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“Il giovane Holden” di Salinger, un romanzo sopravvalutato

Su quasi tutti i giornali, a reti unificate, si è celebrato da poco il centenario della nascita di Salinger, l’autore celebrato per il suo romanzo Il Giovane Holden. Un romanzo mitizzato, ma totalmente inutile nonché dannoso perché Holden Caulfield è il Che Guevara della upper-class pre-globalizzata.

Holden – dicono – è “uno dei personaggi tra i più amati della narrativa contemporanea”, è “oltre il mito”, è “un’icona della ribellione, della difficoltà esistenziale ed adolescenziale di rapportarsi con la vita adulta”.

Malgrado il consenso, il romanzo, pur nella sua perfezione stilistica, a livello di contenuti è quanto di più banale e riciclato la letteratura abbia mai riversato su pagina. Salinger non ha fatto nient’altro che riassemblare, ingentilendole, problematiche che esistono da sempre. La sua abilità, d’altro canto, sta proprio in questo: nell’averci propinato un personaggio che nella sua ribellione è consolatorio.

Ogni anno migliaia di nuovi lettori sono invogliati alla sua lettura perché il Giovane Holden ci mostra il più bell’esempio di ribellione da curriculum esistenziale, di ribellione come ricordo formato cartolina da ostentare mentre ci si appresta ad impiccare la propria vita a nodi regimental.

E così anche la formazione degli ormai tanti piccoli Giovani Holden è simile alla vita di una nave in bottiglia: ti protegge da qualsiasi tempesta, ma ti impedisce qualsiasi approdo.

È forse questa la ribellione adolescenziale? Un perdere senza perdersi? Se così fosse sarebbe davvero come ha scritto Houellebecq: “L’adolescenza è la vita, prima non c’è niente, dopo solo il ricordo…”. Un po’ triste come prospettiva, no?

La lettura del Giovane Holden per chi vuole diventare adulto in un mondo adulterato, per chi vuole andare in un mondo che vuole solo venire, è una lettura inutile: non c’è vita, c’è solo melodia narrativa, c’è solo sinfonia di parole che costringono la mente in un reticolo sensoriale che di vitale non ha nulla.

Salinger non è altro che un Paolo Cognetti con dignità narrativa, un Baricco con dignità.

Basta questo per farne una scuola? Dov’è l’Huckleberry Finn di Twain? Dove sono i turbamenti del giovane Torless? Che fine hanno fatto “le memorie di un pazzo” di Flaubert? Perché nessun insegnante suggerisce “Malcom” di James Purdy?

Il Giovane Holden vaga sulle “tombe” già scoperchiate di una Spoon River metropolitana e indebolisce generazioni e generazioni costringendole a ribellarsi. Dalla parte del silenzio.

Gian Paolo Serino, 18 gennaio 2019

4 Commenti

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  1. A questo proposito ritengo che una adolescenza non superata é evidente anche nei maschi adulti italiani. Mi ricordo in particolare un seminario su petrolio in una connotata scuola di Ginevra, in questo seminario vi erano rappresentanti di molte grandi compagnie petrliere e in particolare mi colpí il comportamento dei rappresentanti di ENI. Non si mischiavani con gli altri e parlavano tra di loro sempre di tre cose: vestiti, magiare e donne sulle quali sospettai l’esercizio di una ferile fantasia.Mi ricordarono i miei compagni di liceo. Infine questo risorgere di stupri non é altro che il realizzare da adulto le fantasie dell’adolescenza.

  2. Quanto a romanzi nordamericani sopravvalutati mi permetterei di segnalare “On the road” di Jack Kerouac e “Oggi si vola” di William Faulkner, opere semplicemente insulse. Per non dire di alcuni romanzi di Hemingway in cui sembra che le vicende abbiano l’ unico significato di far riflettere sulla carta dei vini di un ristorante.

  3. Buongiorno,caro Serino.
    È sempre un piacere leggere le tue recensioni,anche se oggi,sull’utilità del “Giovane Holden”(The catcher in the rye)mi trovi in disaccordo.
    Intendiamoci,se lo leggiamo come lo intendi tu e la stragrande maggioranza di chi lo ha affrontato,la tua disamina trova i suoi appigli.
    Ma,ovviamente secondo me,il libro nn parla di ribellione borghese,ma si inerpica nella spiegazione situazionista della vita nel suo svolgimento integrale.
    Ci sono molti richiami(il più famoso è quello sullo svernare delle anitre del central park)che si potrebbero definire “i ricordi”.
    Nelle diverse fasi della vita ci sono delle domande ricorrenti che in base al momento che ci si presentano ci illuminano o ci rabbuiano,benché siano sempre le stesse.
    Esse nn cambiano,siamo noi che siamo cambiati?
    Ci ricordano la nostra umanità,il nostro crescere che nn sempre si associa a quando “le domande” ci bussarono anni addietro con il loro,passato,carico di illusioni o disillusioni
    Io ci vedo un tomo di filosofia “per le masse” nel libro di Salinger.
    Un ottimo libro,a mio parere.
    Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi di “Siddharta”,visto che stiamo sui capisaldi della,cosidetta, letteratura di formazione.
    Esso viene definito filosofico,mentre io ci ho trovato il nullismo che fa apprezzare oggi,un Houellebecq.
    Comunque è sempre un piacere leggere i tuoi scritti.

    Ps
    Mi riprometto di leggere il tuo “Quando cadono le stelle”.
    Una mia amica saputo il mio apprezzamento per i tuoi articoli e del fatto che mi eri sconosciuto fino a qualche settimana fa,mi ha indirizzato al tuo titolo decantandolo come un capolavoro.
    Vedremo.

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