“Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di poterlo dire”, questa è una famosissima frase attribuita a Voltaire, sebbene alcuni sostengano che fu la scrittrice britannica Evelyn Beatrice Hall ad esprimerla.
Sta di fatto che essa dovrebbe rappresentare uno dei principi fondamentali delle nostre bistrattate democrazie occidentali, in cui il diritto di parola è troppo spesso messo in discussione da quella forma di dittatura strisciante costituita dal cosiddetto pensiero unico. Un pensiero unico di stampo progressista – si fa per dire – che in troppi casi dimentica tale diritto, arrogandosi il compito di distribuire patenti di politilly correct e comminando agli eretici di turno esemplari scomuniche.
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Tutto ciò, venendo all’orrendo omicidio di Charlie Kirk, rappresenta, a mio modesto parere, la radice culturale dell’odio politico che ha motivato l’insano gesto del suo assassino. Una radice di odio politico confermata tragicamente in Italia da parecchi commenti di intellettuali e opinion leader di sinistra che, al netto delle loro articolate supercazzole, hanno praticamente sostenuto che in fondo il giovane esponente Maga se l’era proprio cercata, ribaltando completamente il principio espresso dal grande filosofo illuminista.
Tant’è che, seguendo l’estensione logica del “se l’è cercata”, solo se ti batti per una giusta causa, la loro ovviamente, devi essere difeso fino alla morte; mentre, al contrario, se porti avanti tesi che il soviet supremo del sinistrismo mondiale non approva, rischi di diventare tu un uomo morto, così come, ahinoi, è proprio accaduto al compianto giovane statunitense.
Claudio Romiti, 23 settembre 2025
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