Caffè avvelenato

I rimpatri degli altri

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar l’abbiamo sentito ripetere decine di volte: Giorgia Meloni ha sprecato tempo e soldi con i Cpr in Albania. Abbiamo sempre immaginato che non fosse quella la panacea, ma abbiamo pure sospettato che lo spreco, se c’è stato, sia dipeso piuttosto dall’impuntatura dei giudici, trincerati dentro i busillis e i cavilli del diritto europeo. Perché i giudici, altrove, alle “soluzioni innovative” al problema dell’immigrazione, danno via libera con disinvoltura.

Prendete la Germania: è notizia di ieri che, da Lipsia, un aereo ha riportato a Kabul, dopo uno scalo a Trebisonda, 25 criminali di origine afgana. Riconsegnati direttamente nelle mani del regime dei talebani, con i quali il governo tedesco ha stretto un accordo poco tempo fa, dopo mesi di interlocuzioni. Nessun tribunale si è sognato di obiettare qualcosa. Badate bene: si tratta, sì, di delinquenti; ma nei nostri evoluti ordinamenti, nemmeno chi ha commesso reati può essere affidato ad autorità che non ne garantiscano un trattamento umano.

Guardate la differenza: i nostri magistrati hanno disposto la liberazione dal Cpr albanese di stupratori, pedofili, rapinatori, violenti di vario genere, in attesa che la Corte Ue si pronunci su una serie di questioni che riguardano quelle strutture; in Germania, un charter può tranquillamente rispedire dai tagliagole islamisti un gruppetto di condannati. Il diritto europeo è uno, ma Paese che vai, applicazioni che trovi.

A riprova che, su certe materie, la decisione vera non è frutto di un processo asettico di deduzioni tecnico-giuridiche; si tratta sempre di politica. Bisogna solo capire chi la fa – e, quindi, di chi comanda: il governo o le toghe?

Il Barista, 29 aprile 2026

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