi volendo far passare l’idea che ella possa aver avuto un ruolo nelle scelte belliche del Tycoon.

Secondo me, sbaglierò, ma credo che questa ossessione per la Meloni da parte della Gruber, che non trova paragoni con altri leader del centrodestra – compreso “l’odiato” Berlusconi – , abbia una ragione fondamentale: la Gruber non può accettare che la prima donna premier provenga dalle fila della destra storica. Evidentemente, al pari di tanti radical chic, il femminismo è un territorio di caccia esclusivo della sinistra e, di conseguenza, il capo di un governo donna non può che essere rigorosamente di sinistra. I democratici compagni non si smentiscono mai.

Claudio Romiti,12 ottobre 2026

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