Cronaca

Il legale di Lavitola: “Ranucci avvertito del rischio attentati un mese prima della bomba”

L'avvocato del faccendiere a Rebibbia in vista dell'udienza di fronte al Riesame: "Il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo"

Valter Lavitola arresti
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La domanda che ci siamo posti stamattina diventa sempre più logica: non sarà che Valter Lavitola, ora in carcere, sta in qualche modo trascinando con sé giù dal burrone anche Sigfrido Ranucci? Altrimenti non si spiegano le dichiarazioni rese oggi da uno degli avvocati del faccendiere, frasi che ricalcano quelle già pronunciate nei giorni scorsi. “Sono qui oggi per parlare con Lavitola e verificare se è necessario integrare la confessione del 12 agosto in vista dell’udienza del Riesame, che si terrà, presumo, la settimana prossima”, ha detto Arturo Cola prima di entrare nel carcere di Rebibbia.

Ricordiamo che Lavitola ha confessato di essere il mandante della bomba esplosa sotto casa di Ranucci e sostiene di averlo fatto per far aumentare il livello della scorta all’amico giornalista. Una ricostruzione considerata “fumosa” dal Gip e che lascia i pm convinti che, in realtà, dietro l’ordigno ci fosse il desiderio di aumentare la popolarità del conduttore di Report per poi diventarne il braccio destro in caso di discesa in campo.

L’ex editore dell’Avanti, dopo l’interrogatorio fiume di 5 ore, non ha ottenuto dal Gip i domiciliari. Ci proverà di nuovo con il Riesame, magari provando a fare ulteriore chiarezza. “Non si tratta di ritrattare o dire cose diverse ma si tratta semplicemente di puntualizzare e offrire un’interpretazione autentica di ciò che è già stato riferito – spiega l’avvocato di Lavitola – Questo ci è possibile perché al Riesame si possono fare dichiarazioni spontanee”. La difesa ha chiesto che l’indagato sia sentito in aula e non tramite videoconferenza. E spera anche di far leva sul fatto che la confessione abbia di fatto favorito molto il prosieguo delle indagini e del processo.

Ma ciò che più interessa politicamente, anche in vista della decisione della Rai sul conduttore di Report, sono le frasi di Lavitola e del suo avvocato su ciò che Ranucci poteva aver capito o non capito sull’attentato. Se è escluso dai pm che potesse essere d’accordo (nessuno l’ha mai sostenuto), ora si sussurra da più parti che possa aver in qualche modo intuito, prima della perquisizione, che l’amico potesse entrarci qualcosa (anche se lui nega). Quando verrà ascoltato in procura, dice il Corsera oggi, i pm potrebbero chiedere al conduttore come mai le numerose piste suggerite dal faccendiere (ed emerse dalle chat) non siano rientrate tra le ipotesi presentate nel corso delle indagini. “Noi riteniamo che Lavitola avvisò Ranucci sul rischio di attentati prima di quanto avvenuto il 16 ottobre. C’è stato, infatti, un incontro il 7 settembre nel corso del quale probabilmente Lavitola avvisò Ranucci dei pericoli che correva in ragione di possibili attentati ma il giornalista è probabile che abbia considerato la cosa non importante, affrontandola con superficialità senza dargli retta, e che per questo non ne abbia fatto menzione negli interrogatori”, ha aggiunto il legale. “Questo quindi un mese e mezzo prima dell’attentato medesimo. A noi interessano i fatti: in sede di interrogatorio di garanzia il mio assistito ha escluso che vi fosse un accordo preventivo sull’attentato”.

L’unico vero ordine – ha aggiunto l’avvocato – era quello che non si dovesse far male a nessuno. È una cosa importantissima che emerge dagli atti in epoca non sospetta, il 2 luglio, quando uno degli esecutori ha dichiarato spontaneamente che nessuno voleva far male a nessuno. Il movente raffigura una questione certamente di rilevanza rispetto all’opinione pubblica, ma per le questioni penalistiche è una questione che secondo noi incide poco: se l’ha fatto per il bene di Ranucci, per la questione politica o per proteggerlo, cambia poco”.

All’uscita dal colloquio, il legale ha poi fornito altri elementi. “Il dottor Lavitola vive una condizione psicologica non facile perché, per una sua scelta autonoma, ha provocato dei guai a due persone che per lui sono come un figlio, Gomes, e un fratello, il dottor Ranucci. È molto affranto”, ha spiegato l’avvocato, che ribadisce come la scelta di compiere un attentato sia stata solo opera del suo assistito. Senza che nessun altro ne fosse al corrente, men che meno il conduttore di Report. “Si sente in colpa per aver messo nei guai persone a cui tiene in ragione di una scelta esclusivamente sua – ha aggiunto l’avvocato Cola – Per quanto riguarda Gomes, per averlo coinvolto in un’azione delittuosa della quale era a conoscenza; per Ranucci, per averlo messo alla mercé delle note ipotesi di questa vicenda. Quanto alle decisioni di Gomes, saranno sue scelte personali su cui Lavitola non influirà”.

Secondo Cola, adesso si dovrà dibattere non tanto su chi sia il mandante (è reo confesso), ma su altri due punti. “Il primo è la modalità esecutiva dell’attentato e il secondo è il movente”, ha spiegato il legale. E questo perché l’obiettivo della difesa è quello di ridimensionare l’ordine di grandezza delle accuse, sia per uscire dal carcere sia per ridurre l’eventuale pena da scontare. “Ci sono questioni tecniche di diritto sostanziale che vanno affrontate – ha detto Cola – In primo luogo la sussistenza del cosiddetto metodo mafioso, che noi riteniamo essere insussistente. Poi ci sono i temi delle esigenze cautelari che attengono al pericolo di recidiva, al pericolo di inquinamento probatorio, al pericolo di fuga. Questi sono i temi che verranno affrontati nella memoria, chiaramente agganciandosi al movente”.

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