Caffè avvelenato

Il Nobel Parisi da mangiapreti a esegeta

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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Qui al bar abbiamo notato una singolare conversione: quella, dalla religione della scienza alla cultura del dialogo, del Nobel per la Fisica Giorgio Parisi. Un tempo capostipite della rivolta contro la lectio magistralis di Benedetto XVI alla Sapienza, che nel 2008 saltò dopo le proteste di un drappello di professori (tra cui il futuro premiato dall’Accademia svedese); ormai, entusiasta sia della visita del nuovo Papa, Leone XIV, alla Sapienza (visita pastorale, appunto, ma non lectio magistralis: dato che la forma è sostanza, a Parisi è bastata questa sottile distinzione), sia dell’enciclica sull’intelligenza artificiale.

Con il Corriere, che pure lo intervista, egli ammette di non averla ancora “approfondita”: insomma, Parisi non l’ha mancato letta, eppure si è sentito di doverla commentare positivamente sulle pagine del primo quotidiano nazionale. Notevole, per un sostenitore appassionato del laicismo e dello scientismo. È chiaro che i tempi del Papa “pastore tedesco” sono solo un (brutto?) ricordo del passato: se al Soglio c’è un progressista tipo Francesco, oppure un uomo percepito come anti Trump, tipo Robert Francis Prevost, improvvisamente non è più improponibile il confronto con le ragioni della fede. L’ateismo militante cede il passo all’ammirazione a scatola chiusa: Pontefice promosso a prescindere. Miracolo del conformismo ideologico. D’altronde, avendo accettato di fare da testimonial ai vaccini anti Covid, il professore non poteva rifiutare di fare un po’ di pubblicità anche al Papa. Lui, almeno, non provoca effetti collaterali…

Il Barista, 27 maggio 2026

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