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Il grande spreco: 620mila dosi di vaccino scadute. E la Svizzera le butta

La corsa alle vaccinazioni mostra il rovescio della medaglia: milioni di dosi a rischio smaltimento

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di Andrea Gebbia da Ehrendingen (Svizzera)

A fine marzo 2022, il governo svizzero aveva già ritirato le ultime misure preventive contro il Covid-19, dichiarando, di fatto, la fine della pandemia. Come riportano, tra gli altri, la Neue Zürcher Zeitung, Swissinfo e SRF, basandosi su un servizio della radiotelevisione svizzera di lingua francese, RTS, attualmente 620.000 dosi di vaccino Moderna sono scadute: 200.000 sono stoccate nei frigoriferi dei vari depositi cantonali e ben 420.000 nella Farmacia dell’Esercito. I costi di smaltimento vengono stimati in un franco per ogni chilogrammo di vaccino da buttare.

L’estensione della durata del vaccino Moderna da 7 a 9 mesi non è riuscita tuttavia a risolvere il problema della scadenza e a salvare questi vaccini. Anche perché il numero di vaccinazioni negli ultimi mesi nella Confederazione Elvetica è drammaticamente sceso: in maggio sono state somministrate solo 1.200 dosi.

L’Ufficio Federale di Sanità Pubblica, Ufsp (cioè il Ministero della Salute svizzero) ha dichiarato che volutamente sono state acquistate molte più dosi del necessario per essere in grado di garantire una copertura vaccinale adeguata di tutta la popolazione elvetica.

Nel febbraio 2022, l’Ufsp aveva comunicato e deciso che, entro metà del 2022, fino a un massimo di 15 milioni di dosi di vaccini anti Covid, se non utilizzati in Svizzera, sarebbero state donate a Covax, il programma delle Nazioni Unite per garantire una equa copertura e distribuzione vaccinale anche dei Paesi più poveri del mondo. Appunto per questo, ci si chiede come mai le dosi in scadenza non siano state rese disponibili a tempo adeguato per il programma Covax, lasciandole invece deperire nei magazzini. L’Ufsp dice che il numero di dosi da destinare al Covax è al momento materia di discussione tra Covax stesso, i produttori e il governo elvetico. Il problema è complesso perché Paesi poveri hanno anche limitate capacità di ricevimento dei vaccini.

La Ong zurighese “Public Eye”, con la sua responsabile per le politiche sanitarie, Gabriela Hertig, ha criticato aspramente la distribuzione dei vaccini non omogenea ed ha addirittura parlato di un veto da parte delle aziende farmaceutiche. In questo modo le industrie farmaceutiche vorrebbero impedire che i Paesi più ricchi possano donare le dosi di vaccini in surplus alle nazioni più povere.

Infine, secondo gli ultimi dati disponibili, ci sarebbero ulteriori 7 milioni di dosi di vaccini anti Covid che aspettano nei frigoriferi della Farmacia dell’Esercito. Il governo svizzero ha acquistato 34 milioni di dosi per il 2022, 20 per la prima metà dell’anno e 14 per la seconda: in questo modo, ogni persona che volesse potrebbe addirittura essere vaccinata 5 o 6 volte! Situazione quasi ironica, visto che il tasso di vaccinazione anti Covid in Svizzera è piuttosto mediocre rispetto a molte altre nazioni (Fonti ourworldindata.org: 180 dosi somministrate per 100 abitanti e 69% della popolazione completamente vaccinata; in Italia: 228 e 79%).