È guerra santa in Vaticano

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Ci ha pensato Bergoglio a vivacizzare il tempo liturgico ordinario del calendario romano che intercorre tra il Battesimo di Gesù e la Quaresima, con due colpi di scena degni di Dan Brown. Con il primo, ha scombussolato i Palazzi Apostolici relegando il fascinoso padre George Gänswein, “l’uomo che sussurrava a due Pontefici”, in una sorta di arresti domiciliari; con il secondo, ha incontrato l’ex Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, di fatto infiammando il Sud America.

Due episodi distinti che dimostrano come Francesco segua un’agenda tutta sua e si senta legittimato ad entrare a gamba tesa nelle segrete stanze che ospitano Ratzinger, dando così un avvertimento a tutta la frangia tradizionalista della Chiesa che non si riconosce più nella sua dottrina nonché a quella polveriera tra Usa e Russia che è diventata il Centro-Sud America. Con Colombia e Bolivia pronte ad esplodere. Sullo sfondo, la lotta, non troppo sotterranea, per un futuro Conclave. Ma andiamo con ordine. Sembra che il Papa emerito sia finito, suo malgrado, in un triangolo del fuoco. Nell’ex convento Mater Ecclesiae, che un tempo accoglieva una comunità di religiose e che oggi ospita Ratzinger in perpetua orazione al Santissimo, si è consumato l’ultimo episodio che ha contrapposto i due Papi.

Da tempo, Benedetto è conteso tra le Memores Domini (le consacrate che lo accudiscono fin dall’inizio del suo pontificato), la segretaria suor Birgit Wansing e Georg Gänswein, il George Clooney in abito talare che abbiamo visto su molte riviste, autodefinitosi “lo spazzaneve del Papa”, per la sua capacità di appianare tutto. Gänswein mai avrebbe pensato di poter essere spazzato via proprio da Bergoglio, che mal lo aveva sopportato come potentissimo prefetto della Casa Pontificia. Secondo i bisbigli dei confessionali, proprio in assenza del bel concierge tedesco, il Papa emerito ha scritto al cardinale Robert Sarah, ultraconservatore autore del libro che ha espresso la contrapposizione di Benedetto a Francesco sui temi del celibato e dell’apertura del sacerdozio alle donne. Questa uscita è avvenuta prima della pubblicazione del documento nel quale Bergoglio ha evitato di modificare i principi discussi nel Sinodo dell’Amazzonia, che in molti temevano potessero portare ad una rivoluzione copernicana nella Chiesa di Roma. Pare che, a suggerire il documento, sia stata suor Birgit, ma ciò è comunque servito a Francesco per umiliare padre Georg, dopo aver compreso quanto ingombrante sia divenuta la presenza di Benedetto XVI, soprattutto quando viola il silenzio nel quale aveva promesso di ritirarsi.

La reazione del Papa non ha tardato. Senza preavviso, Georg, amante dei Beatles e dei Pink Floyd, è stato demansionato e messo all’esclusivo servizio del Papa tedesco, dal quale non potrà più allontanarsi. Il tentativo di esiliarlo a Magonza come vescovo è subito abortito per le barricate alzate contro di lui, a causa del suo discutibile carattere, dalla curia locale. Con questa mossa, Francesco si è ispirato al famoso detto di Mao “colpiscine uno per educarne cento”, ma i conservatori, soprattutto quelli tedeschi e africani che si identificano nei cardinali Müller e Sarah, stanno già preparando una rappresaglia.

A questo subbuglio, Bergoglio ha candidamente aggiunto l’incontro di ben un’ora, rispetto agli usuali 15 minuti di udienza concessi ai capi di Stato in carica, con l’ex Presidente del Brasile Lula, da poco uscito dal carcere e simbolo della sinistra al potere in Sud America, in contrapposizione all’attuale Presidente Bolsonaro. Un’iniziativa che in un colpo solo ha fatto imbestialire Trump e gioire Putin, che sta giocando tutte le sue carte non solo per difendere Maduro in Venezuela, ma soprattutto per rafforzarsi in tutta quell’area, ora che anche in Argentina può contare su un Presidente amico, Alberto Fernandez, dopo la breve parentesi di Mauricio Macri. Secondo alcuni dispacci, sembra che Lula, dopo Bergoglio, voli proprio a Mosca, mentre in Brasile è nell’aria una guerra giudiziaria contro Bolsonaro, favorita anche dalla Chiesa più riformista e vicina ai temi ecologici e della salvaguardia della natura. Tutto torna.

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9 Commenti

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  1. Più che altro non si comprende perché se si hanno idee non cattoliche si scelga di fare il sacerdote cattolico. Mi riferisco ovviamente a Bergoglio e a parte del clero.

