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Il conflitto d’interessi dietro il concorsone di Fico

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Alla Camera dei Deputati va in onda il “miracolo del Fico”, che rischia però di finire davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Mentre è già certezza che la XVIII legislatura batterà tutti i record di improduttività, ma a Montecitorio sta avvenendo un fatto sensazionale. Con i deputati in vacanza, il 7 gennaio i commessi sono mobilitati per le prove del servizio di sicurezza relativo al più imponente concorso pubblico per funzionari interni degli ultimi 15 anni. Dal 21 al 23 gennaio oltre 15 mila candidati si metteranno in fila per 30 posti a tempo indeterminato da “consigliere parlamentare”. A bandire il concorso il Presidente della Camera Roberto Fico, in barba al proclama sul taglio dei costi della politica lanciato nel suo solenne discorso d’insediamento.

Peccato che il Questore in quota Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli, insieme a Giorgia Meloni, abbiano denunciato la partecipazione alla selezione di alcuni deputati pentastellati in carica che, “tenendo famiglia”, probabilmente intendono mettersi al riparo dal limite dei due mandati. Con ciò altre ombre si addensano sulla trasparenza dei 5Stelle. Il conflitto di interessi è palese, visto che Fico, esponente apicale del Movimento è anche Presidente della commissione esaminatrice del concorso e si troverà a giudicare i propri colleghi di partito. E qualora tali deputati diventassero funzionari, permarrebbe il vulnus del mancato rispetto dell’imparzialità dell’amministrazione sancita per i pubblici uffici (art. 97 Cost.).

Fico, peraltro, ha inserito nella commissione professori provenienti solo da università romane, con l’eccezione di una docente della Federico II di Napoli – sua città d’origine, il cui rettore è il neodesignato Ministro dell’Università, Gaetano Manfredi – e di un professore di Firenze, dove ha ancora la cattedra in letargo Giuseppe Conte. Una triangolazione geografica che autorizza qualche malizia. Per Federico Tedeschini, autorevole professore di diritto pubblico, proprio a causa del possibile conflitto di interessi, il concorso è a rischio annullabilità. Il ricorrente all’inizio potrà appellarsi ad un unico giudice, che è la stessa Camera dei deputati, in ossequio al principio di autodichia; ma dopo potrà rivolgersi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, lamentando la violazione del diritto ad un “equo processo” sancito dall’art. 6 della Convenzione EDU, per difetto di terzietà del Giudice. Da ridere, o meglio da piangere, così come per quel deputato grillino, Gianfranco Di Sarno, che è iscritto al concorso a sua insaputa. Pasticci che non destano ormai più meraviglia.

Lontani i tempi in cui il buon Fico, appena eletto sul massimo scranno di Montecitorio, sembrava davvero “il più fico del bigoncio”: viaggi in seconda classe in treno, autobus e rinunzia all’auto blu, camminate per il centro di Roma, seppur con una scorta degna di Donald Trump. Ma la sua è una presidenza senza autorevolezza né autorità, con gaffes a ripetizione. La più clamorosa è la querela per diffamazione, peraltro poi archiviata, nei confronti de Le Iene che avevano rivelato la storia di Imma, la sua colf retribuita in nero. La più divertente, in Aula, in cui Fico dà la parola a un inesistente Giacomini al posto di Giacomoni, il quale, a sua volta, lo zittisce con un memorabile “Grazie Fica”. Problemi seri anche con i congiuntivi. Ed ora il concorso-marchetta, come lo chiamano in Transatlantico. La necessità di nuovi burocrati, dopo aver ridotto, pro tempore, il numero dei parlamentari, non era sentita da nessuno.

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