Cronaca

Guarda un po’, Saidlly come El Koudri: “È scosso, non ricorda nulla delle coltellate”

Il gambiano che a Milano ha accoltellato 20 volte un uomo senza un perché dice di non avere ricordi del fatto. Un po' come l'attentatore di Modena...

Gambiano Milano
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Si è avvalso della facoltà di non rispondere. Lamin Saidlly, 22enne nato in Italia da genitori del Gambia, l’uomo che ha sferrato 20 coltellate all’addome di un uomo senza un perché in un bar di via Capecelatro, a Milano, guarda caso non ricorda nulla. É spaesato. È “molto scosso”. Lo ha riferito alla stampa il suo legale, l’avvocato Simona Brambilla, proprio fuori dal carcere di San Vittore al termine dell’interrogatorio di garanzia. Saidlly non ha risposto alle domande del Gip “per sua scelta”. Secondo la legale, “non ricorda nulla fino a quando si è ritrovato sull’auto della polizia” e non ha chiesto al giudice di attenuare la misura cautelare. Ma dai?

Cosa vi ricorda? A noi ricorda molto da vicino quanto successo a Modena, dopo l’attentato del giovane musulmano che si è lanciato con la sua C3 contro i pedoni falciandone diversi, prima di essere fermato dai cittadini. La posizione di Salim El Koudri fu la stessa riferita oggi dalla legale di Lamin Saidlly: non richiedere i domiciliari, dirsi “molto scosso” e riferire di avere un vuoto. “Sembra ricordare cose che ha fatto un altro”, raccontò Fausto Gianelli. “Lui non ha memoria di quello che ha fatto”. Lo stesso Saidlly: come se il folle atto, e anche quelle frasi choc “non vedo l’ora di uscire per rifarlo”, fossero state compiute in un momento di follia incontrollabile. Quindi non volontaria. Il gambiano, infatti, “non ricorda nulla dell’accaduto”, nemmeno la frase che gli è stata attribuita. Non ha chiesto domiciliari o altro “anche per non mettere in difficoltà il padre” e all’avvocato è sembrato “un ragazzo molto smarrito e confuso”.

ATTENZIONE, IMMAGINI FORTI: ECCO IL VIDEO DELLE COLTELLATE

Intanto proseguono le indagini. Gli investigatori sono impegnati soprattutto nel ricostruire gli ultimi giorni del giovane, un periodo sul quale restano ancora molte incognite. Gli inquirenti cercano di capire dove abbia soggiornato dopo essersi allontanato dalla famiglia, con chi sia stato in contatto e per quale motivo abbia raggiunto il capoluogo lombardo poco prima dell’aggressione. Secondo quanto riferito dal Corriere, Saidilly è nato a Conegliano Veneto, in provincia di Treviso, da genitori di origine gambiana. Ancora bambino si sarebbe trasferito con la famiglia a Londra, dove avrebbe vissuto per circa dieci anni insieme ai genitori e a un fratello. Successivamente il padre sarebbe rientrato in Italia, mentre il resto della famiglia avrebbe continuato a vivere nel Regno Unito.

Ai poliziotti i familiari hanno raccontato di non avere più sue notizie da circa una settimana prima dei fatti. In quei giorni, hanno spiegato, non sapevano dove si trovasse, dove dormisse né quali persone frequentasse. Gli investigatori stanno quindi cercando di ricostruire i suoi spostamenti e di verificare se, una volta arrivato a Milano, abbia ricevuto appoggi o incontrato qualcuno.

Un altro aspetto al centro degli accertamenti riguarda il suo stato di salute. I genitori hanno escluso che il figlio avesse manifestato in passato disturbi psichiatrici o comportamenti tali da far immaginare un episodio di questa gravità. Nonostante ciò, sono stati avviati i contatti con le autorità britanniche per acquisire eventuali informazioni sanitarie relative al periodo trascorso nel Regno Unito e ricostruire il suo percorso personale.

Dopo l’arresto il giovane è stato sottoposto agli esami tossicologici. I test, secondo quanto emerso, hanno escluso l’assunzione di alcol o sostanze stupefacenti, facendo venir meno l’ipotesi di un’alterazione dovuta a droghe o bevande alcoliche. Restano quindi da chiarire le ragioni che hanno portato all’aggressione e il significato della frase che avrebbe pronunciato mentre veniva arrestato: «Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio».

Per la Procura il 22enne avrebbe agito con un piano preciso. Il pubblico ministero Elio Ramondini gli contesta il tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili e abbietti motivi. L’ipotesi investigativa è che non vi sia stato alcun litigio e che la vittima, del tutto sconosciuta all’aggressore, sia stata scelta casualmente. A sostegno di questa ricostruzione vengono indicati il coltello a doppio filo lungo 21 centimetri, gli abiti completamente neri e il cappuccio utilizzato per coprire parzialmente il volto. Le immagini registrate dalle telecamere del locale mostrerebbero un’aggressione improvvisa, senza alcuna provocazione e senza che fosse pronunciata una parola.

Saidilly si trova ora nel carcere di San Vittore. La Procura ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia cautelare, ritenendo concreto sia il rischio di fuga sia quello di una possibile reiterazione del reato.

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