I liberali veri non possono confondersi coi liberalsocialisti

Il liberalsocialismo è un ossimoro politico, ma anche un grave errore storico e culturale che ha fatto danni profondi a questo Paese

5.9k 12
carlo calenda

Pubblichiamo l’intervento di Andrea Bernaudo all’Assemblea Nazionale di Democrazia Liberale che vuole riunire l’area liberale intorno a Calenda.


Grazie per l’invito. Grazie anche al senatore Palumbo, che è stato nostro ospite al congresso di maggio.
Io avevo detto: sei davvero convinto di invitarci al vostro congresso? Perché io vengo senza la motosega, ma alcune delle posizioni che ho sentito non ci convincono al 100%.

Noi siamo qui con amicizia, perché rispettiamo molto il lavoro fatto dal senatore Palumbo in questi anni e tentiamo comunque un approccio che spero sia costruttivo. Ovviamente non siamo qui per fare un esercizio accademico sul liberalismo, ma per dire una cosa chiara e semplice, che sembrerebbe quasi rivoluzionaria: il liberalismo senza liberismo è una truffa politica.

Il liberalsocialismo per noi è un ossimoro politico, ma anche un grave errore storico e culturale che ha fatto danni profondi a questo Paese.

Oggi esiste un dato fattuale del quale dobbiamo renderci conto: Milei. Noi siamo nati nel 2020, prima dell’avvento di Milei. Non siamo “gli epigoni” di Milei, ma oggi non possiamo che guardare a ciò che sta accadendo in Argentina.

In 26 mesi di governo i numeri sono questi — non le chiacchiere dei detrattori o di chi vuole edulcorare o far finta che l’applicazione del liberismo non sia possibile o non sia rivoluzionaria.

  • L’inflazione è scesa dal 300% al 26,2%.
  • La povertà — ed è il dato che fa più male ai detrattori e agli statalisti, che hanno sempre dipinto il liberismo come la cultura economica delle élite contro i poveri — è scesa dal 52% al 26,9%.
  • Il deficit dal 15% del PIL è diventato un surplus finanziario.
  • Il debito pubblico è sceso da 500 a 446 miliardi di dollari, pari all’84,65% del PIL contro il 154,6% del 2023.
  • Il rischio Paese è passato da 3000 punti a 487.
  • Le riserve della banca centrale sono salite da 20 a 47 miliardi di dollari. La crescita supera il 5%.

Si è parlato di una linea di credito da 20 miliardi, si è detto che Milei andava avanti con i soldi di Trump, sono state dette molte menzogne e quest’uomo è stato dipinto come un fascista o come un pazzo. Quella linea di credito è stata in gran parte inutilizzata e in parte già ripagata.

Dal 140° posto nell’Index of Economic Freedom, l’Argentina punta ai primi posti, riducendo la spesa pubblica al 25% del PIL — che era il dato dell’Italia quando c’era il “miracolo economico”.

Questi non sono slogan: sono numeri.

La domanda che ci poniamo è che vi poniamo è semplice: perché quando il liberismo funziona lo chiamate estremismo? Perché quando produce risultati chiari li definite non applicabili all’Italia? Perché quando un governo rispetta il principio elementare che non si può spendere più di quanto si incassa, lo trattate come un pericoloso eversore?

Il problema allora non è il liberismo. Il problema è la cancrena statalista che c’è in Italia e che si diffonde anche nella grande stampa, che dipinge il liberista come un uomo di estrema destra o come un pericoloso eversore.

In Italia la pressione fiscale e contributiva supera il 60%; per i lavoratori dipendenti siamo intorno al 50%. La spesa pubblica supera il 55% del PIL. Il debito è ormai strutturale. La burocrazia è diventata un sistema di distribuzione del potere.

Vogliamo davvero nasconderci dietro un dito e non mettere sul banco degli imputati inpartit dominanti? Perche l’esercito delle partecipate regionali è diventato il fortino dei partiti pagato dai contribuent. Chi può negarlo? Vogliamo ancora edulcorare questo scempio del denaro pubblico compiuto negli ultimi quarant’anni? Vogliamo ancora fare “i moderati”?

Qui non si tratta di efficientare lo Stato. Non si tratta di “più Europa”, di armonizzazione fiscale o di debito comune permanente. A tutto questo diciamo no.

Un conto è coordinare una difesa continentale; un altro è costruire un superstato fiscale con una cappa burocratica e illiberale. Un conto è integrare standard militari; un altro è usare la paura geopolitica per introdurre un bilancio federale permanente e centralizzare irreversibilmente il potere.

La sicurezza è una funzione. Il superstato è una scelta politica che noi respingiamo con forza. Confondere le due cose è un’operazione retorica vile perché punta sulla paura.

L’Europa non è fragile perché liberista, come alcuni statalisti sostengono; è un gigante d’argilla per l’opposto: perché ha sostituito la concorrenza tra sistemi con una pianificazione centralista e burocratica. Quella che doveva essere un’area di libero scambio e una integrazione militare è diventata una fabbrica normativa permanente: regolazioni, direttive, tassazioni, vincoli settoriali.

Di quale Europa stiamo parlando? Lo abbiamo visto anche sul tema delle migrazioni: l’Europa non ha saputo difendere i propri confini e ha lasciato l’Italia in prima linea. Ma di quale Europa stiamo parlando? Diventata ormai un covo di lobbisti e di corrotti!

Qui non serve un linguaggio rassicurante o più forbito. Serve ridurre il potere dello Stato, l’oppressione fiscale, il potere regolatorio e quello redistributivo discrezionale. Se non fai questo, non sei liberale: stai solo amministrando il dirigismo con buone maniere.

Una parte del “Centro Liberal Democratico Italiano” — non mi riferisco a Democrazia Liberale — resta dentro una cornice liberalsocialista. Per noi questo non è accettabile. Abbiamo deciso di interrompere ogni rapporto politico con quell’area, che riteniamo un avversario politico e culturale, perché confonde e rende opaca la spinta riformatrice liberale.

Il liberismo per noi non è una corrente del liberalismo. È il liberalismo applicato all’economia.

Se togli libertà economica, concorrenza, tutela della proprietà privata e responsabilità individuale, non stai aggiornando il liberalismo: lo stai svuotando.

Milei non ha promesso uno Stato più gentile: ha ridotto lo Stato. Ed è da lì che l’Argentina sta risorgendo.

Il problema non è la mancanza di regole.
È l’eccesso di regole.
Non è la scarsità di intervento statale.
È la sua invasività.

Concludo con amicizia.
Spero che le vostre scelte non vadano verso il liberalsocialismo o verso un’edulcorazione del pensiero liberale.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version