Il caso Regeni e il ridicolo penultimatum di Conte

conte di maio regeni

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Quando prese corpo, a fine Ottocento, la politica colonialistica dell’Italia crispina, il cancelliere Otto von Bismarck affermò, con perfidia tutta tedesca, che il nostro Paese aveva un robusto appetito ma una debole dentatura. Si può dire che, dopo quasi un secolo e mezzo, questa frase calzi a pennello per dare una definizione della politica estera italiana. Con la differenza che, ripetendosi la storia come farsa, ora siamo nelle mani di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, i quali si muovono come elefanti in una cristalleria e piuttosto che risolvere i dossier aperti pensano a farsi la guerra fra di loro in una gara a chi riesce più mediaticamente efficace. Fa perciò un po’ sorridere, oltre che piangere, la notizia trapelata sulla telefonata fatta l’altro ieri dal nostro premier ad Al-Sisi, il militare al potere in Egitto, in merito al caso di Giulio Regeni.

Conte, a quanto riferiscono le fonti, avrebbe fatto la voce grossa con il leader egiziano, dandogli persino l’ultimatum: “Non c’è più tempo” gli avrebbe detto, facendosi scudo della richiesta di processo per cinque agenti dei servizi di sicurezza egiziani che la nostra magistratura farà depositando gli atti dell’inchiesta entro il 3 dicembre. Che è più o meno quanto, sempre a beneficio di telecamere, aveva minacciato Di Maio un anno dopo aver visto i poveri genitori della vittima: “Per l’Italia ora è arrivato il momento di cambiare il passo nei rapporti con l’Egitto”.

Il fatto è che di anni dalla scomparsa di Regeni ne son passati ben cinque e l’Egitto ci ha fatto capire in tutti i modi, anche depistandoci e prendendoci in giro, che di collaborazione con noi non se ne parla proprio. Se nonostante le parole grosse e le minacce poco credibili, Al-Sisi non si è mosso di un millimetro, è perché sa bene che noi oltre le parole non possiamo andare: non abbiamo più come un tempo le spalle coperte da solide alleanze (anzi gli altri Paesi europei sono in competizione con noi nel Nord Africa); non abbiamo la forza dell’ hard power (complice anche un velleitario e malinteso pacifismo che percorre la nostra storia repubblicana e di cui i grillini sono il risultato finale); non abbiamo più nemmeno quella del soft power e della diplomazia, che fra l’altro dovrebbe seguire le direttive impartite da Di Maio. Dipendiamo noi dalle commesse e dalle esportazioni egiziane, più di quanto l’Egitto dipenda da noi; siamo governati da dilettanti allo sbaraglio, che non sanno nemmeno cosa significhi combinare la real politik con la dignità del Paese.

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18 Commenti

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  1. SONO COMPLETAMENTE D’ ACCORDO CON L’ ARTICOLO ;
    MA CONTINUO A DOMANDARMI MATTARELLA esiste?
    Altri due anni con questo governo e arriviamo ad essere Terzo Mondo.
    AIUTOOOOOOO!!!!!!!!

  2. In merito ai pescatori detenuti in Libia, per quanto ritenga questo Governo un abominevole disastro, vanno precisate alcune cose.
    1. I pescatori sapevano perfettamente cosa rischiavano visto che i sequestri di imbarcazioni e uomini da parte delle autorità libiche ci sono da sempre.
    2. Più che i tempi per la liberazione bisognerebbe approfondire perché la Marina Militare, in zona, non è intervenuta seppur allertata? Mentre Di Maio faceva il fenomeno proprio in Libia, forse i militari hanno ricevuto precisi ordini e in questo caso la responsabilità è del Governo intero e pure del cotonato PDR che se ne resta sempre zitto.
    3. Perché i famosi trattati internazionali per i sinistri valgono sempre e solo quando a farne le spese è l’Italia, spesso anche invocandoli senza neppure averli letti (obbligo di accogliere i migranti, per esempio, che non sta scritto da nessuna parte, naufraghi o meno che siano)? Mentre c’è chi si può permettere di fare il bello e il cattivo tempo a suo piacimento (estensione a piacere delle acque territoriali) senza che l’Unione Europea e la Comunità Internazionale (ONU in testa) aprano bocca? Chissà cosa accadrebbe se domani l’Italia estendese le proprie acque territoriali fino a ricomprendere la Costa Azzurra e la Corsica?

    • Buongiorno Cecco, i pescatori potevano pescare in quelle acque, ma il mancato intervento della marina è causato dal fatto che la Lamorgese ha risposto negativamente, “non intervenite” ed ecco il risultato.
      Le nostre navi militari servono come taxi del mare per i clandestini, per gli italiani non ci sono.
      L’ennesima figura di nerd.
      Per l’estensione delle acque territoriali ci ha pensato la Francia con l’aiuto di Paolo Gentiloni PD, accordo di Caen, ma il centro destra non lo permette.

  3. Piccole considerazioni sul caso Regeni.
    Stante che la pietas che tutti gli italiani hanno provato per un giovane che se ne è andato in modo tanto orrendo è indiscussa.
    Mi chiedo pero’ : se Regeni non fosse stato del “campo” giusto davvero crediamo che i media, ad intervalli piu’ o meno mensili, ci aggiornerebbero sui …passi governativi ? Risposta fin troppo facile, NO.
    Questo ragazzo, che peraltro conosceva l’ Egitto e l’ “ambientino” dove si stava muovendo (parlando persino un pochino l’ arabo) davvero non si rendeva conto del rischio che correva andando a frugare nel sudiciume di un governo come quello ? Cosa “ricercava” ? Cosa si riprometteva di ottenere ?
    Quanto alla grande paura di Al Sizi dopo le minacce del foggiano…..ma fatemi il piacere !!!
    Il tanto sbeffeggiato Berlusconi, siatene certi, sarebbe stato piu’ considerato….sorrisetti o no del galletto d’ oltralpe

    • E aggiungo :
      crediamo davvero che Berlusconi avrebbe lasciato per 3 mesi i nostri pescatori nelle mani dei barbari libici ?
      O per anni i 2 marinai a purificarsi nel Gange ??
      Ma ci rendiamo conto che , oggi, la dignita’ dell’ Italia è nelle mani di 4 scellerati impresentabili ?

