L’altra sera, durante Quarta Repubblica, ho assistito a uno spettacolo che mi ha profondamente disgustato, ma che, al contempo, mi ha aperto gli occhi: il fascismo rosso esiste e vive tra noi. Questa verità si è rivelata osservando un giovane che, con un’aria tra il mistico e il beffardo, si prodigava nel dispensare, con apparente benevolenza, perle di progressismo ai “poveri infedeli” come noi, per aiutarci a comprendere l’ovvietà delle azioni violente e razziste perpetrate da anni, e intensificatesi negli ultimi mesi, contro ebrei e chiunque esprima un pensiero non allineato alla dottrina progressista. Con un tono da sacerdote, recitando una liturgia ben consolidata, il giovane asseriva che i progressisti, nella loro presunta superiorità morale, si sentono obbligati a “catechizzare” gli infedeli, anche ricorrendo alla violenza, per convertire chi non condivide la loro visione o per imporre l’essenza della loro “verità”. Le aggressioni, gli scherni, le violenze verbali, fisiche e psicologiche contro ebrei, liberali o chiunque sia considerato “eretico” sarebbero, secondo questa logica, lecite e finalizzate alla loro conversione o, in extremis, al loro annientamento, sempre in nome del “bene supremo dell’umanità”. Questa riflessione mi ha portato a una conclusione: i sedicenti progressisti mostrano tratti ontologicamente totalitari. Durante il dibattito, sono emersi chiaramente i motivi di questa affermazione.
Accentramento dei poteri: i progressisti sembrano arrogarsi i tre poteri fondamentali di uno Stato democratico – legislativo, esecutivo e giudiziario – aggiungendo il diritto di usare la forza per eseguire le loro “sentenze”. Un esempio recente è il Remigration Summit, tenutosi qualche giorno fa a Gallarate, che ha scatenato reazioni violente da parte di manifestanti, sostenuti da un ampio schieramento progressista. Il giovane in trasmissione, con aria di compatimento, ha sostenuto che fosse “ovvio” impedire la riunione con qualsiasi mezzo, anche violento, poiché, secondo la loro “legge”, discutere di reimmigrazione è inaccettabile (potere legislativo); tale legge va applicata rigorosamente (potere esecutivo); e chi si macchia di questo “reato” è colpevole e va condannato senza indugio, anche con la forza (potere giudiziario). Poco importa se, per l’ordinamento italiano, non si configuri alcun reato. La democrazia, secondo questa visione, è fallace e corrotta, soprattutto se guidata da un governo di “destra-centro”. L’accorpamento dei tre poteri in un’unica autorità è la caratteristica distintiva di un sistema totalitario. Nemmeno il fascismo storico è riuscito a creare uno Stato completamente totalitario, dovendo riconoscere, seppur controvoglia, il potere della monarchia e della Chiesa.
Propaganda di massa: durante il dibattito è emersa con chiarezza la strategia di propaganda progressista, caratterizzata da un martellamento continuo di slogan, urlati in manifestazioni settimanali, spesso accompagnati da toni volgari e aggressivi, amplificati da megafoni che ne distorcono il suono. L’obiettivo non è la comprensione del messaggio, ma il suo impatto emotivo, viscerale. Gli scopi dichiarati, come la difesa di certi valori, tipicamente occidentali, spesso mascherano intenti razzisti o colonialisti: si rivolgono contro gli ebrei o cercano di imporre a culture diverse il politicamente corretto, il wokismo o l’individualismo occidentale, valori estranei alle popolazioni che pretendono di rappresentare. Ad esempio, si invoca la “pace in Palestina”, ma si ignora che Hamas non ha mai perseguito questo obiettivo, limitandosi a cessate il fuoco tattici.
Repressione del dissenso: la repressione di chi dissente è feroce e multiforme: dal discredito alla gogna mediatica, fino alla violenza verbale e fisica. Gli episodi sono numerosi. Gli attacchi a Papa Ratzinger, Daniele Capezzone, Eugenia Roccella, Tommaso Cerno, Liliana Segre, gli studenti ebrei ostracizzati nelle università o le proteste al Salone del Libro di Torino di quest’anno contro autori ebrei. Il giovane in trasmissione ha sostenuto, con un sorriso condiscendente, che non tutti gli ebrei sono “cattivi”, riconoscendo l’esistenza anche di “ebrei buoni”.
Ideologia dominante: guai a opporsi al politicamente corretto, al wokismo o alla teoria gender. Chi lo fa diventa un paria, etichettato come “fascista”, privato di diritti e soggetto a ogni abuso. Questa imposizione ideologica si estende a ogni aspetto della vita, invadendo gli spazi di autonomia personale: dai cibi da consumare, alla casa, all’automobile, fino a dettagli come il tappo delle bottiglie. Acclarato tutto ciò, non vedo come si possa negare l’esistenza di un “fascismo rosso”, che si manifesta nell’accentramento del potere, nella propaganda, nella repressione del dissenso e nell’imposizione di un’ideologia totalizzante. È ora di aprire gli occhi, ma forse è già troppo tardi.
Carlo MacKay, 20 maggio 2025
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