Politica

Ha ragione Musumeci

Il caso Totò Cuffaro, l'ennesima indagine, le clientele, l'ipocrisia e il solito male della terra del Gattopardo

Nello Musumeci e Salvatore Cuffaro Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Un improvviso barlume di verità si fa spazio in un mare di strisciante ipocrisia. Il merito di cotanta inaspettata grazia è interamente da attribuire alla persona di Nello Musumeci, ministro per la protezione civile e per le politiche del mare e già governatore della Regione Siciliana. Rispondendo alle domande dei cronisti che lo incalzavano sul tema dell’inchiesta giudiziaria che sta letteralmente travolgendo la Democrazia Cristiana di Totò Cuffaro (raggiunto, insieme ad altri diciassette indagati, dalle accuse di associazione a delinquere, corruzione e turbativa), Musumeci ha saputo dare prova di grande onestà e schiettezza, fotografando l’intricata questione in un’ottica lontana dai soliti moralismi di circostanza e finalmente improntata alla logica della realtà.

“Vedo in giro tanta ipocrisia. La Regione siciliana è fondata sul sistema clientelare e sul consociativismo parlamentare, lo diceva Giuseppe Alessi parlando nell’immediato dopoguerra. Quindi, nessuno si sorprenda. Il problema è capire se si accetta questo sistema e si diventa complici o se invece ti metti di traverso e allora ti isolano e diventi divisivo, diventi un problema. Questa purtroppo è la tara che si porta dietro la politica siciliana. Non aggiungo altro, per carità di patria”. Parole dirette, lapidarie e di certo coraggiose, quelle pronunciate nelle scorse ore dall’ex governatore, a cui va riconosciuto il grande merito di essersi adoperato per riportare il dibattito sugli scomodi binari della verità, sottraendolo alla falsa retorica di comodo imperante sin dalle primimissime battute dell’inchiesta.

Come spesso accade in situazioni di questo tipo, anche in tal caso, la notizia del coinvolgimento del segretario nazionale della Democrazia Cristiana nelle indagini condotte dalla Procura di Palermo ha immediatamente seminato il panico tra avversari, alleati e compagni di partito. All’immancabile tentativo di massacro mediatico perpetrato dai primi, è così seguita la puntuale corsa al disconoscimento del proprio alleato-leader da parte dei secondi. Particolarmente attivi, su questo fronte, sono risultati alcuni tra i dirigenti apicali del partito di Cuffaro, stranamente pronti a palesare essi stessi sentimenti di rabbia, disgusto e spaesamento per le presunte condotte del loro segretario. La medesima ipocrisia manifestata a più riprese anche da altri soggetti, politici e non, a qualunque titolo innegabilmente vicini al rinnegato Cuffaro, spesso e volentieri trattato alla stregua di un appestato proprio da chi, fino a un attimo prima, aveva condiviso con lui scelte politiche, programmi, idee, regole di condotta. Come se l’unico problema del sistema politico siciliano risiedesse in un solo partito, la Democrazia Cristiana, o potesse essere identificato con le azioni e i metodi di un solo uomo, Totò Cuffaro, comodamente innalzato, per mere esigenze di parte, all’ingrato ruolo di nemico giurato del popolo, della morale e della legalità. Il più classico dei metodi per lavarsi la coscienza e provare cinicamente a nascondere la polvere sotto il tappeto, insabbiando le criticità di un sistema che si regola e va avanti così da sempre, come osserva giustamente nella sua intervista Nello Musumeci.

Nella terra del Gattopardo (ma non solo), per chi non se ne fosse ancora reso conto, la logica del clientelismo è nata molto prima di Salvatore Cuffaro, il quale è semplicemente uno dei suoi tanti interpreti, e anche prima della nascita della stessa Regione Siciliana, le cui fondamenta poggiano, per l’appunto, su un consolidato sistema di tipo clientelare praticato ad ogni latitudine politica dalla quasi totalità dei soggetti che abbiano ricoperto (o intendano ricoprire) posizioni di potere strettamente legate alla ricerca del consenso. Tali meccanismi funzionano e si rigenerano a causa della continua domanda di clientele, a cui deve corrispondere, come accade in ogni mercato che si rispetti, una correlata offerta del medesimo bene o servizio. Più si riesce a intercettare e soddisfare questa domanda, più chance si possiedono di raccogliere consenso e potere, grandezze che crescono entrambe in maniera direttamente proporzionale alla capacità di ciascuno di offrire clientele. Su tali innegabili presupposti si fondano le solidissime argomentazioni schiettamente esibite dal ministro Musumeci. Affermare il contrario, equivale inevitabilmente ad affermare il falso. Ridurre furbescamente il tutto a pochi e isolati casi, o addirittura ad unico soggetto, altro non è che il miglior modo possibile per eludere il problema e favorire la continua rigenerazione del sistema sotto diverse insegne e differenti interpreti.

Salvatore Di Bartolo, 17 novembre 2025

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