Politica

Hannoun e compagni, chi sono i “finanziatori” di Hamas

Un’inchiesta giudiziaria che mette in discussione il confine tra solidarietà umanitaria e finanziamento del terrorismo

Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Nell’ambito dell’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Genova, il 27 dicembre 2025 sono state eseguite 9 misure di custodia cautelare in carcere per “associazione con finalità di terrorismo internazionale e finanziamento di Hamas”. Di queste, 7 sono state eseguite in Italia (Genova, Milano, Firenze), mentre due non sono state possibili a causa della irreperibilità dei soggetti che si trovano in Turchia e a Gaza.

Ecco l’elenco completo con i profili noti sulla base delle informazioni rese pubbliche dagli inquirenti:

1. Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun
Architetto giordano-palestinese, 64 anni, residente a Genova dal 1994. Presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia e legale rappresentante dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese (ABSPP). Definito dagli investigatori “membro del comparto estero di Hamas” e “vertice della cellula italiana dell’organizzazione”. Cofondatore dell’ABSPP nel 1994, sanzionato dal Tesoro USA nel 2024-2025 come finanziatore di Hamas. Era in procinto di trasferirsi definitivamente in Turchia. Già indagato negli anni 2000 (inchiesta archiviata) e segnalato fin dal 1991 per legami con cellule Hamas in Italia.

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2. Ra’Ed Hussny Mousa Dawoud
Membro del comparto estero di Hamas, stretto collaboratore e referente in Italia di Hannoun per la cellula italiana. Dipendente dell’ABSPP dal 2016, responsabile (insieme a Elasaly) della sede milanese dell’associazione. Coinvolto nella gestione operativa e nei trasferimenti finanziari.

3. Raed Al Salahat
Membro del comparto estero di Hamas e componente della cellula italiana. Dal maggio 2023 nel board of directors della European Palestinians Conference. Dipendente dell’ABSPP (2011-2019 e dal luglio 2024), referente per Firenze e Toscana. Intercettato nel ottobre 2023, mentre esprimeva apprezzamento per le stragi del 7 ottobre e per attentati terroristici nel 2024 e nel 2025

4. Yaser Elasaly
Membro del comparto estero di Hamas e componente della cellula italiana. Responsabile, insieme a Dawoud, della sede milanese dell’ABSPP. Coinvolto nella raccolta fondi e promozione delle attività associative.

5. Jaber Abdelrahim Albustanji Riyad
Membro del comparto estero di Hamas e componente della cellula italiana. Dipendente dell’ABSPP – Organizzazione di Volontariato. Attivo nella promozione della raccolta di denaro durante incontri propagandistici.

6. Osama Alisawi
Ex ministro dei Trasporti (2008-2014) nel governo di Hamas a Gaza. Presidente del Blocco Islamico dell’Unione degli Ingegneri e membro del suo Consiglio. Cofondatore dell’ABSPP nel 1994, delegato sui conti correnti dal 2001 al 2009. Beneficiario diretto di molti trasferimenti finanziari, spesso sollecitava supporto economico agli indagati italiani.

7. Adel Ibrahim Salameh Abu Rawwa
Coinvolto nel sostegno finanziario alla rete, con ruoli operativi nel circuito di raccolta e trasferimento fondi.

8. Khalil Abu Deiah
Legale rappresentante dell’Associazione Benefica “La Cupola d’Oro” (costituita nel 2023 a Milano, ritenuta creata per eludere controlli e sanzioni). Coinvolto nella gestione di una delle associazioni usate per dirottare fondi.

9. Saleh Mohammed Ismail Abdu
Domiciliato in Turchia (irreperibile). In contatto con Hannoun e altri, ha ricevuto somme significative (almeno 462.700 euro dal novembre 2023) per trasferirle a Gaza, in particolare a Osama Alisawi.

Questi profili emergono dalle ordinanze del Gip e dalle comunicazioni degli inquirenti. Le accuse riguardano il dirottamento di 7.457.230 euro raccolti per “i bambini di Gaza” verso Hamas o enti collegati, tramite triangolazioni e associazioni di copertura. Le indagini si basano su flussi di denaro tracciati dalla Guardia di Finanza, (in collaborazione con Interpol) intercettazioni telefoniche (in collaborazione con l’Interpol) tra Hannoun e altre persone con ruoli definiti “analoghi” in Olanda, Austria, Francia e Inghilterra.

Si legge nelle ordinanze che “tali comunicazioni dimostrano l’esistenza di una estesa rete organizzata a livello internazionale di soggetti/istituzioni impegnati nella raccolta fondi, apparentemente da destinare a scopi benefici e a sostegno della popolazione e della causa palestinesi”. Evidenze raccolte durante le perquisizioni che consolidano un quadro accusatorio già particolarmente dettagliato.

Giulio Galetti, 3 gennaio 2026

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