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La polemica social

“I giovani facciano la gavetta”. Hoara Borselli risponde alle critiche

L’opinionista nella bufera mediatica dopo un tweet. La sua risposta: “Vogliono abolire il sacrificio”

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di Hoara Borselli

Una cosa era chiara ma oggi lo è ancora di più. La parola “sacrificio” è stata completamente abolita. Non vi permettete di dire ai ragazzi che il mondo del lavoro può, anzi dovrebbe prevedere una gavetta non retribuita perché venite direttamente sbattuti nelle forche dei moralisti benpensanti di sinistra che chiedono l’immediata espiazione della colpa.

La vittima sacrificale oggi sono io, rea di aver raccontato una mia esperienza da adolescente ed essermi permessa di lanciare un messaggio: “Ragazzi si comincia sempre dal basso, oggi manca la fame e il sacrificio”.

Questo è bastato per scatenare l’inferno d’ipocrisia ed insulti.

Ma è sulla prima che voglio soffermarmi visto che le offese non mi hanno mai scandalizzata. O meglio, ho imparato a conviverci presto non tanto perché donna ma perché di destra. E questo sappiamo essere per definizione un peccato originale che non verrà mai perdonato dall’intellighenzia che contempla nelle fila delle intoccabili solo le donne di sinistra.

E allora via il massacro, la pubblica gogna: “Hoara incita allo sfruttamento dei ragazzi”!; “Come può affermare che a quindici anni anziché andare al mare era curiosa di imparare un mestiere, andava dietro il banco di un bar e quando se ne andava riceveva un gelato o un pacchetto di patatine invece di soldi?”; “Una bestemmia che non si può sentire!”; “Dovevi pretendere lo stipendio, una paga, una retribuzione congrua, contributi, tfr, ferie, malattia e maternità”; “Sei stata schiavizzata e a raccontarlo inciti allo schiavismo”.


Lo stesso Bonaccini, mi scrive: “Un conto è sacrificio e umiltà, che aiutano sempre, ma se la sua proposta è lavorare gratis, solo perché si è giovani, allora siamo proprio messi male. Roba da matti”.

Questo mio caso mediatico ha prepotentemente portato alla luce tutta l’ipocrisia di questo sistema malato. I moralisti benpensanti di sinistra salgono in cattedra con il ditino puntato e invece di rendersi complici nel dire ai ragazzi che la gavetta è fondamentale, che l’esperienza e i sacrifici sono le basi per entrare nel mondo del lavoro, alzano la voce risentiti?

Sono loro i responsabili di questa moria che colpisce le imprese a non trovare personale.

Sono i complici di questo sistema che vuole i giovani degli incapaci retribuiti.

Sono quelli che li incentivano a non accettare anche stipendi da 1500 euro mensili se non hanno i sabati e le domeniche libere.

Gli dicono “tranquilli, se non trovate le condizioni che vi aggradano state comodamente sul divano che tanto vi diamo la paghetta di Stato”.

Ma voi siete dei folli! Anzi, degli ipocriti.

Ci dite che dobbiamo essere liberi di farci le canne, di scegliere come e quando morire, di abortire, di andare a scuola con l’ombelico scoperto e fare i TikTok durante le lezioni e vi scandalizzate quando una persona dichiara di volersi sentirsi libera di lavorare anche gratis per imparare un mestiere?

Siete quelli che ci avete privato di qualunque libertà per due anni, che avete impedito ai lavoratori cinquantenni di lavorare se non vaccinati e oggi fate a me la morale se dico ai ragazzi che la gavetta è fondamentale?

Che anche l’esperienza ha un valore e che non può essere tutto monetizzabile? Ragazzi alzatevi dalle poltrone, rimboccatevi le maniche e non cedete ai ricatti di chi vi vuole dei cretini nullafacenti retribuiti.

Hoara Borselli, 27 giugno 2022