Esteri

Hormuz è una polveriera: Macron schiera la portaerei Charles de Gaulle

Colpita da un missile iraniano una nave portacontainer della compagnia Cma-Cgm. Continuano gli scontri a fuoco fra la US Navy e l'Iran

Macron stretto di Hormuz Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Al di là delle dichiarazioni più o meno concilianti del Presidente american Donald Trump e del presidente francese, Emmanuel Macron, restano i fatti. E i fatti forniscono Una panoramica tutt’altro che rassicurante della Guerra in Golfo Persico, che sembrava, pur fra alti e bassi, essere avviata verso un negoziato difficile ma perseguito con volontà, e quindi verso una possibile soluzione quasi pacifica.

Mentre gli Stati Uniti annunciavano l’interruzione dell’operazione di scorta di navi (4 erano uscite nelle scorse ore da Hormuz), un missile ha centrato in pieno una portacontainer della compagnia francese Cma-Cgm. Le notizie, come da sempre accade in questo conflitto, sono frammentarie, ma di certo alcuni marittimi risulterebbero feriti e uno in particolare in condizioni gravissime.

Il governo francese si è affrettato a buttare acqua sul fuoco sottolineando che la nave la Cma Cgm San Antonio, ancorchè di una compagnia francese, batta bandiera maltese (il che significa bandiera di uno Stato dell’Unione Europea, sempre silente) e sia condotta da un equipaggio quasi interamente filippino. Ma la gravità dell’attacco resta. Ed è strana la coincidenza per cui, a poche ore da questo attacco, la portaerei ammiraglia della Marina militare francese, la Charles de Gaulle, abbia percorso il Canale di Suez e, una volta raggiunto il Mar Rosso, abbia fatto rotta su Hormuz. E ciò anche in presenza della distinzione fatta immediatamente dal governo francese per chiarire che l’attacco alla portacontainer della Cma-Cgm non deve essere interpretato come un’azione diretta contro Parigi.

Il terzo fatto riguarda  lo stillicidio di scontri fra le navi della Us Navy e i mezzi iraniani, inclusi i barchini e i motoscafi usati dai Pasdaran. Stati Uniti  e Iran si sono scontrati militarmente nello Stretto di Hormuz, e una nuova ondata di tensione si abbatte sul Golfo e sull’instabile cessate il fuoco dichiarato l’8 aprile. Secondo la Cbs, due incrociatori lanciamissili americani – la Uss Truxtun e la Uss Mason – supportati da elicotteri Apache e altri aerei sono entrati nel Golfo transitando dallo stretto di Hormuz e superando uno sbarramento di barchini, missili e droni,  Il fuoco iraniano sarebbe stato intercettato senza danni, spingendo il segretario alla difesa Usa, Pete Hegseth ad affermare: «ci siamo difesi con aggressività, e lo abbiamo fatto senza esitazione». Però, ha aggiunto, che la tregua non è ancora infranta.

E torniamo alle dichiarazioni. Quelle iraniane sembrano collidere frontalmente con le previsioni positive di Trump: il parlamentare iraniano Ebrahim Rezai ha affermato che il memorandum tra Stati Uniti e Iran è «più una lista dei desideri americana che realtà». Aggiungendo che «gli americani non otterranno in una guerra fallita ciò che non hanno ottenuto nei negoziati faccia a faccia.

Per intanto Hormuz torna a essere uno Stretto off limits, con la sospensione dell’operazione Project Freedom, che prevedeva la scorta dei convogli di navi mercantili da parte delle unità della Us Navy.

Bruno Dardani, 6 maggio 2026

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