Il grande circo del No: artisti ribelli, purché allineati

Da Agnelli a Mannoia, la solita compagnia dell’impegno civile che predica libertà ma pratica conformismo politico

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laurito mannoia agnelli

Compositori per il No. Ma che spettacolo di coerenza, di passione civile, di disinteresse. Come ha detto Diaco, il conduttore pomeridiano, subito apostrofato come “frocio” dalla sinistra gender e verbalisticamente corretta: se dici Sì sei un servo, se dici No sei un testimonial. Dunque: dove eravamo rimasti? Apprendo, e mi mangio le mani per non averlo saputo prima, ma rimedio subito, di una partecipazione “straordinaria” del giureconsulto Manuel Agnelli, ex giudice a X Factor, a un convegno “Giustizia e democrazia, le ragioni del no” presso la Società Umanitaria di Milano, uno di quei circoletti dei borghesi di sinistra che sanno far di conto e giustamente invitano con i dovuti onori un industriale dello spettacolo, abilissimo a sviluppare una rete organizzativa fatta di locali, produzioni, contatti, collaborazioni con etichette discografiche che per ragione sociale ha lo svezzamento di giovani aspiranti popstar, a dire di una perfetta, oliata impresa commerciale, propagandistica, cultural-egemonica nel segno del capitalcomunismo mediacratico.

“Suoni dal futuro” si chiama la nuova intrapresa di cui parlano molto bene i giornali molto amici, perché le ragioni della Costituzione si sposano benissimo con quelle della costruzione. Per cui il nostro Manuel da Abbiategrasso, con la barba e la solennità da vecchio della montagna, va a intrattenere i borghesi della Società Umanitaria sotto l’egida della CGIL sull’urgenza dell’etica garantita dallo Stato, quanto a dire l’autoritarismo paternalistico del potere, ah, questi artisti liberi e belli, anarchici, insofferenti, normalizzati ai tempi della repressione sanitaria decisa da sinistra. Agnelli l’hegeliano avrà svolto una prolusione su “Leccare l’adrenalina (suo più memorabile successo) come nuova frontiera dello Stato etico”?

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Invece all’adunata oceanica, a piazza del Popolo a Roma, a cura di: CGIL, Arci, Anci, Anpi, Acli (pare “il bersaglio” della Settimana Enigmistica), PD, AVS, M5S, Libera, Rete degli studenti medi, centri sociali, Sindaci, Artisti, attivisti, linotipisti, influencer da Dubai, donne percepite, giornali percettori, Daniele Silvestri, uno che faceva canzoni per il Chiapas, il nostro piccolo Manu Chao, ha cantato, c’informa Repubblica, “una struggente ballata composta per l’occasione” che fa così: “Possiamo lasciare che il vento/ci passi vicino e nemmeno sentirlo/E invece non è così/Ci vuole attenzione”. Radi applausi, pare una circolare del Nazareno, testo probabilmente scritto a 4 mani con Lella Schlein, non si capisce un cazzo, ma tanto sotto al palco a sentirlo erano in 12. Non manca Fiorella Mannoia, la rossa antica, immarcescibile, con una presa di posizione degna della chiarezza definitiva di Duns Scoto sul dogma dell’Immacolata Concezione, “potuit, decuit ergo fecit”; argomenta da par suo la nostra dottoressa sottile: “Non lo so, non ci capisco niente, non voglio saperlo, quindi voto No”. Senza contare che il tarapia tapioco ha perso i contatti con la supercazzola (brematurata con scappellamento a sinistra come fosse Bersani). Era meglio “portaci delle toghe, nuove cose, ti diremo ancora un altro No”.

L’emergente Ditonellapiaga, una che due anni fa ci informava che “la mia vagina è liberale e fa politica”, con tutto ciò che ne consegue, anche lei schierata nel modo giusto, fosse stato un maschio si poteva dire che vota con l’organo sessuale ma per la carità risparmiamoci accuse da Cecchettin Gino. Inutile citofonare ai vari Guccini, Vecchioni, Pelù, Caparezza, Jovanotti eccetera, tutti lellisti più lelliani della Lella; caso a parte, come sempre, l’imprevedibile, mai scontato Vasco Rossi, capitto, eeeh oooh ahhh “zè chi dize no”, e figurati se se la faceva sfuggire, il ribelle più normalizzato che zè. Chiude il cerchio un inquietante intervento di Carmen Consoli, la cui enfasi teatrale ha preoccupato molti, siamo al parossismo di Carmelo Bene nei panni del Grillo Parlante di Pinocchio, solo che Carmelo ci metteva il sarcasmo della crudeltà, questa è proprio convinta. Dulcis in fundo, Marisa Laurito nei panni di Ninì Tiramisù, la donna che inventò o referendum c’a pummarola ncoppa, bachelor a Indietro tutta.

Dall’altra parte di ugole solo Bocelli: ma quelli di odiare ti costa, che pesano le parole, che si rotolano in terra al primo stormir di body shaming, gli hanno commentato che deve raddrizzare la scheda, farsi dire dove sta la croce da mettere, non ci vede chiaro, gli servono gli occhiali, casca da cavallo eccetera. Eh,sai, la satira è libera (se viene da sinistra, se no è servilismo, violenza), come quello che vorrebbe “la rissa con la Russa”, noi invece vorremmo un Proraso per Tomaso, almeno si dà un po’ una sistemata. C’è pure chi ha obiettato: ma Bocelli è un cantante, cosa c’entra con la politica, che parla a fare? Per curiosità sono andato a controllare, era una un po’ appassita che il giorno prima mi aveva scritto; “E perché, Manuel Agnelli non può esprimersi? Sei un fascio”. Sì, di rose rosse per te ho portato stasera.

Max Del Papa, 21 marzo 2026

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