Qui al bar stamattina hanno iniziato stare attenti al caffè: lo preparo io, ma io potrei essere un agente di Putin. Che ne sa il Piddino? Magari dentro il suo capuccino c’è finito un po’ di polonio.
I clienti hanno capito il livello della minaccia quando hanno scoperto che lo zar, ovvero i suoi emissari in Europa, minacciano la solida leadership di Ursula von der Leyen. La quale, investita da una mozione di sfiducia, ieri all’Europarlamento ha dato la colpa alla Russia: sono i suoi amici, i suoi agenti, a voler liquidare la tedesca più amata nel continente. E a osare mettere in dubbio l’intangibilità del suo piano per il riarmo – si vis pacem para bellum – con cui l’Ue intende blindarsi nel caso, ormai dato inopinatamente per scontato, di un’invasione da parte delle truppe di Mosca.
Che poi, questo esercito russo, quale bestia è? Una compagnia di scappati di casa, come ci hanno raccontato spesso? Oppure una invincibile armata che, dopo Kiev, punterà a Varsavia e a Berlino? E le bare di Bergamo? Ursula ha avuto il coraggio di ritirare fuori pure quelle. A quel punto il caffè diventa pericoloso anche senza polonio. Finisce di traverso.
Il Barista
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