  2. ‘Na vota era nu piacere difende la cristianità dall’attacco de li miscredenti francisi.

    Libbertè, egalitè, fraternitè…. tu arrobb’ a me ed io arrobbo a te.

    Avimmo scacciato l’invasore sonanno la carmagnola, tutto lu popolo festante e gioioso per aver libberato la terra nostra da chillu nanerottolo e Napulione.

    E c’hanno chiammato “briganti”… i francisi!!! ca cchiù brigand’ e loro solo Iddio ‘o sape.

    Ennò, cari signori tutt’imbellettati e dalli capilli ‘mpomatati: nuje simm’ stati PATRIOTI!!!

    e mo’ che ci tocca e vedè?

    Na Chiesa ca s’ alza la sottana, s’inchina a angolo retto e s’invita lu demonio a farse na sciammeria.

    Lu Cristo s’è sacrificato pe’ nuje, e sta Chiesa vole che ce sacrificammo pe’ li infedeli ca ce stanno a massacrà co la scimitarra.

    ‘Na chiesa co doje papi, uno che se ne scappa pe’ paura de ruolo sujo, n’ato ca va a da la corrente a gratìs a li comunisti c’arrobbano lu popolo.

    Ma sapete che ve dico?

    Nun tengo più voglia de difendè ‘sta chiesa ca è cummo nu cientro sociale autogestito, chiena de briganti travestiti da samaritani e chiena de demoni sodomiti; lu Pataterno la distrusse Sodoma e chisti l’ànno ricostruita.

    E che v’aggia a dicere? Conviene farsi musulmano, forse loro nu poc’ ‘e dignità ‘a tengono angora.

    • se quello che percepisci della chiesa cattolica è quello che hai esposto, accomodati pure a diventare mussulmano, non sarai di certo condannato a morte (dai cristiani)

      • cara sorèla Lucia

        forse Fra’ Diavolo si esprime con un linguaggio arcaico e vetusto, ma capisco il senso del suo disamore verso il Vaticano e la cristianità che incarna.

        Capisco che chi ha donato il sangue per la cristianità si senta tradito da coloro che accettano quelli che, invece, non accettano i nostri valori ed il nostro stile di vita..

        Mi spiego meglio:

        lei dice: “non sarai di certo condannato a morte (dai cristiani)” ed è vero.

        Ma guardiamo come invece considerano chi cambia religione nell’Islam: si chiama apostasia, in arabo ” ردة‎ ” (riddah).

        La riddah, secondo le interpretazioni date dalla maggioranza degli esegeti del Corano, è sanzionabile con la pena di morte: questa, per essere esplicitamente indicata nel testo sacro, è definita “hadd” (nel senso che Dio impone un “limite” all’operato umano). Altre pene che per lo più sono considerate meritevoli di morte sono l’omicidio di un musulmano e l’adulterio conclamato. L’apostata (murtadd), una volta catturato, ha di fronte a sé la scelta tra la morte e il pentimento con ritorno alla fede islamica.

        A mitigare la severità della sanzione del testo sacro dei musulmani sono però i diversi dispositivi di applicazione della pena elaborati dalle scuole giuridiche islamiche (madhhab, pl. madhāhib), che possono prevedere una breve reclusione “di riflessione” o anche una reclusione a tempo non determinato.”

        (da wikipedia )

        Vi è questa strana ideologia chiamata “multiculturalismo” che pretenderebbe di “integrare” un musulmano all’interno della società civile occidentale.

        Ma qui è proprio il punto cruciale: un islamico che viene assimilato nella cultura occidentale, non è più islamico. La favoletta dell’esistenza di un islam “moderato” è una falsità che nemmeno Allah permetterebbe.

        L’Islam è il corano e la legge giuridica si chiama Shari’a ed è basata anche sugli ‘ahadith (vedasi wikipedia, il minimo teorico per la conoscenza).

        Tra l’altro, gli stati islamici hanno una loro propria “carta dei diritti umani” (più di una in verità) qui un link di approfondimento https://www.rightsreporter.org/islam-e-integrazione-il-problema-della-dichiarazione-islamica-dei-diritti-umani/

        il che, come chiunque può intuire e verificare con i fatti accaduti nell’ultimo decennio, sono due modi di intendere l’esistenza in molti tratti incompatibile.

        Le leggi del cosidetto “occidente” si formano in un parlamento eletto, la Shari’a è intesa come diritto positivo in cui solo gli Ulema che non sono eletti democraticamente, possono interpretare.

