Qui al bar ci sentiamo più sollevati: l’Unione europea ha finalmente raccolto le prove inconfutabili che, dietro la mozione di sfiducia a Ursula von der Leyen, c’è Vladimir Putin.
Insomma, nessun europeo autentico intende contestare la saggia guida della tedesca; nessuno vuole ridiscutere l’inciucione su cui si fonda il suo secondo mandato alla Commissione. L’inescusabile affronto alla lìder maxima di Bruxelles proviene dal solito guastafeste con il colbacco e dai suoi scherani prezzolati. Ma l’inquilino del Cremlino è uno che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.
Già, perché di solito il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, mentre lo zar è la copertura perfetta per il minestrone che ci vuole rifilare l’Ue. La quale prima ci ha spiegato che i russi smontavano le lavatrici per sopperire alla penuria di chip provocata dalle sanzioni, che combattevano con metodi superati e che stavano perdendo la guerra; poi, invece, ha cominciato ad ammonirci sulla loro intenzione di invadere la Polonia o i Paesi baltici e arrivare a Berlino, poi chissà, a Roma, addirittura a Madrid e Lisbona. L’armata sgangherata che pure minaccia il continente e lo costringe a spendere miliardi in armi, dopo che ne ha tagliati altrettanti sulla sanità, le pensioni, l’istruzione. Putin è stato così trasformato nel miglior alleato di Ursula: lo smacchiatore degli eurosederini sporchi. Il coperchio della pentola del diavolo.
Il Barista, 21 luglio 2025
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