Qui al bar avevamo tirato un sospiro di sollievo quando, qualche anno fa, Donald Tusk aveva vinto le elezioni in Polonia, mettendo insieme una specie di fronte liberaldemocratico da opporre al fortissimo partito sovranista Diritto e giustizia dei conservatori, che pure esprimono il presidente della Repubblica. Ci era stato detto che finalmente il Paese sarebbe tornato nell’alveo dell’europeismo, collaborativo, non più una delle banderuole che al tempo componevano il gruppo di Visegrad. Nel quale, intanto, a far compagnia a Viktor Orban, è tornato il ceco Andrej Babis.
Ieri, però, abbiamo scoperto che l’europeista liberale e democratico Tusk ha ottenuto un risultato poco collaborativo, piuttosto furbo e molto sovranista: siccome ha preso troppi rifugiati ucraini, Varsavia sarà esentata dal farsi carico di una quota di migranti sbarcati (indovinate dove) e non dovrà nemmeno pagare la compensazione – ebbene sì, con le nuove regole dell’Ue, puoi sempre rifiutarti di manifestare la tua solidarietà e, in cambio, versare una specie di cauzione.
Qui al bar saremo pure dei tipacci beceri, ma ci è subito venuto da pensare che Tusk abbia fatto benissimo: restituiremmo volentieri intere schiere di maranza in cambio degli ucraini. Se non altro, però, la si smetta di distinguere i leader politici in base al galateo delle credenziali progressiste. Tusk l’europeista, alla fine, ha fatto quello che i polacchi chiedono nel loro sovranistissimo interesse. È il bello della democrazia, dove funziona. Altrimenti, si possono rifare le elezioni finché non vince il candidato buono, oppure nominare governi a raffica per evitare che al potere ci arrivino i puzzoni…
Il Barista, 15 ottobre 2025
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