I giudici finalmente confessano: io so’ io, e voi non siete un c***

L’obbligo di copertura finanziaria si applica al legislatore e non ai giudici: bisogna aggiungere altro?

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art 81 giudici

La Consulta del Grillo esce allo scoperto: io so’ io e voi… Dove voi sta per le altre istituzioni dello Stato tenute a copertura finanziaria che sarebbe rendere conto delle spese e degli sprechi, almeno teoricamente, in base ad un principio di legittimità formale. La Corte Costituzionale no e, fedele al garantismo egoriferito, lo dice, lo pronuncia in prima persona: “Il principio dell’obbligo di copertura finanziaria delle spese vincola esclusivamente il legislatore, statale o regionale che sia, e non è violato da un aumento delle spese conseguente a decisioni delle autorità giurisdizionali, quali nella specie la Corte di giustizia dell’Unione europea”.

Così, con tanto di sentenza numero 121 del 2025 depositata oggi, insomma fresca come un uovo di gallina. In soldoni l’articolo 81 della sacra Costituzione vale per il legislatore non per i giudici i quali possono fare e disfare le leggi costruite dal legislatore medesimo: tutto si tiene, la mancata rendicontazione come il mancato rispetto dei limiti istituzionali. Anzi, l’una regge l’altro perché irrompere a passo di rinoceronte nelle prerogative degli altri poteri dello Stato c’est plus facile se non si è più tenuti a rispondere di niente, se tutto è lecito e non discutibile, non sindacabile.

Così si spiega la giurisdizione shumpeteriana, ispirata alla distruzione creatrice, della Corte e più in generale del potere giudiziario ad estro armonico, ovvero politico, ossia piddino: c’è da far fuori il sindaco fauno di Milano? Una bella inchiesta estetica che finirà in polvere se le accuse restano così fumose, ma intanto quello è un’anatra zoppa. C’è da segare Salvini a tout prix? Lo si tiene nelle peste giudiziarie per anni siccome “ha fatto il suo dovere” come si dicevano tra loro alcuni giudici strategici e, quando viene per forza di cose assolto, si spara un ricorso creativo direttamente in Cassazione. I clandestini scannano, stuprano a ritmi industriali? C’è pronta la prima presidenta della Cassazione che ha la ricetta infallibile: “li si intervisti e poi gli si dia un lavoro”, per dire gli si faccia fare quello che vogliono. Una banda di scafisti in combutta con le ong provoca la morte di 94 migranti sequestrati, tra cui 35 minori, a Cutro? Si mandano sotto inchiesta finanzieri e militari della guardia costiera, di quelli che la capitana Carola Rackete non riuscì a colare a picco pur speronandoli (assolta senza processo e premiata col Parlamento europeo).

Dobbiamo continuare? Ma sì, continuiamo pure con il congedo di paternità esteso alle lesbiche (un ossimoro, ma la magistratura è o non è pura avanguardia?), con la impunità virtuosa per i “piccoli” delinquenti, preferibilmente esotici, con il salvataggio dei referendum cigiellopiddini segati dagli elettori, con quello che vi pare. Tanto i giudici del Grillo, il Marchese più del giullare, non rispondono di niente e se ne vantano: “La Corte ha ricordato che il principio dell’obbligo della copertura finanziaria delle spese espresso nell’articolo 81 della Costituzione, impone un preciso vincolo non al giudice, ma al legislatore e opera per ogni legge, inclusa la legge di bilancio, traducendosi nell’obbligo di predisporre, all’atto dell’approvazione delle norme, i mezzi per fronteggiare gli oneri che ne derivano”.

Siamo all’orgoglio luciferino del male, al giocare con le parole per cui si rivendica un potere sostanzialmente incontrollato; e la motivazione etica alla base è risibile, al limite dell’offensivo: “In questo modo viene assicurata la primazia del diritto euro-unitario e l’effettiva tutela dei diritti riconosciuti dall’Unione europea e dall’ordinamento nazionale”. Almeno abbiamo capito a che sono serviti 35 anni di Europa burocratica: a mettere la pietra tombale sulle residue istanze democratiche così come postulate dal costume della sinistra del garantismo populistico: basta con la retorica novecentesca, edificante, deamicisiana dei servitori dello Stato, del giudice soggetto alla legge e solo alla legge, della sua terzietà, oggi sua maestà il giudice si staglia al di sopra del gioco democratico dei poteri che si separano e si limitano, si riconoscono controllandosi reciprocamente.

Una teorizzazione finalmente aperta, al limite del provocatorio, della repubblica giudiziaria di fatto, quasi in palese sfida ai faticosi tentativi riformistici del governo. Come a dire: ma sì, voi provateci pure, tanto sempre contro il nostro scoglio finirete per affondare. In fondo, la faccenda, marginale, della separazione delle carriere ridotta all’essenziale è questa: da una parte il blocco di potere piddino, di sinistra tende alla conservazione dell’omogeneità giudiziaria sotto il suo controllo, dall’altra il nuovo potere di destra punta a spezzarlo, a disarticolarlo. Facile immaginare chi vincerà, anche perchè la istituzione massima, che preside la magistratura, è quella che è e nutre le sensibilità che sappiamo.

Certo però che arrivare a sancire, ad auto sancire la piena irresponsabilità del sommo potere giudiziario, legibus solutus in tutti gli ambiti, con la scusa che “è l’Europa che ce lo chiede” è una bravata da gradassi assai dura da mandare giù.

Max Del Papa, 23 luglio 2025

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