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Il mistero dei talent scout di Palazzo Chigi

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Egon Zehnder e Key2People Executive Search sarebbero – secondo quanto si legge sui giornali – le due società di cacciatori di teste che il Governo Draghi avrebbe ingaggiato per selezionare i candidati alle oltre 500 poltrone di aziende ed enti pubblici da rinnovare. Rai compresa. Il Governo Conte, nella sua versione gialloverde, nel 2019, ne aveva arruolate quattro: Eric Salmon & Partners, Key2People Executive Search, Russel Reynolds Associates e Spencer & Stuart. Matteo Renzi nel 2014 si era rivolto a Spencer & Stuart (che già nel 2013 aveva avuto l’incarico con Enrico Letta) e a Korn Ferry, incarica­te di selezionare i curricula per individuare i nuovi top mana­ger pubblici, ovviamente “fuori da logiche di lottizzazione politica”. In cerca dei migliori.

Prezzi stracciati

E per cercare i migliori che cosa c’è di meglio degli head hunter? Nelle aziende private è una prassi consolidata. Ma con richieste di emolumenti ben diversi da quelli di cui si parla tra Palazzo Chigi e il Mef. Già nel 2013 l’ingaggio di Spencer & Stuart fece clamore. Per il ribasso. Per offrire i suoi servizi professionali a una grande società di servizi locali – una grande ex municipalizzata – chiese solo mille euro. Quando si chiede poco c’è sempre il timore che la remunerazione, quella vera, sia rimasta nell’opacità. Dove avviene lo scambio?

Gli head hunter ricordano i cacciatori della domenica

I cacciatori di scambi se ne intendono. Soprattutto i “cacciatori della domenica”, quelli che non hanno pazienza e non sempre possono vantare grande perizia nell’uso delle armi. I “cacciatori della domenica” si alzano tardi, fanno un paio di robuste colazioni, dicono che vanno a cacciare, spesso come una scusa per giustificare due passi nel bosco, e una pennichella dopo pranzo. L’idea della caccia potrebbe essere fuorviante, se non si cumulassero cartuccere vuote e bisacce piene di vittime poco selvatiche. Già, perché spesso il cacciatore della domenica si ferma in macelleria, al ritorno. E fa bottino pagando il giusto, lasciando intendere, a casa e tra gli amici stanziali, di aver fatto man bassa di vittime, che invece sono frutto di allevamenti prodighi di selvaggina che viene confezionata da mani esperte.

I cacciatori di teste che si propongono al decisore pubblico, somigliano a questi cacciatori della domenica: sembrano disinteressarsi delle teste, preferendo cacciare il profitto, o almeno le relazioni capaci di generare profitti. Il dubbio – a pensare male si fa peccato, ma ci si azzecca, secondo le parole di Giulio Andreotti – viene sfogliando le nomine sfornate in questi anni, nei quali il Palazzo ha voluto l’iniezione del Privato, sotto forma di head hunter. Migliori di quelle della Prima Repubblica? Fuori dalle logiche della lottizzazione? Non mi pare. Dov’erano i selezionatori di “teste”, quando il politico di turno andava imponendo il suo ex compagno di banco (a volte anche di banca, o di barca, o comunque d’ufficio), o il suo antico sodale per ricoprire il più disparato ruolo di general manager o di consigliere di amministrazione e magari anche di ad?

Si erano distratti, o come i “cacciatori della domenica”, non si erano mai messi in punta, confidando nelle scelte del macellaio?