      • E a lei – se quella telefonata fosse davvero servita a salvare Regeni – sarebbe dispiaciuto moltissimo !
        Si vergogni e… vada a raggiungere quell’essere altrettanto immondo che risponde al nome di morra

  4. La stampa italiana continua a definire Giulio Regeni uno “studente” e un “ricercatore”. Di fatto, lui era un ATTIVISTA POLITICO, quindi come tale dovrebbe essere ricordato. Regeni non era Egitto per studiarne la storia e la cultura. Regeni incontrava i sindacalisti degli ambulanti e scriveva articoli sul “Manifesto” e su “Nena News” sotto falso nome. L’intromissione nei sistemi politici dei Paesi Autoritari é estremamente pericoloso: nei casi migliori si rischia l’arresto e l’esplusione, nei casi peggiori si rischia la morte (specialmente nel caso dei Paesi molto fragili dal punto di vista politico). Proprio a causa di questi pericoli, questo mestiere dovrebbe essere riservato ai servizi segreti. Nella vicenda Regeni, ci sono alcune domande senza risposta:
    1. Perché Regeni ha accettato un ruolo così rischioso, non adatto né a uno studente, né a un ricercatore universitario?
    2. Regeni era per caso un informatore consapevole o inconsapevole dei servizi segreti britannici?
    3. Siamo sicuri che i sindacati degli ambulanti egiziani siano veramente indipendenti? (in Egitto le infiltrazioni dei Fratelli Musulmani nella politica e nell’economia sono numerose).
    4. Quali erano gli obiettivi della professoressa Maha Abdel Rahman, tutor di Giulio Regeni a Cambridge e simpatizzante dei Fratelli Musulmani?
    5. Perchè Regeni, dopo essere stato arrestato, non è stato rimpatriato dalle autorità egiziane? (sarebbe stata la soluzione più ragionevole sia per l’Italia, sia per i vertici della autorità egiziane).
    6. Perchè il corpo di Regeni è stato ritrovato proprio durante le trattative italo-egiziane per un giacimento di gas nel mediterraneo?

    • Indubbiamente era un ricercatore, di grane. Non bisogna stupirsi, la sinistra in fatto di mistificazione degli eventi non è seconda a nessuno: Carlo Giuliani, fotografato a capo del corteo con la mazza in mano, l’hanno trasformato in eroe, in un ragazzo che passava di lì per caso. Complimenti per il post.

      • Basti pensare che, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere, Giulio Regeni era descritto come un giornalista e un esperto di politica mediorientale, non come uno studente e un ricercatore. Addirittura il Manifesto, nonostante la diffida della famiglia Regeni, aveva pubblicato gli ultimi tre articoli scritti da questo ragazzo. Pochi giorni dopo, il clima è cambiato: il Manifesto e altre agenzie di stampa hanno dichiarato di non aver mai conosciuto Regeni di persona, ma solamente di aver avuto con lui brevi contatti a distanza. Da qui in poi è iniziata la costruzione mediatica romanzata attorno a Regeni.

    • Mi permetto di aggiungere alcune informazioni al suo post di per sé esauriente.
      Regeni sapeva benissimo di rischiare la pelle tanto che lo scrisse a chiare lettere al Manifesto pregandolo, proprio per questo motivo, di pubblicare i suoi scritti sotto falso nome.
      I Fratelli Musulmani in Egitto sono considerati “organizzazione terroristica” (tanto quanto le Brigate Rosse o i NAR a casa nostra) e, pure da noi, un terrorista dovrebbe andare sempre e comunque in galera (si spera a lungo).
      In molti Paesi, soprattutto musulmani, la “giustizia” è quella che è ma il problema, per i sinistrati del mondo intero, si pone solo quando a farne le spese sono i loro Kompagni (anche se delinquenti e/o terroristi), fregandosene bellamente di tutti i poveri cristi che quotidianamente soffrono a causa di una cultura per loro “superiore alla nostra”.
      Si aggiunga che, mentre Regeni moriva in Egitto, due italiani venivano rapiti e uccisi in Libia ma, siccome senza tessera del partito rosso, nessuno ha mosso un dito e neppure chiesto “giustizia”.
      E chissà perché non è andato a fare le sue inchieste in Arabia Saudita, rispetto alla quale l’Egitto è un Paradiso in terra.

  5. Molti commentatori , come sempre ,hanno colto l’ occasione per dileggiare Silvio Berlusconi che con il caso Regeni non c’ entra per niente.
    Non credo nemmeno che Bismark potesse prevedere il governo Berlusconi.
    Berlusconi viene citato dimenticando che non è al governo da circa 10 anni e che ci sono stati 9 anni di governi successivi ( quelli giusti!) che, volendo, avrebbero potuto rimediare ai disastri creati dal cavaliere ma sembra che non lo abbiano voluto fare.
    Affoghiamo nella banalità

  6. Conte che fa la voce grossa ad Al-Sisi ? Ma per favore: chissà come
    si è scomposto l’egiziano! Bismarck ha detto bene: appetito robusto
    e dentatura debole. Per non parlare del nostro ministro degli esteri….

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