Esteri

Il CEO di JPMorgan Chase & Co si sbilancia sulla guerra in Iran (e i mercati tremano)

Chi è Jamie Dimon, il gigante della finanza americana, e perché le sue parole possono influenzare l'economia mondiale

jp morgan guerra iran Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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È Chairman e CEO di JPMorgan Chase & Co. dal 2006 (nel 2026 ha celebrato 20 anni come CEO). La banca opera in oltre 100 mercati globali, serve più di 86 milioni di clienti consumer negli USA, milioni di piccole imprese e molte delle più grandi aziende, istituzioni e governi del mondo. Conta circa 319.000 dipendenti e gestisce circa 4.800 miliardi di dollari di patrimoni. In pratica, è un vero “gigante” della finanza americana.

Questo signore ha rilasciato diverse interviste, tra cui l’ultima al Hill & Valley Forum il 24 marzo 2026, nelle quali ha affrontato, tra gli altri temi, la guerra in Iran. Ecco, in estrema sintesi, il suo pensiero: Riconosce rischi a breve termine: volatilità dei mercati, possibile impatto sull’inflazione e sul prezzo del petrolio se il conflitto si prolunga.

È però “un po’ ottimista” sul lungo periodo: ritiene che l’operazione possa aumentare le probabilità di una pace duratura in Medio Oriente, grazie a un cambio di atteggiamento di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, USA e Israele, e alla riduzione della minaccia iraniana (nucleare, missilistica e terroristica).
(Nota: l’Europa è stata menzionata solo come esempio di burocrazia inefficace, incapace di decidere e cambiare rapidamente.)

Ribadisce che il successo dell’operazione è più importante delle fluttuazioni di mercato nel breve termine. Definisce l’Iran una minaccia terroristica concreta (non solo potenziale), citando decenni di attacchi contro americani e altre nazioni. Adesso mi aspetto i commenti di tutti i corifei, di sinistra e di destra: «Ma cosa ti aspettavi che dicesse? È ovvio, deve rassicurare i mercati!».

Però un dubbio mi assale: il Chairman e CEO di una delle banche più importanti del mondo, saldamente al comando da vent’anni, metterebbe a rischio la propria reputazione con dichiarazioni così nette? Una persona intellettualmente onesta le prenderebbe almeno in seria considerazione.

Altra nota a margine: certo, l’operazione non è stata concordata con gli “alleati”, e questo è un punto dolente (anche se molti invocavano da mesi un aiuto americano alla popolazione ferocemente massacrata dal regime, salvo poi fare un repentino dietrofront). Ma negare il sostegno a questa guerra significa, per noi europei, essere tagliati fuori dai giochi in Medio Oriente per molti decenni a venire.

È vero, siamo imbelli e inermi, ma almeno la forma… che diamine!

Carlo Mackay, 1° aprile 2026

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