Esteri

Idf, stop operazioni contro Hamas. Ma restano due nodi per la pace

In programma domani un incontro al Cairo. Meloni: "Il piano di pace di Trump squarcia le tenebre"

Hamas accetta accordo Trump Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Il negoziatore americano per il Medio Oriente Steve Witkoff è atteso nelle prossime ore al Cairo, dove, secondo fonti dei media israeliani, dovrebbe svolgersi domani un primo incontro tra Israele e Hamas per discutere i dettagli del piano di pace promosso dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Secondo l’emittente israeliana Channel 12, i negoziati potrebbero scontrarsi con due nodi principali. Il primo riguarda la possibilità che Hamas rifiuti di separare la discussione sul rilascio degli ostaggi e il ritiro dell’esercito israeliano da quella sul futuro assetto postbellico, il cosiddetto “giorno dopo”. La percezione in Israele è che Hamas possa insistere nel collegare questi elementi. In secondo luogo, anche nel caso in cui si superasse questo punto, resterebbe da affrontare il tema delle modalità di ritiro. Israele propone un disimpegno parziale, mentre Hamas spinge per un ritiro totale. In tale scenario, si prevede un ruolo decisivo degli Stati Uniti, che – si osserva – difficilmente permetteranno che divergenze su “qualche chilometro” compromettano un accordo più ampio.

Il piano statunitense ha già ricevuto l’approvazione formale da parte di Hamas, ma il gruppo appare diviso al proprio interno. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alcuni esponenti politici, tra cui Khalil al-Hayya – indicato come principale negoziatore – hanno sostenuto l’adesione al piano pur esprimendo alcune riserve. Tuttavia, questi rappresentanti operano al di fuori di Gaza e hanno un’influenza limitata sulla componente armata, che resta radicata nell’enclave.

La leadership militare di Hamas, riferiscono fonti arabe, avrebbe espresso timori riguardo alla possibilità di far rispettare un eventuale disarmo tra i combattenti sul territorio. Secondo quanto riferito, Ezzedin al-Haddad – succeduto alla guida dell’ala militare nella Striscia dopo l’uccisione di Yahya e Mohammed Sinwar – si sarebbe dichiarato disponibile al compromesso. Al-Haddad sarebbe disposto a consegnare razzi e armi pesanti all’Egitto e alle Nazioni Unite, mantenendo però le armi leggere. Queste ultime, secondo la sua posizione, sarebbero considerate strumenti di difesa.

In relazione all’apertura alla pace da parte di Hamas, l’Idf ha deciso di sospendere le operazioni militari offensive a Gaza City. Nonostante lo stop alle offensive, le forze israeliane mantengono attive le operazioni di natura difensiva e di controllo, con l’obiettivo di individuare ed eliminare eventuali minacce ancora presenti sul territorio. Nella notte, il capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir ha convocato una riunione operativa per fare il punto della situazione alla luce degli ultimi sviluppi. All’incontro hanno partecipato i principali vertici militari e strategici: il vice capo di Stato Maggiore, i responsabili delle direzioni Operazioni, Intelligence e Pianificazione, il Quartier Generale per gli ostaggi e le persone scomparse, il Coordinatore delle attività governative nei territori (COGAT), il comandante del Comando meridionale e il capo dell’Aeronautica militare. La riunione si è concentrata sulla valutazione degli scenari futuri, con particolare attenzione all’evoluzione dei contatti diplomatici e alle implicazioni operative sul terreno.

Nonostante la dichiarazione di adesione al piano, permangono dubbi sulla concreta attuabilità delle condizioni poste, in particolare per quanto riguarda il rilascio degli ostaggi israeliani. Intervistato da Al Jazeera, Musa Abu Marzouk, alto dirigente di Hamas, ha espresso scetticismo rispetto alle tempistiche previste: “La consegna dei rapiti e dei morti entro 72 ore è una questione teorica e irrealistica nelle attuali circostanze”, ha affermato. Dal lato palestinese, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Mahmoud Abbas ha accolto positivamente le recenti aperture. In una dichiarazione riportata dall’agenzia Wafa, Abbas ha espresso sostegno all’iniziativa americana: “Accogliamo con favore queste dichiarazioni poiché segnalano la volontà di rilasciare tutti gli ostaggi e di adottare un approccio costruttivo in questa fase critica, che richiede a tutti di esercitare il massimo livello di responsabilità nazionale”.

Abbas ha inoltre ribadito la necessità di riaffermare la sovranità palestinese sulla Striscia di Gaza e la continuità territoriale con la Cisgiordania. “La sovranità sulla Striscia di Gaza appartiene allo Stato di Palestina e il collegamento tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza deve essere realizzato attraverso leggi e istituzioni governative palestinesi, attraverso un comitato amministrativo palestinese e forze di sicurezza palestinesi unificate, nel quadro di un unico sistema e di una sola legge, e con il sostegno arabo e internazionale”, ha sottolineato.

Sulla questione è intervenuta anche il presidente del Consiglio Giorgia Meloni che durante una cerimonia pubblica ad Assisi ha espresso ottimismo rispetto agli sviluppi diplomatici: “Il piano di pace statunitense già approvato da Israele, grazie alla mediazione di alcuni Paesi arabi, particolarmente del Qatar, che penso tutti dobbiamo ringraziare, potrebbe essere accolto anche da Hamas. Questo vorrebbe dire tornare finalmente alla pace in Medioriente, vedere cessare le sofferenze della popolazione civile palestinese, vedere il rilascio degli ostaggi israeliani trattenuti ormai da due lunghissimi anni. Una luce di pace squarcia le tenebre della guerra e abbiamo tutti il dovere di fare quanto è nelle nostre possibilità affinché questa preziosa e fragile opportunità abbia successo”.

Franco Lodige, 4 ottobre 2025

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