
In uno scoop pubblicato da La Verità, ripreso a macchia d’olio da molti altri giornali, starebbero emergendo novità esplosive dall’inchiesta per corruzione, per ora solo ai danni dell’ex procuratore Venditti, gestita dai magistrati di Brescia. In questo caso, il condizionale è sempre d’obbligo, entrerebbe in scena l’avvocato Federico Soldani che nell’inchiesta del 2017, insieme ai colleghi Massimo Lovati e Simone Grassi, assisteva Andrea Sempio.
Ebbene, in estrema sintesi, secondo gli inquirenti Soldani avrebbe intrattenuto con Silvio Sapone, che all’epoca era il carabiniere responsabile della polizia giudiziaria di Pavia, rapporti piuttosto equivoci, coinvolgendo in questo anche l’indagato. Tant’è che, malgrado lo stesso Sapone ha sempre negato di avere una sorta di interlocuzione informale con Sempio e i suoi legali, i tabulati telefonici sembrano clamorosamente smentirlo, visto che a ridosso dell’interrogatorio di quest’ultimo in Procura tra i due vi furono ben 4 telefonate in due ore, la qual cosa dimostrerebbe, sempre secondo gli inquirenti, che tra il carabiniere e l’indagato esistesse un rapporto diretto finora mai dichiarato.
In secondo luogo, la madre di Sempio, Daniela Ferrari, nella sua testimonianza ha dichiarato che alla fine del 2016, quando ancora gli atti dell’indagine erano secretati, l’avvocato Soldani chiese 2.000 euro al marito, sostenendo che servissero “per avere le carte”. Ebbene, secondo l’ipotesi della Procura di Brescia ciò serviva per ottenere in modo illegale importanti documenti, in particolare quelli relativi ai consulenti di Alberto Stasi sul famoso Dna riscontrato sotto le unghie di Chiara Poggi, coperti da segreto d’indagine.
In questo quadro, che a mio avviso se confermato aggraverebbe la posizione dell’attuale indagato per l’omicidio di Garlasco – sebbene non basterebbe da solo a corroborarne la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio – si chiarisce meglio la posizione di Luciano Garofano il quale, come è noto, ai primi di ottobre, quando hanno cominciato a trapelare i primi dettagli della complicata e presunta vicenda corruttiva, si è dimesso dal ruolo di consulente di Sempio, oltre ad aver disdetto molti altri importanti impegni professionali.
Sembra che il 2 ottobre l’ex comandante del Ris di Parma sia stato convocato negli uffici del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, in via Moscova, in cui erano presenti anche i vertici della Guardia di Finanza di Brescia e di Pavia.
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Ebbene, per farla breve, Garofano ha dichiarato che all’epoca aveva avuto contatti diretti solo con l’avvocato Soldani, il quale ha confermato di aver ricevuto da quest’ultimo l’11 e il 13 gennaio del 2017 una serie di documenti riguardanti le risultanze della perizia genetica dell’Appello-bis ai danni di Stasi e quelli della consulenza Linarello-Fabbri in cui si sosteneva la presenza del Dna di Sempio sotto le unghie della vittima.
Tant’è che Garofano nel verbale ammette una cosa abbastanza sconvolgente: “Mi sono domandato se la documentazione che avevo avuto modo di ottenere dagli avvocati fosse detenuta legalmente”. Ma non basta, a complicare questo orrendo pasticcio giudiziario, c’è il fatto che la consulenza di Garofano del 2017, che avrebbe dovuto contribuire a far scagionare Sempio, venne realizzata ma mai depositata, sebbene sia costata circa seimila e cinquecento euro.
Sempre secondo Garofano, alcuni mesi addietro l’avvocato Lovati gli chiese di depositare la vecchia consulenza, ricevendo dal generale una ferma opposizione, dato che a suo dire essa necessitava di un aggiornamento. Tuttavia, per gli inquirenti la mancata consegna della consulenza, unita alle dimissioni di Garofano, evidenzierebbero la presa d’atto dell’ex comandante del Ris di aver lavorato su materiale non lecito.
Claudio Romiti, 30 ottobre 2025
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