Poteva forse non essere colpa della destra, di Licio Gelli e della P2? Ovviamente no. E infatti Sigfrido Ranucci, nonostante il mandante della bomba esplosa sotto casa sua abbia un reo confesso, suo amico intimo, e un possibile intermediario che lui conosceva bene, si è convinto che sopra il faccendiere ci sia qualcuno a manovrarne i fili. Chi? Boh. I soliti fili “neri”, i “piani globali”, un po’ come quella lettera anonima bufala che Report mandò in onda senza riscontri con la realtà.
“Un mandante sopra Valter Lavitola? – ha detto ieri il conduttore alla presentazione del suo libro a Lavarone – Mettete in fila tutti i nomi e capite chi è, o meglio chi sono. C’è una chiara regia nella manovra della comunicazione successiva alla bomba contro di me: un piano globale, con noti terminal interni nell’informazione controllata dalla destra italiana. L’obiettivo è la delegittimazione della magistratura e del giornalismo indipendenti, per arrivare a una democrazia della sorveglianza fondata sull’allarme sociale: disegno trumpiano, che però guarda caso riprende il piano di Licio Gelli e della P2″.
La tesi è ardita. Intanto: cosa c’entra la “comunicazione successiva” alla bomba con Licio Gelli è un mistero che solo lui può svelare. E soprattutto: non sarà un tantino autocelebrativo pensare che criticare Ranucci significhi automaticamente delegittimare “il giornalismo indipendente”? Solo lui, e Report, sono depositari di questa definizione? Nel suo colloquio con Repubblica, Sigfrido considera “ormai superato Lavitola, che alla luce della sua confessione mi pare vada inquadrato in un caso psichiatrico” (il grande segugio d’inchiesta non poteva accorgersene prima di diventarne amico e di scambiarci così tanti messaggi?). “Il punto — dice — è piuttosto fare attenzione alle manovre attorno a lui, anche in giornali autorevoli. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, vedo interessi personali e commerciali decisi a demolire Report: in particolare emerge il riaffacciarsi di una galassia politica fascista, mobilitata per soffocare la democrazia in Italia e in Europa».
Nessuna risposta, invece, sul suo rapporto col faccendiere. Lui che ha sempre moralizzato sulle amicizie altrui. “Non vedo però l’ora di parlare — dice a Repubblica — anche sulla strategia degli avvocati di Lavitola. Il 7 settembre 2025 non mi avvertì affatto della possibilità di un attentato contro di me, o dell’urgenza di un rafforzamento della mia scorta. Mi disse semplicemente di fare attenzione, esortazione comune da anni. Se avessi colto l’esistenza di un pericolo, lo avrei scritto nella nota chiesta dalla mia scorta pochi giorni dopo. In quell’appunto invece non c’è nulla e altro non ricordo”.
Intanto nega di voler scendere in politica, anche se la “sua gente” glielo chiede. “Volete proprio che io smetta di fare il mio mestiere — dice — ma state tranquilli, non mi candido. Me l’hanno chiesto in molti, non solo Lavitola: perfino il padre di Vannacci mi ha detto che mi stima e ha voluto una foto con me (che mostra sul cellulare ndr)”. E quindi? “La Rai può fare quello che vuole: è vero, pensa di sostituirmi, ma bisogna vedere se ce la faranno. E dopo tre mesi di delegittimazione la risposta della gente è questa folla, le persone comuni, che sono la mia forza. Io sto cercando di proteggermi da qualcosa contro cui non ci si può difendere. Ne uscirò bene, combatterò fino alle fine per tutelare uno spazio di libertà: vediamo come ne escono gli altri”.
Ma alla fine torniamo lì. La bomba l’avrà chiesta Lavitola. Gli esecutori li avrà contattati Gomez, secondo i pm. La tutto il male sta a destra, mica altrove. L‘inchiesta del Tempo sui costi della trasmissione proprio non gli va giù. “I giornali del gruppo Angelucci — dice Ranucci — spacciano per buste paga personali le note spese di inchieste e trasferte anche all’estero. Al di là delle querele, anche contro chi ha passato dall’interno dati riservati, Report è da sempre la trasmissione più virtuosa della Rai. Costa 160 mila euro a puntata, contro i 240 mila di altre trasmissioni che fanno il 3% di share, con conduttori che nessuno attacca perché rispondono agli amici giusti di qualcuno: per la Rai lamentarsi di Report è come per il Papa lamentarsi del Giubileo”.
Ne ha per tutti, Ranucci: per i colleghi in Rai che avrebbero amicizie con Luigi Ciavardini (terrorista neofascista); per Selvaggia Lucarelli (“mi imputa rapporti spregiudicati: sarebbe interessante citare i suoi”; per il Corriere che ha intervistato Maria Rosaria Boccia (“nessuno controlla, prima di dare la notizia che Maria Rosaria Boccia sta scrivendo un libro con me: falso, ma pur di attaccarmi ci si trincera dietro la scusa che non si verificano le dichiarazioni di una intervistata”). Chissà, aggiungiamo noi, se hanno verificato la notizia come fece lui con la presenza di Nordio nel ranch di Cipriani. Infine il delirio finale: la democrazie e l’Ue vanno salvate perché “sotto attacco della galassia Trump, da Musk a Bezos, da Bannon a Peter Thiel di Palantir, da piattaforme come Esperia e dai social manovrati dalla destra Usa e dal potere di Netanyahu, adottati dalla destra italiana e da chi gestisce i social di Palazzo Chigi: ormai tecnologicamente padroni del nostro destino”. Non vale neppure la pena commentare.
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