        Qui non si tratta di fare guerre di religione o di scontro tra civiltà, l’Islam accetta il Cristo e la Bibbia, ma pone in secondo piano tutte le “religioni del libro” e, quindi, non le considera su un piano egualitario.

        Un cristiano in Arabia è tenuto a rispettare la Shari’a, e se volesse costruire una chiesa la deve fare piccola piccola ed invisibile.

        Ecco, forse ciò che Fra’ Diavolo potrebbe intendere:

        mentre l’islam ci tiene alla sua identità, questo nuovo cristianesimo impersonificato dal sig. Bergoglio no. E, suppongo, che tema per il nostro sistema giuridico e sociale dove lei, cara sorèla Lucia, come minimo dovrebbe avere i capelli coperti in qualsiasi occasione tranne in camera da letto.

        Per non parlare poi dell’omosessualità “Quando un uomo cavalca un altro uomo, il trono di Dio trema. Uccidete l’uomo che lo fa e quello che se lo fa fare. Il sihaq (lesbismo) delle donne è zina (rapporti illegittimi) tra esse” (sempre da wikipedia).

        Il buon Cristo ci insegna ed essere buoni, ma non ad essere fessi!!!

        La convivenza è possibile solo se l’identità collettiva coinvolge anche il “luogo”, cioè, se in Iran vogliono un sistema basato sulla religione, per qual motivo noi dobbiamo imporgli la democrazia?

        Se in Italia vogliamo la democrazia, per qual motivo dobbiamo favorire l’ingresso e la falsa integrazione di chi della democrazia non sa che farsene, ma desidera la legge della Shari’a?

        Ogniuno a casa propria è libero di fare ciò che vuole, ma la casa comune si chiama Nazione: noi non dobbiamo intromettercdi nei fatti delle nazioni islamiche, nè tantomeno le nazioni islamiche debbono intromettersi nei fatti nostri.

        L’indirizzo politico di questo papato è chiaro: la cristianità si prostra all’islam, togliendo presepi, evitando di mangiare maiale e via dicendo.

        Proprio per ciò, mi pare di intendere, che a questo punto è meglio diventare direttamente musulmani senza aspettare che democraticamente un partito islamico raggiunga la maggioranza ed imponga con la forza delle nostre stesse leggi la Shari’a.

        Spero, cara sorèla di averle dato una spiegazione coerente e non passibile nè di xenofobia, nè di razzismo, anche se questo rischio è sempre dietro l’angolo come minaccia da parte di coloro che, probabilmente, hanno interessi personali affinchè il nostro sistema democratico (costruito a seguito di sanguinose guerre di religione all’interno della cristianità) vada a gambe all’aria e sostituito da dittature (rosse o nere poco importa).

        Pace e bene, sorèla Lucia.

  3. Bergoglio da buon gesuita è affamato di potere e chiunque in qualunque modo gli dia ombra viene da lui cacciato. E poi diciamola tutta, Benedetto XVI è un uomo di grande cultura, un teologo raffinato che ama suonare Mozart al piano mentre Bergoglio al suo confronto è solo un politicante ignorantello.

  4. Una buona parte di noi, mondo cattolico, specie italiano, questa gente se la merita. Ma è domenica sera ed occorre concludere il giorno santo in speranza, con la promessa grande che ci è stata fatta: Non praevalebunt.

  5. Nell’arcipelago sinistro, e più precisamente tra le formazioni politiche che vivacchiano attorno allo zero virgola qualcosa, qualcosa d’indefinito si muove. E coincidenza vuole che Lula (l’ex presidente brasiliano, condannato in appello a 12 anni e 11 mesi di carcere per corruzione e scarcerato lo scorso 8 novembre, dopo che il Supremo Tribunal Federal ha deciso che le condanne penali devono diventare esecutive solo dopo che siano esauriti tutti i possibili ricorsi processuali), grazie ad un permesso speciale ricevuto per l’occasione da quelle toghe, in questi giorni si trova a Roma (ricevuto dal Papa in un’udienza privata che non era stata annunciata dalla Santa Sede né ufficialmente confermata) e tutta la sinistra corre ad abbracciarlo. Per sancire quella mai venuta meno complicità che negli anni ha legato Lula ai figli del fu Pci. E viceversa. Ed è la dimostrazione provata che quando Luiz Inácio Lula da Silva, da presidente in carica del Brasile, nega il rimpatrio dell’ex terrorista Cesare Battisti non fa altro che rispettare i termini di quella fideiussione omnibus che sanciva la complicità tra lui e i comunisti italiani. Tutti i comunisti. Nessuno escluso. Compreso l’allora inquilino del Quirinale. 

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