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Il governicchio della Merkel e i guai della Germania

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Finalmente (per lei, non certo per noi italiani) Angela Merkel diventa Cancelliere per la quarta volta: ha firmato il patto di legislatura con i suoi compari Olaf Scholz (socialdemocratici) e Horst Seehofer (cristiano sociali). I tre partiti sconfitti alle elezioni di settembre sono riusciti a fare un governo (in Italia lo definiremmo governicchio) dopo che Merkel aveva fallito nel farlo con liberali e verdi, che le elezioni invece le avevano vinte.

In Europa un altro governo “di risulta” (non saprei come definirlo diversamente) va al potere e immediatamente si rinchiude in un bunker, non solo politico e culturale, ma pure fisico.

Questo è il destino di noi élite: andare al potere fingendo di aver vinto le elezioni, rinchiudersi subito in un bunker e di lì cercare di governare un popolo purtroppo sempre meno bue, usando le solite, fruste formulette, con staff devote che occupano ogni posto di potere e di controllo. Onestamente non li capisco, mi pare un suicidio, ma tiremm innanz.

I “numeretti” tedeschi sono ancora buoni ma la Germania non è più quella di una volta, i problemi sono ancora tutti lì: le mitiche esportazioni che li hanno arricchiti ormai dipendono da un tweet che un buzzurro di origine tedesca alle 6 del mattino (ora di Washington) spara nell’etere (Chissà se Angela, quando è sola nel suo bunker, maledica quell’atto pubblico, che l’aveva tanto lusingata, un Barack Obama venuto appositamente a Berlino per passarle il testimone della successione a leader dell’establishment liberal euro americano).

Non parliamo dell’integrazione. Essendo fallita persino quella interna, con i Land dell’ex Germania Est da sempre ai margini del potere (neppure uno straccio di ministro hanno ottenuto), non poteva certo funzionare quella con la sempre più crescente e arrogante comunità islamica.

Peggio, la Germania è riuscita a portarsi in casa le tensioni (mortali) fra gli immigrati turchi e gli immigrati curdi, facendo così entrare in gioco il Sultano Erdogan che ora chiede spiegazioni (e non solo) su qualsiasi evento che riguardi i turchi (non li considera tedeschi), ora addirittura sull’incendio di due moschee a Berlino e nel sud del paese che lui attribuisce agli estremisti curdi.

Nel frattempo gli squilibri sociali, anche in Germania si fanno sempre più profondi, il punto di rottura potrebbe essere vicino.

Vedremo come la grossa coalizione saprà ridefinire il ruolo della Germania in Europa e come gestirà la minaccia di una saldatura fra i Paesi dell’Est e quelli del Sud, rappresentando tutti ormai il “basso”, e tutti terrorizzati di finire come la Grecia.

Conviene alla “popolare” Merkel mettersi con un liberal elitario come Emmanuel Macron (finita la luna di miele, gli ultimi sondaggi lo danno in caduta) e riformare l’Europa spaccandola non fra “destra” e “sinistra” (popolari e socialisti) ma fra “alto” e “basso”? Gli elettori tedeschi, così come quelli dei paesi dell’Est e del Sud, ormai hanno capito che per difendersi dal modello del Ceo capitalism dominante prima di tutto bisogna votare contro l’”alto”.

In Germania e in Europa i nodi e il pettine stanno per incontrarsi, nessuna fretta, è la volta che ne vedremo delle belle.

Riccardo Ruggeri, 14 marzo 2018