Ha parlato. E lo ha fatto senza sottrarsi alle domande, davanti al gip e al procuratore. Carmelo Cinturrino, assistente capo in forza al Commissariato Mecenate, ha ammesso la messinscena della pistola giocattolo accanto al corpo di Abderrahim Mansouri, detto Zack. E, attraverso il suo legale, ha fatto sapere di essere pronto ad assumersi le conseguenze. “Ha ammesso tutte le proprie responsabilità, si è pentito di ciò che ha fatto e richiede scusa a tutti, soprattutto a quelli che si sono fidati di lui”, ha spiegato Piero Porciani, all’uscita dal carcere di San Vittore, al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo.
La pistola finta e la “toppa”
Il punto più grave riguarda la replica dell’arma trovata accanto al corpo del 28enne marocchino. Secondo quanto riferito dalla difesa, quella pistola giocattolo non sarebbe stata recuperata in quei concitati momenti, ma custodita da tempo. “L’aveva trovata durante un servizio qualche anno fa, prima del Covid e l’aveva tenuta. Senza denunciarla perché un’arma giocattolo non si denuncia. Lui mi ha detto di averla trovata in zona Lambro, per strada e di averla messa da parte. Ammette la messa in scena e dice che è stato lui da solo“.
Cinturrino avrebbe spiegato di aver sparato per “paura”. Poi, subito dopo, di essersi sentito “perso” perché – ha chiarito il legale – “sa bene cosa accade a loro quando sparano. Ha tentato di mettere una toppa”. Da qui la folle idea di mettere in scena la finta legittima difesa. Secondo la versione riferita dal legale, tutti gli agenti presenti quel 26 gennaio in via Impastato, eccetto la donna, lo “hanno visto prendere qualcosa dalla macchina e mettere un oggetto vicino al corpo di Mansouri”. Cinturrino nega, tuttavia, “di aver toccato” il corpo e di aver ritardato la chiamata ai soccorsi.
Nelle prossime ore il giudice dovrà decidere sulla convalida del fermo e sulla misura cautelare per l’agente, accusato di omicidio volontario.
Il presunto giro di spaccio
Respinte con decisione le accuse di un coinvolgimento nel traffico di droga. È Carnevale – dice l’avvocato – Non lo conferma, assolutamente. Ha confessato tutto, ha ammesso tutti i suoi errori, è pronto a pagarli, ma quello che non ha fatto no”. Anche la storia del presunto martello che portava in giro, secondo il legale andrebbe contestualizzata: “Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono” nel boschetto di Rogoredo. “Qualche volta aveva anche una paletta”. L’agente esclude di averlo mai usato per colpire qualcuno.
Inoltre, secondo la difesa, Cinturrino non avrebbe avuto alcun rapporto con la vittima: “Non conosceva personalmente Abderrahim Mansouri, lo conosceva in foto in quanto era una persona segnalata come spacciatore”.
I verbali che lo accusano
Se la linea difensiva punta sull’ammissione della messinscena e sul pentimento, i verbali dei colleghi descrivono una scena un po’ diversa. Tutto ovviamente da chiarire durante un processo in tribunale. “È un pazzo, non sta bene, si è fiondato subito sul corpo di Zack e lo ha girato. Io correndo ho visto a terra un oggetto che non mi sembrava una pistola”. ha messo a verbale uno dagli agenti indagati per favoreggiamento e omissione di soccorso. I poliziotti arrivati successivamente avrebbero capito quasi subito che quella pistola non era lì per caso. Erano “insospettiti” e convinti che “la pistola l’aveva messa lui”.
Cinturrino, soprannominato tra i colleghi “paladino o fenomeno”, sarebbe arrivato nel boschetto mentre gli altri erano impegnati in un arresto. Più volte avrebbe manifestato l’intenzione di fermare Mansouri e conosceva – si legge negli atti – “l’orario” in cui di solito compariva nel bosco: “Alle 17, 17.30 (come quel pomeriggio del 26 gennaio, ndr), ogni tanto si coordinava con l’Ispettore e si cercava di prendere Zack“.
Un ispettore ha messo a verbale di avergli detto di lasciar perdere: “Mi ha chiamato per dirmi che aveva visto qualcuno che si stava avvicinando e che si era accorto che era Zack. Io gli ho detto di lasciarlo stare. Lui voleva che andassimo lì ma io ho ribadito che avevamo già un arrestato e di lasciarlo stare”.
Nei giorni successivi, sempre secondo i verbali, Cinturrino avrebbe fatto “pressioni” sui colleghi: “Mi raccomando sulla stessa linea”. Ma qualcosa si è incrinato. “Ci siamo dissociati da questa cosa e abbiamo deciso di organizzarci per comunicarlo insieme ad un avvocato”. “Non vogliamo sporcare tutto il Commissariato, per noi è stato devastante”, ha dichiarato uno degli agenti.
Per quanto riguarda le sue operazioni a Rogoredo, due colleghi dell’agente hanno messo a verbale che Cinturrino avrebbe “preso a schiaffi” e “martellate” uno spacciatore disabile. “Con lui era diventato un accanimento – si legge – Diverse volte Cinturrino lo ha indagato, ma spesso si sfogava con lui. Gli alzava le mani, è capitato anche che ha usato il martello”.
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


