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Il governo Conte? È l’VIII governo Andreotti

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L’attuale governo Conte ha tutta l’aria di essere il governo Andreotti di tanti, tanti, tanti anni fa. Cosa diceva il divo Giulio? “Meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Al netto dell’ironia e della Dc  – che con tutte le storture e tutti i vizi che aveva era pur sempre un grande partito – la massima adreottiana ben si addice al governo di Salvini e di Di Maio che non sapendo cos’altro fare tira a campare. Così se i governi Andreotti furono sette, si può dire a ragion venduta che questo sia l’VIII governo Andreotti. Senza Belzebù, ma con dei poveri diavoli che si atteggiano a statisti.

È un perfetto contrappasso dantesco e un pernacchio a sé stesso per chi si era presentato al cospetto del mondo con tanto di prosopopea annunciando: “Oggi nasce la Terza repubblica e questo è il governo del Cambiamento”.

È vero che era proprio Andreotti a ripetere ai comunisti che “il potere logora chi non ce l’ha” ma erano davvero altri tempi – quelli della cosiddetta democrazia bloccata e del fattore K, come lo chiamò Alberto Ronchey – e, soprattutto, per quanto non tirassero le cuoia anzitempo, i governi Andreotti pur esercitavano un potere non sempre inutile. Oggi, invece, il governo del Cambiamento è in realtà il governo del Potere Inutile: l’VIII governo Andreotti galleggia mentre l’Italia, ancora una volta senza nocchiero, è una nave ferma in mezzo al mare.

È un bel paradosso, anzi è un brutto, pessimo paradosso per il ministro dell’Interno che chiude i porti e respinge le barche dei naufraghi ma non si avvede che ormai sul barcone alla deriva c’è proprio l’Italia.

Tempo addietro definii il Pd “il partito del potere inutile”. Come si vede non c’è nessuna discontinuità: i Dioscuri del cambiamento sono gli eredi del Pd che della sinistra e della destra hanno preso il peggio. Castore e Polluce sono andati al governo come tutti i moralizzatori di questo mondo e alla fine il risultato qual è? Si stava meglio quando si stava peggio.

La natura di un governo si vede al momento della genesi. Il governo del triumvirato Conte-Salvini-Di Maio al suo nascere annunciò la repubblica dei cittadini e, invece, era la classica repubblica dei partiti; si autodefinì una sorta di democrazia diretta e, invece, era una specie di Politburo; presentò un contratto sociale o di governo che, invece, era la classica lista della lavandaia. Se siamo arrivati fin qui con l’VIII governo Andreotti che tira a campare perché non è neanche capace di morire con un minimo di dignità è perché siamo finiti persino nella parodia della democrazia popolare della quale il grande Ronald Reagan diceva che si distingue dalla democrazia come una camicia si differenzia dalla camicia di forza.

Il governo del Cambiamento ha indossato la camicia di Nesso: più si muove, più la camicia si stringe. E le elezioni – tutte le elezioni che si son tenute finora e, si vedrà, quelle che arriveranno a breve – dimostrano che proprio l’VIII governo Andreotti è logorato dal potere perché non riesce ad esercitarlo né in bene né in male. L’Italia è ormai una nave nella bonaccia prima dell’arrivo della Tempesta.

Giancristiano Desiderio, 28 febbraio 2019